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Uomini (26)

La Marcia della fame e la Questione fortorina

Il 14 aprile 1957, dopo una serie di infruttuosi scioperi, alcune centinaia di disoccupati del Fortore, stanchi della loro miseria, decisero di attuare una clamorosa forma di protesta: andare a piedi fino a Roma ad urlare il proprio dolore e la propria disperazione sotto le finestre di Montecitorio.
Fu «l'ultimo atto della tragedia del vecchio Fortore», come lo ha definito Gianni Vergineo.
I dimostranti non arrivarono mai a destinazione. Partiti a piccoli gruppi da diversi centri dell’Alto Fortore, furono bloccati dalle forze dell’ordine a 30 km dalla partenza, nei pressi del cimitero di San Marco dei Cavoti. Bloccati, malmenati, arrestati e schedati come delinquenti comuni.
Dei protagonisti di quella triste vicenda, che vide la partecipazione di molte giovani donne, pochissimi sono ancora in vita. I figli di quella generazione di coraggiosi, oggi anziani, ne conservano solo un ricordo sbiadito. Il fatto è quasi totalmente ignorato dalle giovani generazioni.
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Viabilità nel Fortore: continuiamo a lottare per il riconoscimento di un diritto!

Condividiamo sul portale web dei sanbartolomeani il post del prof. Troisi apparso su facebook relativo alla questione emergenziale della viabilità nel Fortore.

""Con la nota diramata questa mattina dal Presidente del Circolo Legambiente della Valfortore nella quale si annuncia il rinvio sine die dell’incontro pubblico previsto per sabato prossimo al Teatro comunale di San Bartolomeo in Galdo è accaduto quello che da più parti si paventava, ovvero che con la riapertura dell’Amborchia si arrestasse l’ondata di protesta collettiva sollevatasi all’indomani della chiusura di quel tratto di strada. La forte partecipazione popolare registrata all’incontro organizzato sabato scorso presso il Convento di S. Maria degli Angeli e la folla che ha riempito la piazza in occasione dell’incontro istituzionale svoltosi ieri in Comune lasciavano presagire un clima di lotta e di protesta permanente. E invece, l’esito del tavolo tecnico tra i Sindaci della Valfortore (non tutti), i rappresentanti della Comunità Montana e della Provincia ha spento sul nascere quella volontà di riscossa che i due precedenti eventi avevano evidenziato. Era prevedibile che quella riunione sancisse la riapertura dell’Amborchia. Era stato già ampiamente annunciato, anche sui Social Network, che i Comuni interessati, la Comunità Montana e la Provincia si sarebbero accordati per una colletta finalizzata alla messa in sicurezza temporanea della strada, ma che questo bastasse per indurre le Associazioni del territorio, così unite nell’interpretare il disagio popolare, ad una sospensione della protesta questo non era francamente né prevedibile, né auspicabile. Che sia accaduto è un fatto grave. Quel pezzetto di strada, unico vero collegamento con la Puglia e con il Molise, essenziale per il Fortore, data l’impraticabilità di fatto della SP 135bis, è pericoloso per chi vi transita e la sua riapertura nelle attuali condizioni espone chi quotidianamente ne fa uso per motivi di lavoro o altro a rischi certi ed enormi. Era solo questo che si voleva? La riapertura al traffico di una strada <<disconnessa e pericolosa, soggetta continuamente a frane e smottamenti>>? A giudicare dai fatti sembrerebbe di sì. A confermarlo c’è anche l’articolo apparso oggi su “Il Mattino”, a firma di Celestino Agostinelli, nel quale l’accordo raggiunto ieri viene salutato con parole entusiastiche. Del resto anche nell’incontro di sabato scorso buona parte del tempo si è discusso sull’opportunità o meno di rimuovere con un atto di forza i blocchi che impedivano il passaggio. Ma la vera questione è un’altra. L’ho detto in quell’occasione e lo ribadisco adesso. I cittadini del Fortore hanno diritto ad una viabilità decente! Non ci si può accontentare di un piccolo contributo, che servirà a ben poco date le condizioni disastrose di quella strada, e delle solite promesse. La questione viabilità non può essere risolta con un semplice protocollo di intesa fra i Sindaci! Deve chiamare in causa le autorità politiche regionali e quelle dello Stato centrale! Ed è per questo che i cittadini devono lottare. Ne va della sopravvivenza economica e culturale dei loro paesi. Il contributo misero e, mi sia permesso, ridicolo stanziato per la messa in sicurezza di una strada che, data la sua importanza, (tre km vitali per migliaia di cittadini!) andrebbe rifatta completamente e innanzitutto sottratta alla responsabilità di un singolo, piccolo Comune come Volturara rappresenta, a mio modesto giudizio, un insulto all’intelligenza di chi vive in quelle zone e che ogni giorno deve spostarsi per decine di chilometri per andare a cercarsi altrove servizi di cui dovrebbe godere sotto casa. I cittadini, ovviamente, patiscono con cristiana rassegnazione la condizione di perenne abbandono e isolamento in cui sono tenuti. Protestano sì, ma lo fanno comunque con molto rispetto e nel quadro di una sostanziale fiducia nelle Istituzioni. Ma l’esito del tavolo tecnico, assai deludente e scontato, sembra davvero essere l’ennesima pezza messa lì a coprire un problema che invece andrebbe risolto alla radice. Le Istituzioni dovrebbero rispondere alle legittime richieste dei cittadini con iniziative e provvedimenti di ben altro spessore e non abusare della pazienza di chi per andare a lavorare accetta di transitare su una strada che in qualsiasi momento potrebbe franare. Il Consigliere provinciale Ruggiero, assente alla riunione, sulla sua pagina facebook ha ribadito l’impegno assunto dalla Provincia (3000 euro di contributo!) ed ha giudicato la riapertura della strada come un gesto di solidarietà verso i cittadini di San Bartolomeo. Tuttavia non ha mancato di manifestare una certa contrarietà rispetto al fatto che siano i Comuni a doversi accollare spese per un territorio su cui non hanno competenza. Come dargli torto? Solo che, se siamo arrivati a questo, è grazie alle manchevolezze della Provincia, ovvero di un ente sottratto al controllo dei cittadini. Invece di impegnarsi a contribuire con una cifra ridicola alle spese di manutenzione di una strada che non è di sua competenza la Provincia dovrebbe impegnarsi a rifare il manto stradale della SP 135bis, in attesa che la questione Amborchia sia definitivamente risolta con un intervento strutturale serio finanziato dalle Regioni. E’ questo che i cittadini devono pretendere e non accontentarsi dei rattoppi o della piccola manutenzione. E’ necessario tenere alta l’attenzione su questo problema ed ecco perché definisco grave la decisione di rinviare a data destinarsi un incontro assolutamente necessario per decidere cosa fare. I cittadini non devono abbassare la guardia. Devono riunirsi in assemblea permanente e chiedere subito un incontro con i massimi vertici regionali.""

Emanuele Troisi
Professore di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico di San Bartolomeo

(NdR) Le associazioni operanti sul territorio di San Bartolomeo continueranno a vigilare sul rispetto dell'accordo programmatico emerso nel tavolo tecnico svoltosi ieri, 1 Marzo 2017, presso il comune di San Bartolomeo. L'incontro pubblico-informativo previsto per sabato prossimo, 4 Marzo, e poi rinviato sine die, verrà riconvocato entro la fine di aprile per verificare lo stato di avanzamento dei lavori sulla istituzione di una convenzione intercomunale che regoli la manutenzione ordinaria e straordinaria dell'Amborchia. Le associazioni religiose e laiche continueranno a rappresentare lo stato di grave disagio in cui versa la popolazione del Fortore a causa della viabilità disastrata, anche in occasione degli eventi della settimana evocativa del 60° anniversario della Marcia della Fame, nel corso del prossimo mese di Aprile, il cui coordinamento spetterà al prof Troisi ed ai ragazzi dell'Istituto Superiore "E.Medi" di San Bartolomeo in Galdo.

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Il grido di dolore del Fortore: l’accorato appello del parroco Don Franco Iampietro

Riceviamo dal presidente della Consulta “Fortore Vivo” e pubblichiamo, l’accorato appello alle popolazioni del Fortore firmato dal Mons. Franco Iampietro che invita a far sentire il proprio grido di protesta contro la negazione del diritto alla mobilità perpetratosi con la recente chiusura a tempo indefinito della strada Amborchia.

“”Quanto si temeva è accaduto. E non è, purtroppo, uno scherzo di carnevale. E’ triste realtà: la gente del Fortore ha perso anche l’ultimo pezzetto di strada che la collegava in maniera decente al mondo esterno. I miseri tre chilometri (detti Amborchia) che consentono il collegamento con la Puglia e il Molise sono stati chiusi a tempo indeterminato.  I fatti sono noti: la strada, essenziale per il Fortore, è collocata nel comune di Volturara Appula, provincia di Foggia, regione Puglia. La strada è da sempre disconnessa e pericolosa, continuamente soggetta a frane e smottamenti. Il piccolo comune di Volturara ha la responsabilità dell’arteria ma non ha i fondi per garantirne la messa in sicurezza. La situazione è oggettivamente complessa interessando e richiedendo l’agire coordinato di più enti (Regioni, province, comuni, ecc.). Ma può essere una soluzione la chiusura definitiva senza progetti e senza speranza? Può rassegnarsi ad una soluzione simile chi per lavoro, per studio, per commercio ecc. deve spostarsi ogni giorno? Questa era anche la strada più breve a disposizione delle ambulanze per raggiungere l’ospedale più vicino. La chiusura è una sciagura perché non vi è una vera alternativa.  A meno che non si consideri tale la serie infinita di tornanti sconnessi e disastrati dalle SP 135 bis. Chi la propone come alternativa, per coerenza e per sicurezza dovrebbe chiudere anche quella perché è letteralmente disastrata dopo anni di abbandono e incuria. Ma, ci si dice, c’è Benevento che in fin dei conti è il capoluogo mdi riferimento. Certo, peccato che le residue speranze della nostra gente siano sepolte alla rotonda di San Marco dei Cavoti dove finisce la Fortorina!

Sembra non vi siano soluzioni. Bisogna rassegnarsi ad una situazione di ulteriore isolamento che taglia le gambe alle poche aziende sopravvissute alla crisi, che rende faticoso e pericoloso raggiungere la scuola (si pensi solo ai bambini di Volturara che ogni giorno debbono raggiungere la scuola di San Bartolomeo, debbono svegliarsi all’alba, affrontare un viaggio lungo e scomodo per uscire dal pulmino come da un frullatore!); ci si po' rassegnare ad una soluzione che nega il diritto ad essere soccorsi in maniera rapida ed efficace in caso di malore? C’è stanchezza, sfiducia, rassegnazione e, soprattutto, rabbia.

Quando un popolo chiede ai parroci di “fare qualcosa” vuol dire che ha esaurito gli interlocutori. Le Istituzioni sono percepite come assenti, inconcludenti e ciniche.

E’ vero, la soluzione non è facile perché deve coinvolgere più enti. Ma l’impressione è che le difficoltà burocratiche siano utilizzate come alibi per giustificare l’inerzia. Possibile che in tempi di globalizzazione in cui si riuniscono leaders mondiali non si possa immaginare di far incontrare due assessori delle province di Foggia e Benevento o dei rappresentanti regionali per trovare un accordo al fine di aggiustare tre miserabili chilometri di strada? Si chiede troppo?

Stanchi di rivolgere appelli inascoltati, vorremmo rivolgere due inviti.
Uno alla popolazione del Fortore: il prossimo anno, se l’attuale situazione persiste, evitiamo di pagare la tassa di circolazione a quella regione che ci nega la possibilità di circolare. Non si paga un servizio non prestato, non è giusto pagare per un diritto negato. Certo, in tal caso, la macchina regionale mostrerà tutta la sua solerzia ed efficienze nel perseguire gli inadempienti, si tratterà di non lasciarsi intimorire e dimostrare che la gente del Fortore manca di tutto ma non del coraggio.

Il secondo invito è per tutte le autorità interessate (i prefetti di Benevento e Foggia, i presidenti delle tre regioni Campania e Puglia, i presidenti delle province) ed è suggerito dal sessantesimo anniversario, che cade fra circa un mese, di quella che fu battezzata “La marcia della fame”: un tentativo della gente del Fortore di rispondere alla frustrazione e alle ingiustizie non con l’atavica rassegnazione ma con la ribellione; finì a colpi di manganello a San Marco dei Cavoti (sempre lì muoiono le speranze!). Anche in ricordo di tale avvenimento si invitano le autorità ad una passeggiata, insieme al popolo, per le strade di cui si è parlato. Si potrebbe chiamare: “il trekking della vergogna”.””

Don Franco Iampietro
Parroco di San Bartolomeo in Galdo
Vicario foraneo nel Fortore 

P.S. La consulta popolare Fortore Vivo ricorda che il sessantesimo anniversario della “Marcia della Fame” si celebrerà la mattina del 14 Aprile 2017.
Saranno invitati a prendervi parte i Sindaci di tutti i Comuni della Valfortore, i rappresentanti provinciali delle maggiori Organizzazioni sindacali, i responsabili di tutte le Associazioni culturali e di volontariato sociale attive sul territorio. Partendo dal piazzale antistante il murale dedicato alla “Marcia della fame” (rifacimento dell’originale realizzato nel 1976), nei pressi del Convento di “Santa Maria degli Angeli”, il percorso si snoderà lungo le principali vie e piazze del paese (Via San Francesco d’Assisi, Piazza Umberto I, Piazza Garibaldi, Corso Roma, Via Leonardo Bianchi, Piazza del Carmine, Via Costa) con arrivo nella zona antistante l’Azienda Sanitaria Locale BN1, il famoso Ospedale san Pio, l’opera incompiuta più longeva d’Italia, la cui costruzione cominciò proprio in quel 1957.

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SANTE TANI: FIERA FIGURA DI CATTOLICO ANTIFASCISTA


SANTE TANI: FIERA FIGURA DI CATTOLICO ANTIFASCISTA

La pubblicazione nel 1999 di “Tani Sante LETTERE DAL CARCERE E DAL CONFINO (1942-1943)”

è stata promossa nel 50° anniversario della sua scomparsa dal Consiglio Comunale di Arezzo. L’avv. Sante Tani, uomo di cultura, fervente cattolico antifascista, viene strappato agli affetti e alla vita quotidiana nel febbraio del 1942, restando detenuto nelle carceri di Arezzo per oltre tre mesi per essere poi un confinato politico in uno sperduto paese del Sannio, “San Bartolomeo in Galdo un paese ospitale e generoso”, per più di un anno dall’11 maggio 1942 al 31 luglio 1943. Dal carcere e dal confino scrive alla moglie Wanda, mostrando di accettare il suo destino con serenità e fermezza, ignaro della tragica fine che lo aspetta.

Dopo la caduta di Mussolini, rientrò ad Arezzo. I nazifascisti lo catturarono per la sua instancabile attività politica e militare e fu di nuovo rinchiuso nel carcere di Arezzo. Il 15 giugno 1944, i partigiani organizzarono un’azione per far evadere Tani, ma il tentativo non riuscì e, per rappresaglia, fu massacrato a raffiche di mitra nella sua cella da elementi delle Guardie nazionali repubblicane.

Le lettere di Sante Tani ci restituiscono l’immagine di un uomo devoto alla famiglia, intriso di profonde convinzioni religiose, impegnato nella professione forense e socialmente attivo.

L’epistolario delinea così una personalità di alto profilo umano e contribuisce a gettar luce sull’ancora controversa figura dell’uomo politico e del partigiano combattente.

Questo libro, “Lettere dal carcere e dal confino” è interessante per la descrizione delle condizioni economiche e sociali di San Bartolomeo in Galdo. Tra le lettere di Sante Tani se ne allegano tre.

Nel leggere il libro con grande sorpresa ed emozione, nelle foto riprodotte tra i conoscenti locali di Sante Tani nella primavera del 1943, ho riconosciuto mio padre (il secondo seduto da sinistra in prima fila senza cappello). Comprenderete il perché di questo mio riferimento personale!

Prof. Salvatore Sgambato

 

In allegato le lettere di Sante Tani nelle quali è citato San Bartolomeo in Galdo.

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"Camminare insieme", la prima lettera pastorale dell'arcivescovo Accrocca

La prima lettera pastorale del nuovo arcivescovo beneventano, Monsignor Felice Accrocca, si chiama: "Camminare insieme". 

[…] Premetto che non conosco ancora in modo adeguato la realtà dell'arcidiocesi; posso solo dire, in totale sincerità, di essermene subito innamorato: la bellezza e la ricchezza del territorio e del suo patrimonio artistico-culturale, l'alta qualità dei prodotti eno-gastronomici e artigianali, costituiscono potenzialità notevoli ai fini di una ripresa socio-economica capace di produrre nuovi posti di lavoro in un'area che va progressivamente spopolandosi. Potenzialità che però vengono mortificate dalla debolezza delle infrastrutture: tra queste, salta subito all'occhio la precarietà del sistema viario. Incredibile a dirsi, ma quella centralità che nei secoli passati ha fatto la fortuna di Benevento – posta com'era sull'Appia a metà strada tra Roma e Brindisi, quindi stazione obbligata per quanti si muovevano dall'Urbe verso l'Oriente e viceversa, e inoltre compresa tra due fiumi che garantivano il trasporto veloce delle merci – sembra essere ormai venuta meno, al punto che la città oggi non è facile da raggiungere. A ciò bisogna unire il disagio di un gran numero di piccoli centri: paesi belli e ben tenuti, che possono vantare anche produzioni di eccellenza, ma penalizzati dalle vie di comunicazione (come non pensare a San Bartolomeo in Galdo e ad altri centri del Fortore?). Il punto nodale, però, non è questo, ma un altro che gli si collega direttamente. Mi sono chiesto, infatti: perché la nostra gente assiste impotente a tutto ciò? Perché non fa sentire in modo adeguato la propria voce? Debbo premettere che, da questo punto di vista, ho trovato una continuità sorprendente tra il territorio beneventano e quello pontino. Anche la mia zona di origine, infatti, presenta evidenti carenze strutturali, anche lì si registra una debolezza non solo di proposta, ma di protesta. A Latina e dintorni la radice di tale comportamento va ricercata nella mancanza di un'identità comune; qui ho l'impressione che sia l'esatto contrario, vale a dire che un'identità fortemente marcata, non sempre capace di superare i limiti dei propri confini, rischia di accrescere il tasso di litigiosità e di paralizzare ogni azione comune. Alla fine, il risultato è lo stesso, sia di qua che di là: l'incapacità di fare sistema, di unirsi in un progetto comune, con la conseguenza che ogni azione – anche la protesta – diventa sterile e, malgrado i primi entusiastici clamori, con ben poche possibilità di dare frutto. Una piccola frazione è portata piuttosto a guardare al proprio interesse che non a quello dell'intero Comune e a perseguirlo anche a danno dell'interesse più generale. Si è spinti a salvaguardare le proprie prerogative anziché a fare rete con gli altri. Tali anomalie non risparmiano neppure la città di Benevento, che anche in conseguenza di una storia che per secoli l'ha separata dal territorio circostante, sembra faticare nell'assumere una funzione di guida. [...]

Il testo integrale della lettera pastorale lo trovi qui

 

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Circolo Frentano - Terzo Tempo (1985-2015) - Epilogo

a cura di Paolo Angelo Furbesco (inedito)
Terzo Tempo – dal 5 gennaio 1985 al 2015

"Il terzo tempo inizia nel gennaio 1985. È un anno cruciale per la vita del nostro glorioso sodalizio perché caratterizzato da due episodi cardine. La perquisizione  della Pubblica Sicurezza nei locali del circolo e l’abbandono definitivo della sede storica per via della costruzione del nuovo edificio comunale."

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Circolo Frentano - Secondo Tempo (1944-1984)

a cura di Paolo Angelo Furbesco (inedito)
Secondo  Tempo – dal 19 febbraio 1944 al 24 dicembre 1984
 

Riparata la famosa bobina interrotta per ben sette anni, il nostro manovratore rimette in azione la nostra meravigliosa avventura. Inizia così il secondo tempo del film sul Frentano, che dura oltre 40 anni.Con la caduta del fascismo avvenuta il 25 luglio 1943, cala il sipario anche sul  Circolo Fascista di piazza Garibaldi. I vecchi soci dello scomparso circolo Frentano subito si riorganizzarono riaprendo la sede storica di corso Roma 34. Trascrivo quanto accadde nel corso della prima riunione.