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ZIBALDONE SULLA PERLA DEL FORTORE Omaggio a San Bartolomeo in Galdo: Relazione di fine mandato

NOTA STORICA IMPORTANTE

Alla fine d’agosto 2019 sono venuto in possesso di una copia della relazione del Regio Commissario Avv. Giovanni Conti letta al ricostituito Consiglio Comunale di San Bartolomeo in Galdo (in base alle elezioni del 5 maggio 1912 causa lo scioglimento del precedente Consiglio avvenuto il 18 aprile 1912) nella seduta 12 maggio 1912, composta dai consiglieri Signori:

1) Catalano Cav. Angelo 2) Capobianco Antonio 3) Crialese Vincenzo 4) D’Andrea Giacomantonio 5) D’Ariano avv. Davide 6) De Palma Antonio 7) Gabriele G. Battista 8) La Vecchia Giuseppe 9) Gisoldi Donato 10) Monaco Francesco fu Stefano 11) Pacifico Michele fu Donato 12) Pacifico Pasquale 13) Paradiso Antonio 14) Paranzino Donato 15) Pepe Donato 16) Vinciguerra Giuseppe 17) Marcasciano Antonio 18) Minicozzi Donato 19) Canfora Benedetto.

Assente il Consigliere avv. Pannone Carlo.

Assiste alla seduta il Segretario Capo del Comune sig. Salvatore Manginelli.

Questo il grave atto d’accusa:

«Le indagini testé compiute sulle condizioni della civica azienda di S. Bartolomeo in Galdo hanno dimostrato la fondatezza degli addebiti che erano già stati contestati e sui quali insufficienti ed inattendibili controdeduzioni aveva fornito il Consiglio Comunale nell’adunanza del 16 giugno scorso».

«Gran abusi sono stati commessi dagli amministratori per il soddisfacimento di privati loro interessi e per favorire amici e partigiani. Numerevoli provvedimenti si sono presi in odio agli avversari. Ad irregolarità danno luogo i servizi di tesoreria e di erogazione delle spese. Alla compilazione del bilancio del corrente esercizio ha dovuto provvedere un commissario prefettizio e l’applicazione della tassa fuocatico (la cosiddetta tassa famiglia istituita sin dal lontano 1446 sotto il regno di Alfonso I d’Aragona, re di Napoli, ndr) è stata fatta con criteri palesemente partigiani come ha rilevato una apposita inchiesta».

«Anche nell’andamento dei pubblici servizi e specialmente di quelli di nettezza urbana e di manutenzione stradale, sono state riscontrate gravi manchevolezze».

«Le normali condizioni dell’amministrazione ed in particolar modo gli atti di partigianeria hanno provocato vivo malcontento che potrebbe essere causa di turbamento dell’ordine pubblico».

«Per la sistemazione della civica azienda nessun assegnamento può farsi sugli attuali amministratori, dimostratisi inetti e non curanti del pubblico bene; si impone quindi un eccezionale misura, che valga anche a ricondurre la calma e la tranquillità della popolazione».

Al termine dell’intervento il presidente dell’adunanza Signor Cav. Angelo Catalano – in qualità di Consigliere anziano – rivolge una meritata parola di encomio ed i più sentiti ringraziamenti «all’ottimo Regio Commissario Avv. Conti per la sua preziosa opera spesa ad esclusivo vantaggio del Comune». Fra generali acclamazioni ed all’unanimità di voti è approvata dal Consiglio la relazione del prefato Regio Commissario.

Si passa poi – con voto unanime – all’approvazione del seguente ordine del giorno: «Il Consiglio Comunale riconoscente al Regio Commissario Si. Avv. Conti per l’opera illuminata ed onesta spiegata a favore dell’amministrazione Comunale e specialmente nei riguardi dell’appalto dell’acquedotto DELIBERA:

  1. Esprimersi un voto di plauso al predetto Regio Commissario.
  2. Che il suo nome figuri accanto a quello del Colatruglio fra i benemeriti del paese nella lapide commemorativa che si fisserà sulla fontana.
  3. Che la relazione sia per intero data alla stampa. Prelevando la relativa spesa dal fondo impreviste del bilancio 1912.

Fatto letto sottoscritto,

Il Presidente f.to Angelo Catalano

Il Consigliere anziano La Vecchia Giuseppe di Antonio

Il Segretario Comunale f.to S. Manginelli.

Note e accuse

In merito al predetto punto 2, riporto il capitolo Lite contro il Cav. Colatruglio (pag. 38): «Durante il decorso anno si è definita anche questa lite inventata contro l’ex Sindaco Cav. Colatruglio, quale responsabile civile per la scomparsa dei materiali di risulta della demolizione dell’ex teatro. In questa lite soffiarono potentemente le ire di parte e sotto il manto degli interessi generali del Comune si volle recare ingiuria e danno a un cittadino che ha speso parecchi anni della sua attività in pro del Comune non inutilmente, e per la sua posizione economica è al di sopra di ogni sospetto. Il Tribunale di Benevento, poiché in effetti mancava ogni autorizzazione alla lite, con sentenza del 21-31 ottobre decorso anno condannava il Sindaco del tempo in proprio responsabile delle spese, anche verso il convenuto Cav. Colatruglio».

In merito all’appalto dell’acquedotto esiste un lungo capitolo da pag. 28 a pag. 32: «E vengo, Signori Consiglieri, a parlarvi del sospirato acquedotto civico, che forma il sogno accarezzato da anni da questa buona e mite popolazione, sogno che, finalmente, può dirsi vicino a realizzarsi… il progetto fu fatto redigere dall’Amministrazione presieduta dal Cav. Colatruglio, che seppe esplicare una azione lodevolissima per stringere accordi bonari con moltissime ditte permettendo al Comune di realizzare una economia di circa diecimila lire.  Durante la straordinaria gestione del 1909 fu fatta rivedere la perizia e vi furono apportate delle varianti che rovinarono indubbiamente il primitivo progetto redatto da una Società specialista in materia; basta dire che fu diminuito di molto il diametro dei tubi dell’acquedotto, quando è notorio anche agl’incompetenti come fosse iniziale la variazione. Tali varianti, sotto la pressione delle ragioni di opportunità momentanee, furono approvate dagli uffici competenti, e dovrete voi – Signori Consiglieri – ritornare pel passato per fare che il vostro acquedotto  risponda alle esigenze tecniche moderne, e l’enorme spesa che sosterrete non si renda vana dopo alcuni anni… Ed i lavori furono aggiudicati  con giubilo della buona popolazione che vide finalmente dopo sei anni di lotte, di sospetti di ingiuria avviato a definizione del suo sogno: sei anni in cui infuriarono  nel vostro paese le passioni più bieche, in cui passò come una bufera di odii, di sospetti, e mentre si assicurava di avere a cuore gl’interessi generali, la finanza comunale si dimenticava che una popolazione di diecimila abitanti soffriva la sete, e viveva nella privazione di quello che è un elemento essenziale al par dell’aria e della luce, l’acqua».

Il capitolo Giudizi tratta una dolorosa lite che alla fine è costata all’Amministrazione circa quarantamila lire. Ecco quanto si evince dalle pag. 35, 36, 37 e 38: «Il paese esce appena ora da una gravissima lite; lite strana in cui ricorre l’anomalia che il Sindaco è fratello della parte in causa, lite in cui risulta da tutti gli atti, la mancanza di qualsiasi azione intesa a tutelare gli interessi generali del paese … io non riesco, Signori Consiglieri, a poter dire la penosa impressione che ho provato leggendo e rileggendo la deliberazione del 21 aprile 1910 quando, il Sindaco (Ignazio Saccone, ndr), fratello dell’arciprete parte in causa, non sente la delicatezza di doversi astenere  da parlare in causa propria, e nell’esposizione dei precedenti della lite dimentica  le ragioni del Comune per ricordare solo quelle del fratello, per arrivare poi  a fare il profeta assicurando che il ricorso in Cassazione “certamente avrebbe avuto esito sfavorevole…”. E mentre il Sindaco, nella deliberazione ricordata assicura che la rinuncia del ricorso in Cassazione avrebbe fatto trovare più remissivo il fratello parroco. Che avrebbe accordate delle facilitazioni nel pagamento di quanto il Comune gli doveva, il Comune nessuna agevolazione ha avuta». Morale della favola? La liquidazione del residuo credito al Parroco, come già precedentemente riportato, che ammonta a circa quarantamila lire.  

Qualcosa di buono, però, il relatore l’ha trovato (pag. 14) nel capitolo Guardie Municipali, a proposito della nomina del capo-guardia: «Sapendo che bandendo il concorso, per l’esiguità  dello stipendio non si sarebbe potuto avere  alcun concorrente di altro paese, volli mettere alla prova la guardia Matteo Pepe, che come più anziano ha diritto alla nomina, pel tempo della straordinaria gestione: e debbo dichiarare che fui contento del suo servizio, e che, voi potreste prendere in benevole considerazione la sua istanza nella sicurezza di avere in lui un buon elemento…».

Per continuare a pag. 18 nel capitolo Sanitari igienici: «Nella mia opera costante fui coadiuvato con zelo ed efficacia dal Dottor Giuseppe Nico, che sostituisce nella condotta il Dottor Rosa, e dal Dottor Antonio Campanella ufficiale Sanitario, che sostituisce il Dottor Gabriele. Entrambi, in occasione della recente infezione di vaiolo che si diffuse in paesi vicini e nel capoluogo, compirono opera superiore ad ogni elogio nel sottoporre a rivaccinazione tutti i cittadini, ai quali fu nelle proprie abitazioni fatte presente l’opportunità e l’innocuità della lieve operazione. Rivolgo pertanto un ringraziamento ai due sanitari e al Dottor Rosa cheli coadiuvò allorché si trovò in paese, nella certezza che tutti seguiteranno a compiere con fervore il loro dovere nell’interesse di questa popolazione che li circonda di stima e che vede nella loro opera il miglior presidio per la difesa da ogni morbo infettivo».

Per proseguire a pag. 19 nel capitolo Servizio veterinario: «Debbo segnalare qui l’opera veramente assai pregevole prestata dal Veterinario Consorziale Dottor De Pascale il quale compie con zelo e diligenza tutte le sue sanzioni ed ha cura grandissima per la vigilanza zooiatrica sugli spacci di carne e sugli animali di fattoria; che se malgrado la sua diligenza non è stato possibile allontanare dal bestiame qualche malattia epidermica tutto ciò deriva dal fatto che gli sforzi del funzionario non sono coadiuvati dagli enti, i quali per necessità finanziarie non possono mettere a sua disposizione né laboratori né agenti».

Per concludere a pag. 24 capitolo Macello: «Convintomi che era indispensabile ovviare di urgenza ai lamentati inconvenienti, e che non era possibile pensare alla costruzione di un nuovo edificio per le condizioni economiche del Comune, decisi riattare e migliorare il locale che attualmente è adibito a macello ed i lavori furono concessi a trattativa  privata a Liborio La Vecchia. Credo così di avere con poca spesa provveduto a riparare in modo decoroso il vostro macello, attuando i suggerimenti del valente Dottore Gianluca Palma». 

Poi buio totale.  

Note dolenti: provvedimenti disciplinari

A pag. 15 il relatore riferisce che con decreto del 24 dicembre «fu costretto dalla gravità degli addebiti che si facevano all’ufficiale d’ordine a sospenderlo a tempo indeterminato in pendenza e con riserva del giudizio disciplinare». Compiuta l’istruttoria del caso, «con deliberazione del 20 aprile successivo, l’ufficiale d’ordine fu definitivamente licenziato dal posto». Altro provvedimento disciplinare dovette adottare nei confronti del custode del cimitero «che sospesi dal salario per soli 15 giorni, pur avendo constatato spessissimo di persona che quel salariato non compie affatto con zelo il suo dovere perché è distratto da altre cure e incarichi a cui attende con maggior fervore che non ripone su quello   per quale dal Comune è tenuto in servizio».

Commiato

La relazione (pagg. 60-61) si conclude con uno scrosciante di vivissimi e calorosi applausi da parte di tutta l’Assemblea: «Ora unitemi a me nell’inviare un saluto al grande vostro concittadino, Leonardo Bianchi. Dica questo commosso saluto quanta riverenza e devozione quanta ammirazione senta questa popolazione per lui che di questa terra nell’aspro Sannio e il figlio più illustre; e un saluto di gratitudine affettuosa vi invito ad inviare al vostro deputato, a Vincenzo Bianchi, che a questo  comune dedica l’affetto più vivo, e che fu il più efficace cooperatore  nella risoluzione dei problemi cittadini… L’augurio  è che si ponga fine alle piccole ire, ai rancori, che per lungo tempo hanno costituito quasi l’unico sostrato dei partiti amministrativi. Il pubblico interesse nell’ora presente richiede l’orientamento vero principi e programmi che sappiano ispirarsi ad alte idealità, ed avere un contenuto economico e sociale. La speranza è che ciò sia per avvenire in seguito alle elezioni del 5 corrente; le giovani e forti energie dei Consiglieri che oggi per la prima volta si cimentano nella vita pubblica, unite alla illuminata esperienza di provetti amministratori, possono iniziare un’era nuova per questa cittadina, che deve avviarsi verso più alti e nobili destini. Con questa fidente speranza nel nome augusto del Re, ho l’onore di dichiarare insidiato il Consiglio Comunale. San Bartolomeo in Galdo 12 Maggio 1912. Il Regio Commissario Giovanni Conti».

Da parte nostra

Non possiamo non esprimere la nostra gratitudine nei confronti del Regio Commissario Giovanni Conti che, grazie alla sua relazione – chissà quante persone dell’attuale “Sbig” ne sono al corrente? – ci ha permesso di gettare uno sguardo al nostro paese nei primi decenni del Novecento. Che cosa si intuisce? Che la vita trascorreva tranquilla e beata, ma sotto il “giogo” di poca gente prepotente, invidiosa e ignorante, che teneva sotto scacco l’intera popolazione… Grazie, avvocato, per averci tramandato questa importante testimonianza che aiuta a farci riflettere.

A conclusione, per maggiore chiarezza, riporto l’elenco dei primi cittadini di quei tempi fino alla nuova Repubblica:

  •  Bartolomeo Crialese dal 1875 al 1880
  •  Giuseppe Rosa, gennaio – settembre 1881 (dimissionario)
  •  Urbano Ziccardi, dal marzo 1885 a gennaio 1891
  •  Pasquale Ziccardi, dal gennaio 1891 all’ottobre1892
  •  Francesco Anfossi, dall’ottobre 1892 a settembre 1897
  •  Pasquale Frascatore, dall’ottobre 1897 a dicembre 1900
  •  Nicola Gabriele, dal dicembre 1900 a giugno 1901
  •  Pietro Colatruglio, dall’ottobre 1901 a gennaio 1902
  •  Paolo Vagni, Regio Comm. dal febbraio 1902 all’aprile 1902
  •  Pietro Colatruglio, dal maggio1902 all’agosto 1908
  •  Ignazio Saccone, dal settembre 1908 a maggio 1909
  •  Emilio Severino, Regio Commissario, dal giugno a dicembre 1909
  •  Ignazio Saccone, dal gennaio 1910 all’ottobre 1911
  •  Giovanni Conti, Reg. Comm. dal novembre 1911 al maggio 1912
  •  Angelo Catalano, al maggio 1912 all’ottobre 1914
  •  Donato Gisoldi, dal novembre 1914 al novembre 1917
  •  Domenico Marino, Commissario Prefettizio dicembre 1917
  •  Luigi Farese, Commissario Prefettizio gennaio 1918
  •  Italo Gnocchi, Commissario Prefettizio febbraio-maggio 1918
  •  Vincenzo Palumbo, sindaco, maggio 1918 – ottobre 1920
  •  Pietro Colatruglio, ottobre 1920 – 11/2/1926 ultimo sindaco

Dopo di che entrarono in scena i vari Podestà (e della serie “A volte ritornano” ecco ancora Domenico Braca, Ignazio Saccone, Donato Monaco e Giuseppe Gabriele); poi una sfilza di commissari prefettizi, fino all’elezione del primo sindaco della nuova repubblica democratica italiana, Giuseppe Colatruglio, figlio di Pietro. A scorrere questi elenchi, affiorano alla mente le vicende amministrative e politiche della nostra epoca contemporanea e i vari commissari passati per il nostro paese dal Dopoguerra in poi. Evidentemente, la storia tende a ripetersi e i lupi – come recita un famoso proverbio – perdono il pelo ma non il vizio…

  • Foto Salvatore Picciuto
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