Abbiamo sentito parlare di “giocatore generazionale” molte volte. Il “giocatore generazionale” è un talento straordinario che nasce ogni generazione, circa ogni 20 anni.
Ultimamente nella NBA, ma un po’ in tutti gli sport si è abusato di tale definizione, abbiamo sentito parlare di talento generazionale a proposito di Zion Williamson, Anthony Davis, Cooper Flagg. Riservandoci il giudizio su Cooper a fine carriera per Davis e Williamson possiamo dire che la locuzione è abusata. Davis campionissimo, Williamson buon giocatore, ma definirli “talento generazionale” significa usare termini a sproposito.
Il primo draft di cui resta traccia nella nostra memoria fu quello del 1983, quello di Ralph Sampson per intenderci, un unicorno che non ebbe la fortuna che meritava nella NBA, ma che insieme ad Hakeem fu il primo esperimento delle Twin Towers che ebbe quasi successo nella Lega, come non ricordare la finale persa con i Celtics di Larry the Legend nell’’85.
Negli ultimi 43 anni di talenti generazionali scelti al numero 1 ne abbiamo contati 6, ma solo 4 di loro sono sbarcati nella Lega con il crisma di “Talento generazionale” gli altri lo sono diventati a suon di risultati e/o giocate spettacolari. In questo scritto ci limiteremo ai soli giocatori scelti al numero 1 con l’etichetta di “fenomeno”.
Nell’84 arrivò Hakeem Olajuwon nella NBA, ma nessuno si aspettava che cambiasse il gioco o facesse sfracelli. Hakeem è stato un talento generazionale, ma è arrivato nella NBA senza averne lo stigma. Che poi sia stato a parere di chi scrive il centro più forte degli ultimi 50 anni è cosa su cui torneremo dopo.
Dobbiamo attendere il 1992 perché coincidesse l’aspettativa di “talento generazionale” con la realtà, il 1992 è stato il draft di Shaquille O’Neal.
Su The Diesel poche parole, scelto da Orlando nel 1992 nel 1995 trascinò insieme con Penny Hardaway i Magic alle Finals, purtroppo si schiantò con il Hakeem The Dream, che per Shaq fu più un incubo che un sogno, per la cronaca Hakeem e Clyde Drexeler spazzarono via i Magic con uno sweep più unico che raro a livello di Finals.
A questo punto qualcuno obietterà e Ewing nel 1985 e ‘Ammiraglio nel 1987? Non li abbiamo dimenticati ma David e Pat li mettiamo un ditino sotto Hakeem.
Nel 1996 Philadelphia drafterà al numero 1 The Answer ovvero Allen Ezail Iverson una combo guard devastante, contenuta in un fisico da 1,83 cm. Uno uomo che giocava alla velocità della luce, un realizzatore immenso, uno da 25000 punti in carriera. Uno che non ha mai vinto un titolo NBA, che girava con la pistola in tasca, ma chi ama il basket non può non aver amato AI.
L’anno successivo approda nella NBA a San Antonio Timothy Theodore Duncan, la più forte ala grande di sempre. Tima approda a San Antonio e se possibile parlava meno di The Chief Parish, per lui hanno parlato i risultati e le prodezze che ci ha lasciato ogni volta che allacciava le scarpe per entrare in campo. Tim aveva posizione, leadership, mani d’oro, disciplina ed etica del lavoro, che unite all’eccezionale talento di cui era dotato ne hanno fatto appunto la più forte ala grande di sempre.
Nel 2003 approda in NBA a Cleveland The Chosen One, ovvero Lebron James. Per le nuove generazioni Lebron è il più forte giocatore di basket della storia, noi abbiamo visto in campo MJ e un’eresia di tal sorta non la pronunciamo, ma è indubbio che Lebron sia pietra miliare di questo sport, ha vinto tutto quello che c’era da vincere, ha realizzato oltre 40000 punti, il migliore di sempre, a 42 anni è più forte di oltre i ¾ dei giocatori presenti nella lega, ma ci perdonerete per quello che faremo tra poc, viva il Re, lunga vita al Re.
Dopo Lebron abbiamo dovuto aspettare 20 anni per avere un altro talento generazionale e ce lo godiamo tutto, Victor Wembanyama, il francese non è il classico unicorno è un 2.26 che gioca come una guardia.
Ha incrociato Popovich nel suo ingresso in NBA che ne ha centellinato i minuti e l’accrescimento dei muscoli durante le sue prime due stagioni in NBA.
Wembanyama è davvero un talento epocale, non ha eguali nel ruolo nella NBA negli ultimi 40 anni a nostra memoria e probabilmente anche prima, forse in Europa prima e come Wemby c’è stato il più forte di tutti Cresimir Cosic.
San Antonio grazie a lui è di nuovo una contender.
Ed ora veniamo ad un piccolo divertissement, qual è a parer nostro il quintetto all time della NBA?
Premessa: Non abbiamo visto giocare Wilt The Stilt Chamberlain, ma a guardare i numeri non sembrano esserci dubbi su chi sia il GOAT, il più forte di sempre secondo le statistiche, ma fortunatamente le statistiche non sono tutto.
Attenendoci ai soli giocatori che abbiamo visto in campo stiliamo il nostro quintetto.
Quintetto che è bene sgombrare ogni dubbio per i suoi 4/5 è totalmente sindacabile, ognuno può sostituire i 4/5 con chi vuole e andrà bene egualmente.
Partiamo dal perno insostituibile e per distacco il più forte di sempre: Michael Jeffries Jordan.
Eppure MJ entrò in NBA non dalla porta principale, fu scelto al numero 3, prima di lui i Rockets scelsero Hakeem e mai si sono pentiti di tale scelta, e i Blazers scelsero Sam Bowie.
Bowie a posteriori è stato definito: “La peggiore scelta di sempre”, “il più grande bidone di sempre”, tutte definizioni ingenerose. Sam fu un ottimo giocatore di college e solo un infortunio non gli permise di accumulare numeri migliori. Bowie era un 216 dalle buone mani ed all’epoca nella NBA girava il detto che il gioco lo costruisci, l’altezza no e senza un centro dominante il titolo non lo vinci, salvo essere poi smentiti da MJ che ha vinto titoli con Bill Cartwright e Luc Longley, ma qui siamo già oltre. Insomma Bowie era una scelta che poteva starci e Michael Jordan non sembrava il giocatore dominante che poi s’è dimostrato. Non è nemmeno corretto affermare che Michael abbia cambiato il gioco, prima di lui ci fu un altro giocatore volante Doctor J, ma è indubbio che il 23 ha portato il tutto ad altezze siderali, mai raggiunte prima di lui e soprattutto mai raggiunte dopo di lui. C’è un prima e un dopo Michael Jordan.
La spettacolarizzazione e l’iconismo della Lega con lui ha raggiunto ogni angolo del pianeta.
Noi lo ammettiamo, quando Michael giocava abbiamo sempre tifato contro di lui, abbiamo tifato per Magic, per Clyde, per Kemp, per Stockton to Malone e addirittura per Charles Barkley, ma Michael ha annientato tutti.
L’altra guardia per noi è Stephen Curry, Steph ha cambiato davvero il gioco, ha dato centralità al tiro da tre, prima di lui c’erano gli specialisti dell’ultimo tiro, Steve Kerr, Jim Paxson, Craig Hodges, Kiki Vandewegue, con lui si unisce il tiro da tre ad un giocatore che migliora i compagni, che dà del tu alla palla, che ama il gioco.
Ed ora la scelta più discutibile, nello spot di ala piccola per noi va il grandissimo Larry The Legend Bird.
Sappiamo che Lebron ha vinto di più, e forse se ci fossero ancora i roghi verremmo bruciati, ma Larry è stato un fenomeno che solo la schiena fragile non gli ha permesso di vincere di più.
Larry in campo era feroce, come nessuno prima di lui e come solo Michael dopo di lui, la palla a spicchi era il prolungamento del suo corpo, un pallone telecomandato con la forza del pensiero, se Larry pensava una cosa il pallone la eseguiva.
Ringraziamo l’altissimo di averlo visto giocare.
Ala grande Timoteo Duncan. Nessun’altra parola da aggiungere. Tim è stato dominante senza essere appariscente, con lui in campo San Antonio ha sempre vinto, è andato a pochi secondi dal vincere 6 titoli in sei finale come Michael Jordan.
Nello spot di centro non possiamo non inserire Hakeem The Dream Olajuwon. Non nascondiamo la nostra indecisione Kareem l’avrebbe meritato forse di più ed il suo Sky Hook non è meno iconico dello Dream Shake di Haakem, ma il centro africano era di una eleganza innata, di una potenza inaudita e di una umiltà seconda solo a Timoteo.
Nel 1993 Drazen reduce da una immensa stagione a Brooklyn decise di andar via in una squadra che contendesse il titolo. Le trattative con Houston erano a buon punto, poi arrivò quel 7 giugno. Immaginate cosa sarebbe diventata Houston con Hakeem, Drexeler e Drazen, forse Michael gli altri tre titoli se li sarebbe sognati, o forse avremmo glorificato la sua grandezza per aver sconfitto la sacra triade.
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Ad Maiora Ariadeno
