Oklahoma City Thunders vs San Antonio Spurs e New York Knickerbockers vs Cleveland Cavaliers gara 1: Io sono a posto così.

La NBA non è la lega di uno sport, ma di due. C’è una stagione regolare che serve a stabilire per alcune squadre una griglia di partenza per i Play Offs e per le altre squadre serve a tankare. Noi non condividiamo le seconde, grida ancora vendetta il Processo di Philadelphia, tre stagioni con 47 vittorie totali per assicurarsi le migliori scelte. Una mortificazione per i tifosi e a distanza di una decade sono con un pugno di mosche. Con il senno di poi un Processo assurdo, se mai l’idea fosse stata vincente, ma seguiamo con interesse le prime.

La stagione regolare è un bellissimo sport, spettacolare, macon agonismo più vicino agli Harlem Globetrotters che ad un’Eurolega di basket.

Poi ci sono i PO, e qui si comincia a giocare sul serio, i duri entrano in campo.

San Antonio vs Oklahoma è stato qualcosa di epocale. E l’uso dell’aggettivo non è stato scelto a caso o per fare sensazione.

Abbiamo visto come si costruiscono le squadre con General Manager seri: Brian Wright, ma soprattutto Samuele Lopresti alias Sam Presti in America.

Squadre costruite nel tempo, scegliendo anno per anno i tasselli che servivano e aggiungendo col mercato i giocatori necessari per la quadratura del cerchio, anche se nel caso di Presti il furto effettuato ai Clippers, portandogli via Shai è un mega capolavoro di intuizione, conoscenza del gioco, conoscenza dei giocatori. Perché rinunciare a Paul George per un ragazzo fragile fisicamente e da 10 punti, 1,2 rimbalzi e 2,8 assist per gara poteva sembrare follia, invece…

E poi scegliere Chet, Jalen Williams, Nikola Topic, Dorz, Mitchell, aggiungere l’immenso Alex Caruso e il crucco Hartenstein è da fenomeno e ci vuole anche un po’ di fortuna, quella che ha avuto San Antonio nel pescare la prima scelta nell’anno di Wembanyama, il dominatore, fisico permettendo, dei prossimi dieci anni NBA.

Wembanyama ma non solo, Dylan Harper, Stephon Castle, Vassel, Keldon Johnson e poi l’aggiunta di Fox e l’undrafted Julian Champagnie.

In gara 1 tra San Antonio e Oklahoma abbiamo visto 2 supplementari, abbiamo visto un alieno Wembanyama da 41 punti e 24 rimbalzi, con tiri da 3 da metà campo. Abbiamo visto che Harper non è solo il figlio di Ron, ma un signor giocatore che a 20 anni in una finale di conference esordisce con 24 punti 11 rimbalzi e 6 assist.

Dall’altra parte ci sono i Thunders con una squadra lunghissima e che si sono inchinati solo al secondo supplementare davanti ad un alieno, ma hanno una serie per recuperare e sicuramente Shai e compagni venderanno cara la pelle.

Nell’altra conference ci sono due squadre solidissime che se le sono date di santa ragione. I Knicks di Jalen Brunson un giocatore che non ha il talento di Harden o Mitchell, ma ha lo spirito Knicks in corpo, un John Starks duplicato, uno che non ha paura di scottarsi con la palla, anzi più il gioco si fa duro, più si trova a suo agio. In gara 1 a 7 minuti dalla fine i Cavs erano 22 punti sopra, chiuderanno a -11, avevano giocato una signora partita con Mobley, Mitchell, Allen e Harden che hanno fatto letteralmente ciò che volevano, poi il Madison ha chiamato e Jalen ha risposto, partita ribaltata e al supplementare colpo del KO. I Knicks sono squadra dura, con Bronson, OG Anunoby, Robinson e Bridges. Gente che si sporca le mani e sopperisce con la “cazzima” al talento che Madre Natura non gli ha donato. E poi c’è l’unico virtuoso Towns che tendeva ad eclissarsi quando la partita s’infuocava, ma con compagni del genere sta imparando a gestire i finali al cardiopalmo.

Siamo a gara 1 delle finali di Conference e se anche bloccassero il campionato per una nuova pandemia, noi saremo a posto così dopo aver visto le gare 1 delle serie.

Le migliori due partite della stagione in corso.

Abbiamo visto Shai e Wembanyama che danzano in campo, Madre Natura li ha dotati di talento sopraffino, ma dall’altra parte abbiamo visto che col duro lavoro si può sopperire ad una carenza (lieve) di talento.

Jalen Brunson è la dimostrazione di ciò che diceva Dickens riguardo al talento, questi non basta se non ci metti vicino una disciplina ferrea ed un’instancabile etica del lavoro.

Buoni Play Offs a tutti e siamo solo all’inizio.

Ad Maiora Ariadeno – We love this game.

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