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Digitale lutea

Digitalis lutea subsp. Australis (Mill.) Arcang. (Ten.), Linneo 1753. Sinonimi: digitale comune, erba aralda, digitale meridionale, digitale gialla piccola, digitale appenninica. Divisione Magnoliophyta, Famiglia Plantaginacae, Genere Digitalis, Specie Digitalis lutea. Descrizione: pianta erbacea perenne alta 50-90 cm, ermafrodita, rizomatosa. Dal rizoma orizzontale legnoso parte lo scapo fiorale. Le foglie sono alterne: le basali sono lanceolate e dentate, le cauline sessili, lanceolate e aguzze all’apice.

I fiori sono posti in racemi fogliosi e sbocciano tra giugno e luglio. La corolla, ornata di piccole macchie per richiamare gli insetti impollinatori, è giallastra o verdastra, tubulosa, rivolta verso il basso. I frutti sono capsule coniche e glabre. Per quanto riguarda la loro moltiplicazione, solitamente le digitali tendono a riseminarsi spontaneamente di anno in anno, divenendo in pratica perenni.
Etimologia: Il nome del genere digitale deriva da digitus= dito, per la corolla a forma di ditale, mentre il nome specifico lutea, dal latino luteus = giallo, con riferimento al colore della corolla, Il nome della subspecie australis = meridionale, in riferimento all’habitat.
Habitat Cresce in pascoli aridi, in faggete ed in boschi misti dell’Italia centro-meridionale, da 300 a 1800 m. Le digitali crescono in qualunque posizione, sia in pieno sole che in piena ombra. Non necessita di grandi quantità d’acqua. (Nelle foto un esemplare rinvenuto nel bosco Montauro di San Bartolomeo).
Droga (parte della pianta che contiene sostanze a valenza fitoterapica): foglie.
Composizione delle foglie: Glucosidi cardioattivi quali: 1) digitonina; 2) digitossina; 3) digitofillina; 4) digitalina. Tali principi attivi fitoterapici sono utilizzati in farmacologia per la loro azione sul battito cardiaco e sulla pressione sanguigna.
Periodo di raccolta delle foglie: metà estate
In foto: prima osservazione il 04/07/2014
Utilizzi
Farmacologia: Risulta molto utile nella terapia dell’insufficienza cardiaca, come cardiotonico e nello scompenso cardiaco congestizio. Ha anche proprietà diuretiche (effetto secondario).
Curarsi con la Digitale
Già nel 1800 era impiegata nel trattamento di tutte le malattie del cuore, ma si notò come era attiva soprattutto nel curare l’angina pectoris. L’uso medicinale nella medicina popolare venne introdotto in Irlanda nel 1975. I casi di avvelenamento attraverso la pianta sono rari, sono però possibili a causa di iperdosaggi dei suoi preparati medicamentosi. Tutte le parti della pianta contengono alcuni glicosidi (circa 30) estremamente tossici che agiscono sul cuore. Le concentrazioni più elevate si riscontrano nelle foglie.
Preparazione
La pianta può essere usata solo per l’estrazione dei principi attivi. Ogni preparazione fitoterapica non può essere considerata sicura a causa dell’incertezza delle concentrazioni in principi attivi a basso indice terapeutico ovvero in grado di determinare una rapida transizione dalla dose terapeutica a quella tossica se non viene eseguito un attento monitoraggio terapeutico delle concentrazioni plasmatiche in principi attivi.
Azione farmacologica
La Digitale rallenta il numero dei battiti del cuore rendendo la sistole ventricolare più energica e regolare ed aumentando l’ampiezza della sistole. Nei casi di insufficienza cardiaca la sua somministrazione determina un innalzamento della pressione arteriosa, con riassorbimento degli edemi e ristabilimento della diuresi. Si impiega nelle malattie acute e croniche in cui il cuore ha bisogno di essere tonificato e, come azione secondaria, si manifesta appunto la diuresi. Ulteriori impieghi controllati riguardano le polmoniti, nelle forme iniziali della tubercolosi polmonare, le cardiopatie valvolari in fase di scompenso. È controindicata nelle degenerazioni, nella atrofia, e nelle ipertrofie del cuore, in certe aritmie e nei casi di intolleranza gastrica. I prodotti attivi della Digitale sono eliminati con difficoltà e perciò si ha il fenomeno dell’accumulo nell’organismo. Per questo la cura digitalica non può durare per lungo tempo. Dosi eccessive od anche dosi piccole ma continuate per molto tempo possono provocare seri inconvenienti, cardiaci, gastro-intestinali e nervosi. Si ha caduta del polso che può arrivare a 50-40 ed anche 30 pulsazioni per minuto, malessere generale, ansietà, violenti dolori all’epigastro, vertigini, vomiti incoercibili. Il polso, dopo una iniziale caduta, diventa poi rapido e precipitoso, con cianosi, disturbi visuali ed alla fine il collasso. Le dosi tossiche sono molto variabili anche perché è variabile il contenuto di principi attivi nelle foglie. In generale si ritiene che 10 grammi di foglie secche o 40 grammi di foglie fresche possono provocare la morte in un uomo.
Sintomi da avvelenamento: Aritmie cardiache, vomito, diarrea e vertigini.
Preparati per uso interno
La polvere di foglie si usa alla dose di 0,20-1 g nelle ventiquattro ore in cartine o in pillole od in infuso o macerato. L’infuso o il macerato non si possono conservare per più di una giornata perché tendono a decomporsi. L’estratto fluido si prende alla dose di 0,05-0,50 g nella giornata. La tintura alcoolica preparata con 200 g per litro di alcool si prende alla dose di 5-10 gocce fino a 5 g pro die (una goccia corrisponde a circa g 0,01 di foglie).
Curiosità – Nell’opera in allegato in fotografia: “Ritratto del dottor Gachet” si nota, in primo piano, sul tavolo, accanto ai libri del dottor Gachet, medico psichiatra, una pianta di digitale. Si tratta di un’opera pittorica di Vincent van Gogh eseguita nel 1890.  
Fotografia: Marco Monari
Bibliografia: Monari, Marco, Pacifico, Antonio (consulenza scientifica). In Le 100 e più fioriture del Bosco Montauro. Piccolo Atlante della flora erbacea ed arbustiva del Bosco Montauro in territorio di San Bartolomeo in Galdo. Vol. I. Benevento: Edizioni Iuorio, 2015, ISBN 978-88-909991-2-3.

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