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“La morte di un uomo è una tragedia, un milione è una statistica”

La citazione in titolo è attribuita a Stalin.

John Klinner dell’Alabama era padre di tre bambini.

Tyler Simmons di anni 28 dell’Ohio, aveva una madre che non ha mai accettato la sua carriera militare ed ora si dispera per questa morte.

Ariana Savino dello stato di Washington di anni 31m aveva ricevuto due medaglie al valore.

Ashley Pruitt di 34 anni di Bardstown in Kentucky.

Seth Koval aveva 38 anni ed una laurea alla Purdue University.

Curtis Angst di Wilmington Ohio dimostra molto meno dei suoi 30 anni era ingegnere aerospaziale.

Sono morti in questa guerra in Iran, secondo il Pentagono l’episodio “Non è stato causato né da fuoco ostile o fuoco amico”.

Un banale incidente, eppure per queste sei vittime, i giornali italiani sono pieni di fotografie e storie, con tanto di bambini rimasti orfani.

Quasi 200 bambine uccise alla scuola elementare “Shajareh Tayyebeh” di Minab. Quasi 200 padri che non rivedranno più le loro bambine, quasi 200 madri che innaturalmente sono sopravvissute alla loro bambina, eppure nessuna foto, nessun nome, nessuna storia.

Un missile Tomahawk sparato per ordine di un pazzo dai capelli arancioni, che non ha colpito l’obiettivo.

L’asimmetricità della guerra e la diversa narrazione.

6 americani morti per un banale incidente e giù racconti sulle loro vite corredate da foto, 200 bambine uccise per un “effetto collaterale” della guerra liquidate con due righe.

Speriamo che un giorno, se non in questo mondo, nell’altro ai responsabili ne verrà chiesto conto.

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