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Fortore, viaggio nel disagio: una strada senza via d'uscita

Fortore, viaggio nel disagio: una strada senza via d'uscita

rtificano le popolazioni interne della nostra regione. Una su tutte è quella che collega la città capoluogo di Benevento con il Fortore. Alto Fortore. Da anni chi continua a resistere in quella terra sempre più abbandonata, protesta l’assenza delle istituzioni che palesemente ad ogni elezione promettono miglioramenti di vita che non avvengono mai. Simbolo di quanto la rassegnazione porta a dimenticare è l’ospedale di san Bartolomeo in Galdo, un’opera che da 60 anni attende di essere aperta e che, nonostante le ingenti spese, resta lì quale monumento allo spreco a danno di tutta la collettività, con l’aggravante della quotidiana preoccupazione di chi si sente male.In costruzione dal 1957 con gli ultimi lavori compiuti nel 2007, è considerata l’opera più vecchia d’Italia, per la quale da 133 ci si è ridotti all’incirca a 20 posti letto, nonostante la presenza di ben cinque piani. Perché si deve morire ogni giorno sperando in soluzioni che non arriveranno mai al momento? Stanze vuote, dipinte di bianco, con bagni inutilizzati, in cui tutto ciò che entra è solo la luce del sole dalle finestre.ospedale di san bartolomeo in galdo

Pur essendo una struttura polispecialistica per la salute, comprendente reparti di rianimazione, riabilitazione, cardiologia (giusto per citarne qualcuno), non sono mai stati realizzati reparti di degenza e nessuno è mai stato ricoverato,con sale in cui i cavi sembrano dei cappi a cui lasciare la propria vita prima che questa possa mettere la parola fine. Il tutto è costato circa 26 milioni di euro compresi impianti ed arredi. Basti pensare che negli anni ‘90 venne indetto un concorso per assumere il personale tra primari, infermieri,assistenti amministrativi che si sono poi ritrovati a lavorare in altre stutture.Dove andare, a chi affidarsi se non al Padreterno per chi ci crede? Ecco è questa la strada senza via d’uscita, è questa la disperazione degli anziani, aggrappatisi alla mulattiera della via Amborchia unica via verso la salvezza, verso la vita, per cercare di raggiungere le strutture sanitarie della vicina provincia di Foggia. In un paese, l’Italia, sempre più vecchio, senza più nascite, i giovani del nostro mezzogiorno, del nostro Sannio, emigrano per studiare e scappano dal mare delle chiacchiere per non affogare come quei ragazzi che dal deserto del Sud Sahara cercano speranza raggiungendo le nostre coste.“Abbiamo visto Rai3 per la prima volta a gennaio di quest’anno, con la grande nevicata, ma non era in televisione, qui non c’è il segnale… è arrivata la giornalista…” questa frase, nella piazza del paese che attraverso, dice tutto. E’ questa la cruda analisi di una tragedia che porta la popolazione fortorina a veder partire giovani e futuro, a perdere memoria di una storia di vita che dopo duemila anni si arrende a quella forca che è la mancanza di progettazione, di visione e rispetto cancellando la fierezza di un popolo, i Sanniti, tradito nella propria culla di prima popolazione italica. Quante inchieste, quante denunce, quante illusioni… partire con l’auto da Benevento e, tra strade dissestate o per meglio dire abbandonate, raggiungere luoghi dove il panorama è meraviglioso in una natura che non ha bisogno che di coscienza e buona volontà da parte di quegli uomini che invece di stare e far stare bene con i piedi per terra chi ci vive, scopri che si sono interessati a realizzare un eliporto mai utilizzato per un soccorso che chiede giustizia. Quanti hanno disatteso al controllo e le colpe sono di tutti, nessuno escluso, e attraversare Foiano e Casone Cocca, per stare dietro ad un gregge o nell’attesa che un trattore ti faccia passare, è l’unica cosa che puoi pazientemente accettare.

Raffaella Ferri

 

Fonte: ilquaderno.it

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