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Marco e Billi di Vincenzo Palazzo

Marco e Billi

 

Amo la natura! Ricordo con sempre maggiore malinconia e nostalgia quando da piccolo con i miei genitori tornavamo nel paese dei nonni. Mi sembra un sogno, il nonno che mi portava a raccogliere funghi, in quella natura incontaminata. Devo a lui la mia passione: andare in cerca di tartufi, in giro per i boschi io e il mio amato cane Billi. Mi chiamo Marco vivo in città, nel cemento armato, fatto di casermoni caos e ritmi molto stressanti. Un giovedì sera torno a casa e guardando la televisione, mi soffermo a vedere un documentario sull’Appennino Dauno. Era un segno, non tornavo in quei luoghi dalla morte dei nonni.      

Quei ricordi sembravano quasi rimossi dalla mia vita, dovevo tornare. L’Appennino Dauno è un territorio molto vasto, comprende ben 24 comuni. Ad un certo punto il documentario descrive il tartufo nero di Roseto Valfortore, è un’altra coincidenza. Mi organizzai il fine settimana e decisi di tornare nei luoghi incantati della mia infanzia. Cominciai i preparativi della partenza. Avevo proprio bisogno di staccare, quel caos della città iniziava a mandarmi fuori fase. La settimana successiva di venerdì mi metto in viaggio per ritrovare le mie origini. Scappo dalla città, e mi avvio verso Roseto. Più mi avvicinavo a quei luoghi, più mi elettrizzavo e dopo un lungo tragitto, attraversando diverse regioni, anche Billi sarebbe stato felice. Dopo diverse ore di viaggio, arrivo a Roseto, presi una stanza in un agriturismo e non mi fu difficile trovare un alimentari, dove acquistare un po’ di formaggi e salumi del posto. L’indomani mi sarei avviato verso il bosco. Era una bella giornata, l’atmosfera era incantevole, il cielo terso, l’aria limpida. Mi sembrava di vivere in un contesto medievale. Alzai lo sguardo e vidi un falco che volava, che spettacolo, io e il mio amato cane, in mezzo ai boschi. Mi addentrai tra faggi, querce, acacie, ogni tanto si intravedeva qualche fungo e mi soffermavo ad ammirarli. Mi misi con Billi alla ricerca di qualche tartufo, continuando ad addentrarmi nel bosco. Era quasi ora di pranzo, trovo un posto sotto un albero e inizio a mangiare quelle delizie nostrane che avevo acquistato. Avvertivo una sensazione di benessere, fuori dai miei stili di vita caotici, in mezzo alla natura, cercare tartufi stava diventando un emozione indescrivibile. Anche il cane era felice, correva su e giù per il bosco, stava arrivando il tramonto e mi metto a guardare questo spettacolo, una palla di fuoco che cadendo all’orizzonte incendia l’Appennino. Prendo la strada del ritorno e mi dirigo a Roseto. Trovo un ristorantino, mi siedo ed inizio ad ordinare dei formaggi tipici. Un po’ di vino della casa e delle tagliatelle al tartufo scorsone nero. Il locale era semivuoto e per ingannare l’attesa, mi misi a scambiare quattro chiacchiere con il proprietario. Lui mi spiegava che Roseto era diventato uno dei più bei borghi d’Italia ed effettivamente aveva ragione. Gli agricoltori producevano un buon caciocavallo ed un ottimo formaggio di pecora. Parlammo del più e del meno, poi arrivarono i piatti che avevo ordinato e mi misi a mangiare. Chiedo il conto, saluto il proprietario molto ospitale e mi preparo ad affrontare il caos. Il week end era finito carico la macchina e mi incammino per il ritorno nella città di Roma.

Quel posto mi aveva stregato, volevo ritornarci, sentivo di appartenergli, nonostante fossero anni che non ci mettevo più piede. Arrivato a Roma ripresi freneticamente il mio lavoro da direttore di banca, quel contesto però mi era rimasto nel cuore. Tornato a casa feci una ricerca sul sito di Roseto, quel luogo aveva risvegliato in me quell’amore per le cose buone della vita, ormai sopito da molti anni di vita frenetica.

 

Erano due mondi diversi, la metropoli in cui vivevo e quel borgo medievale. Decisi di andarci un altro fine settimana, Billi ed io saremmo stati felici in mezzo ai boschi. Il venerdì successivo mi rimetto in viaggio per quel posto incantevole prenotando in un agriturismo. Arrivato nel bosco, Billi ed io ci mettemmo alla ricerca di tartufi. Finalmente, dopo una ricerca estenuante, trovai un tartufo scorsone nero ed abbastanza grande. Ero soddisfatto e decisi che per oggi poteva bastare. Ci mettiamo in macchina e vado all’agriturismo, per cenare e riposarmi. Quella sera mangiai: caciocavallo, formaggio al tartufo, grigliata mista con agnello e maiale nostrani. Stavo pensando di prendere un appartamento in affitto, volevo chiedere un anno di aspettativa. In quel borgo con il mio computer avrei potuto controllare i miei investimenti in borsa. Mi metto in cerca, ne trovo uno ad una cifra abbordabile, lo affitto. Ritorno a Roma, mi metto in aspettativa, prendo le mie cose e ritorno al borgo per un anno sabbatico. Ero entusiasta, personalizzo il mio appartamentino, attaccando un calendario, qualche foto e vado a comprare un po’ di legna per il camino; non ne avevo mai avuto uno ma, l’ho sempre desiderato. Avevo voglia di inaugurarlo, volevo fare una festa. Telefono a Nadine una mia amica poetessa francese e la invito in quel posto incantevole per un week end. Non nascondo che avevo sempre avuto un debole per Nadine. Lei mi raggiunse senza preavviso, facendomi una sorpresa. Non potevo credere ai miei occhi, era a venuta a trovarmi, accendo il fuoco e stappo una bottiglia di vino. Opto per un Nero di Troia e inizio con la grigliata. Quella sera era stupenda, io e Nadine insieme a cena usando il cibo per comunicare fra noi.

Le chiesi: Nadine che ne pensi di questo posto?

Mi rispose: È incantevole! Mi sa che devo restare qualche giorno in più per scrivere una poesia.

  • Qui sei la benvenuta Nadine. Scrivi qualcosa per me.

     

    Per Marco

    Nei tuoi sentieri

    Scorrono pensieri fuggiti al vento grezzo

    Nella pace di una foglia

    Versi i tuoi respiri

    E quegli occhi

    Ora calmi e chiusi

    Possono nutrirsi di luce

    Possono bucare il cielo

    Possono scavare il cuore

     

    *Un grazie a Maria Di Salvio

  • Vincenzo Palazzo
    note sull’autore:
    Vincenzo Palazzo, nato a Benevento il 24/11/1976, vive a San Bartolomeo in Galdo. consegue il diploma nel 1996 al IPSC DI Baselice. Ha svolto vari lavori,il preferito resta l’imbianchino decoratore.  Il suo hobby è scrivere. Nel 2010 pubblica un racconto dal titolo “38 volte grazie” riscuotendo un discreto successo. Progetti:pubblicare a breve un secondo racconto.

    La pubblicazione originale la trovi qui

     

 

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