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La fine di un bosco

La fine di un bosco

Uno scorcio del Bosco MontauroTagli selvaggi e confini che scompaiono...

Un tuffo al cuore… ogni volta che passando da lì, da quella strada mille volte fatta fin da bambina, vedo i confini del mio amato bosco scomparire, vedo distese brulle, terreno arato di fresco dove prima c’erano alberi, querce preziose che appartenevano al patrimonio di tutti… scomparse!

Tutto è racchiuso nelle origini del nome. I Longobardi, fondatori del nucleo originario di San Bartolomeo in Galdo, barbari colti ed evoluti vollero aggiungere Galdo riferendosi ai comprensori di terreni densi di vastissimi boschi (walde) che circondavano il nostro paese e  rendevano incontaminato il nostro paesaggio.

Sarà nel dna dei sanbartolomeani  l’arte di dissodare il terreno bonificandolo dagli alberi e renderlo coltivabile, ma allora erano altri tempi, i boschi erano tanti e la fame era nera. Con questo scempio che di anno in anno si ripete stiamo rinnegando le origini stesse del nostro paese dimostrando nessun senso civico non solo da parte di chi è il protagonista ma  soprattutto da parte di chi assiste distrattamente a questo massacro ecologico. Non è bastato il taglio pazzesco della primavera scorsa… durante la quale per giorni e giorni si sono viste decine di trattori stracarichi di legna… andare e venire dal cuore del bosco, si è sentito, estenuante e stridulo,  il rumore delle seghe incontrollate  dalla mattina al tramonto a fare da sfondo a  quell’oasi di pace che è  il nostro bosco. Ognuno si è accaparrato le sue buone “canne di legna” da ardere a morire durante l’inverno, ognuno, con il benestare di chi dovrebbe vigilare e pianificare ha fatto self-service nel bosco… tanto quegli alberi, che impieghino decine di anni a ricrescere e che non ci siano più per i nostri figli poco importa! Ormai ce ne vuole tanta di legna… e già, mica ci sono più quei caminetti di una volta che legnetto dopo legnetto scaldavano il cuore e le ginocchia avvolgendo  le famiglie nel calore dello stare insieme, ora, in nome del  consumismo più sfrenato, anche la legna va consumata a più non posso, si va nei boschi a servirsi come al supermercato e ogni albero che intralcia il cammino dell’aratro va tagliato… e che sarà mai un albero in meno? La necessità di  calduccio non è più quella  di una volta, ora bisogna crepare di caldo per star bene. Termocamino e finestre aperte! Moderni termoconvettori alimentati da fiamme nascoste (neanche il piacere di vederle) capaci di riscaldare interi appartamenti oppure camini che alimentano un fuoco solitario perché il tempo di stare raccolti attorno ad esso le famiglie non ce l’hanno più. Sarà che non ci pensiamo o non ce ne stiamo accorgendo, presi dal vortice delle nostre enormi esigenze, presi da mille altre cose cosa vuoi che c’importi  del bosco che sta finendo o di parchetti che scompaiono!

Così il nostro territorio sta cambiando, così preziose riserve boschive,  patrimonio di tutti si stanno esaurendo.

Così enormi colline brulle fanno a gara con le aride spianate pugliesi.
Ma noi come la mettiamo con le frane e gli smottamenti visto che siamo in collina?
Tra non molto le montagne vuote e brulle destinate a colture intensive  verranno giù. Garantito!

A pensarci bene e mettendosi nei panni di qualcuno è tutto molto conveniente: aumentare il proprio terreno arabile, contemporaneamente farsi scorta di legna che brucerà senza pietà e che tra l’altro tramutata in euro e venduta conviene tantissimo; è proprio una bella dritta da furboni, se poi c’è il bene stare degli enti locali che hanno altro da pensare che al futuro sostenibile e ai  problemi legati all’ambiente e alla salvaguardia del territorio. Forse non sappiamo  che tutto il futuro sarà  inesorabilmente concentrato solo su questo; ogni comunità civile nel prossimo futuro dovrà affrontare problemi legati alla protezione del proprio ambiente naturale e che ogni albero sarà sempre più prezioso perché più raro. No, un cuore verde non c’è, neanche da parte di chi o per cultura o per sensibilità dovrebbe averlo, è chiaro, altrimenti non si assisterebbe a questo scempio,  altrimenti si farebbero campagne di informazione, di sensibilizzazione al problema,  magari si penserebbe a ripiantarle le nostre querce mantenendo i confini,  legittimando l’appartenenza  a  tutti  dei  nostri  paesaggi.

Filomena Marcasciano  (insegnante) 6-10-2008

Fotografia: Marco Monari

Ultima modifica ilMercoledì, 07 Giugno 2017 13:31
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