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Fervide speranze presto disattese

L’unità nazionale è come un fuoco di paglia: dà solo l’illusione della luce e del calore. Ma lascia un pugno di cenere (Gianni Vergineo). La gente si rende subito conto che il passaggio alla nuova provincia non porta altro che un cambiamento di posizione burocratica, e sotto certi aspetti, una serie addizionale di squilibri, per il mutamento delle coordinate di riferimento. Comincia un diverso, non meno cruento calvario: rivolte, incendi, atti di brigantaggio: tutta una catena di sciagure che moltiplica la ferocia repressiva degli apparati statali e la sofferenza delle popolazioni.  Si invoca un rimedio nel programma stradale e ferroviario: tutti sembrano convinti che la salvezza della Valfortore si trovi in un razionale collegamento della linea tirrenica con quella adriatica capace di coinvolgere il Terzo Circondario in un movimento vitale. Purtroppo la classe dirigente beneventana punta sul potenziamento della Valle Caudina, non sulla rinascita dell’Alto Fortore.

Intanto l’ascesa politica del Bianchi…

Leonardo Bianchi intanto si laurea in medicina ed inizia la sua brillante carriera medica: nel 1890 assume la direzione della cattedra di Clinica delle malattie mentali dell’Università degli Studi Federico II. Nel 1892 decide di scendere in politica e viene eletto senatore del Regno, in prima battuta, nel collegio della sua natia San Bartolomeo in Galdo. Nel 1895 diviene direttore della clinica neurologica di Napoli. Al 1896 appartiene invece la missiva inviata dal Sottoprefetto di San Bartolomeo al Sindaco di Reino nella quale il Sottoprefetto chiede l’annullamento di una deliberazione consiliare tenunta in “adunanza pubblica”, mentre trattandosi di un dipendente comunale, doveva assumersi in seduta segreta.

#Scheda del senatore Leonardo Bianchi 

Pur essendo il Bianchi all’epoca della sua elezione a senatore un neuropatologo di fama mondiale e un personaggio di spicco a livello nazionale, il suo impegno politico non si traduce in una novità nella storia del Fortore, tanto è vero che nel turno elettorale successivo (1897) egli va a farsi eleggere nel collegio di Montesarchio (ingrata patria…).Una volta nominato senatore del Regno al collegio di Montesarchio, Leonardo Bianchi lascia al figlio Vincenzo il mandato di continuare la sua linea politica in Valfortore. Non si conosce il perché di questa incomprensione tra il Bianchi ed il suo elettorato a San Bartolomeo. Egli non riesce, nella sua dimensione, a vedere i veri problemi della sua terra. La sua presenza perciò non cambia nulla nel senso delle cose. Ministro della Pubblica Istruzione nel governo Fortis (1905), nessuno ricorda un suo particolare interesse per la terra natale. “Se i grandi personaggi hanno questa incidenza nella storia fortorina, è facile immaginare l’influenza dei minori: nessuno ha lasciato una memoria di originalità (Gianni Vergineo).”

Il circondario prova ad uscire dall’isolamento

Intanto nel 1905 si costituisce una società che affronta il primo servizio postale all’interno del terzo circondario. Ma l’impatto è duro e la società si scioglie poco dopo l’inizio della sua attività. Nel 1906 entra in gioco la ditta dei fratelli Raffio (Saverio e Raffaele): sino all’ultimo dopoguerra il percorso Benevento- Pietrelcina-Pesco- S. Marco- Foiano, della durata di circa 4 ore, è il solo percorso utilizzabile e molto spesso sorprendente che mette il capoluogo Benevento in rapporto col terzo circondario. L’inchiesta O. Bordinga sulla Campania (1909) descrive ancora il Circondario come inaccessibile, e senza un metro di via ferrata, attraversato solo da poche e sconnesse vie rotabili messe in alta montagna in un territorio di 60.241 ettari e con una popolazione di 55.118 ab.