Flash News
itsqenfifrdeganoruessvzu

Presentato oggi il logo ufficiale ed il programma del 60° della Marcia della Fame nel Fortore

Si è svolta stamattina presso l'aula Magna dell'Istituto Superiore "E. Medi" di San Bartolomeo in Galdo, la presentazione del logo ufficiale del 60° anniversario della Marcia della Fame nel Fortore, evento la cui celebrazione si svolgerà a partire dal prossimo mese di Aprile. Il logo è stato realizzato da Silvia Colucci, studentessa dell'ISS Medi-Livatino. Il prof. Emanuele Troisi, insegnante di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico di San Bartolomeo, coadiuvato dal locale Comitato pro Marcia della Fame, ha illustrato inoltre il programma di eventi celebrativi previsti nel corso di quest'anno; si è parlato del Corteo rievocativo che andrà in scena la mattina del prossimo 14 Aprile lungo le vie principali di San Bartolomeo in Galdo. Ampia la partecipazione delle rappresentanze locali al Comitato pro Marcia della Fame creato ad hoc per la rievocazione dell'anniversario; ha aderito ad esso la totalità delle associazioni presenti a San Bartolomeo in Galdo, insieme ad alcune altre associazioni afferenti al bacino della Val Fortore.

Leggi tutto...

Baselice. Quando finirà lo spettacolo degli elicotteri?

Il titolo è quello originario di un articolo del 1965 del sig. Mario Del Vecchio di Alfredo.  L’ho conservato perché è di forte impatto. L’elicottero quale metafora di modernità nelle nostre zone arretrate. Nello specifico gli elicotteri di cui scrive il sig. Del Vecchio, sono quelli che raggiungevano Baselice alla prima abbondante nevicata che tagliava fuori la Valfortore e Baselice in particolare dal resto del mondo. “Gli elicotteri, alla prima abbondante nevicata continuano a venire e le fotografie della popolazione, tutta raccolta intorno a questo mezzo della civiltà moderna sullo sfondo bianco, fanno il giro delle prime pagine dei quotidiani della Campania! … In tutta la Valfortore, solo le strade per Baselice scompaiono sotto la neve!”.

Leggi tutto...

Ogni mondo è paese


Dal 16 febbraio, quasi tutti i giorni, abbiamo pubblicato una diceria e un pensiero tratto dal libro del poeta Franco Arminio “Nevica e ho le prove Cronache dal paese della cicuta”.

Sono dicerie generiche, pensieri inventati. Volevamo incuriosire la gente e dopo tre o quattro giorni comunicare che uno dei più grandi poeti italiani, sarebbe venuto a San Bartolomeo a discutere di Appennino e del suo futuro, oltre che a presentare la sua ultima raccolta di poesie “Cedi la strada agli alberi”.

La reazione della community social di SBiG è stata inaspettata e singolare. Le persone si sono incuriosite, hanno cercato di attribuire volti a dicerie totalmente inventate, si sono incazzate, hanno apprezzato. Pertanto abbiamo deciso di continuare a pubblicarle per alcuni giorni ancora.

Non è stato un esperimento sociale, ma ne abbiamo tratto alcune considerazioni. Ve le evitiamo, se volete appassionarvi di sociologia leggete: Vita liquida e Modernità liquida di Zygmunt Bauman.

L’unica considerazione che ci sentiamo di esporre è questa: Ogni mondo è paese.

Dicerie generiche, impersonali, pensieri dalle panchine, come li definisce Arminio, scritte appunto da un autore che vive a centinaia di chilometri da noi, ma sull’Appenino come noi, possono ben calzarsi al nostro paese.

Un fruttivendolo in pensione che parla con un muratore in pensione davanti al bar esiste in ogni paese.

La constatazione che a volte chi è partito da SBiG e si è sposato/a in un’altra nazione e per scelta o per altri motivi, non ha insegnato la propria lingua ai figli è, appunto, una semplice constatazione, non un’offesa verso i nostri emigranti.

I porci che grufolavano nel trogolo, erano legati davanti ogni casa, in ogni paese dell’appennino. L’immagine che ora sembra bucolica, ma che era sinonimo di povertà, non era un’esclusiva di San Bartolomeo, ma di Bisaccia, di Montemarano, di Molochio, di Monsoreto, di Collevalenza, di Stroncone…

L’individuazione di un problema in un paese, in ogni paese, è lo sport paesano, ma son pochi quelli che provano ad adoperarsi per risolverlo.

E quante volte sentiamo dire da un nostro amico, un nostro conoscente: il paese è chiuso. E forse ha ragione, le giornate in un paese “procedono in verticale nel senso che si mettono una sopra l’altra a formare il muro che ti separa dal mondo”. Ma in fondo è sempre il nostro paese e basta superare Setteluci o scendere sotto la ‘Mborchia per cominciare a sentirne la mancanza.

Franco Arminio, uno dei più importanti poeti nazionali, sarà a San Bartolomeo in Galdo a parlare di Appennino, Paesi e Poesia il 23 marzo.

Leggi tutto...

Viabilità nel Fortore: continuiamo a lottare per il riconoscimento di un diritto!

Condividiamo sul portale web dei sanbartolomeani il post del prof. Troisi apparso su facebook relativo alla questione emergenziale della viabilità nel Fortore.

""Con la nota diramata questa mattina dal Presidente del Circolo Legambiente della Valfortore nella quale si annuncia il rinvio sine die dell’incontro pubblico previsto per sabato prossimo al Teatro comunale di San Bartolomeo in Galdo è accaduto quello che da più parti si paventava, ovvero che con la riapertura dell’Amborchia si arrestasse l’ondata di protesta collettiva sollevatasi all’indomani della chiusura di quel tratto di strada. La forte partecipazione popolare registrata all’incontro organizzato sabato scorso presso il Convento di S. Maria degli Angeli e la folla che ha riempito la piazza in occasione dell’incontro istituzionale svoltosi ieri in Comune lasciavano presagire un clima di lotta e di protesta permanente. E invece, l’esito del tavolo tecnico tra i Sindaci della Valfortore (non tutti), i rappresentanti della Comunità Montana e della Provincia ha spento sul nascere quella volontà di riscossa che i due precedenti eventi avevano evidenziato. Era prevedibile che quella riunione sancisse la riapertura dell’Amborchia. Era stato già ampiamente annunciato, anche sui Social Network, che i Comuni interessati, la Comunità Montana e la Provincia si sarebbero accordati per una colletta finalizzata alla messa in sicurezza temporanea della strada, ma che questo bastasse per indurre le Associazioni del territorio, così unite nell’interpretare il disagio popolare, ad una sospensione della protesta questo non era francamente né prevedibile, né auspicabile. Che sia accaduto è un fatto grave. Quel pezzetto di strada, unico vero collegamento con la Puglia e con il Molise, essenziale per il Fortore, data l’impraticabilità di fatto della SP 135bis, è pericoloso per chi vi transita e la sua riapertura nelle attuali condizioni espone chi quotidianamente ne fa uso per motivi di lavoro o altro a rischi certi ed enormi. Era solo questo che si voleva? La riapertura al traffico di una strada <<disconnessa e pericolosa, soggetta continuamente a frane e smottamenti>>? A giudicare dai fatti sembrerebbe di sì. A confermarlo c’è anche l’articolo apparso oggi su “Il Mattino”, a firma di Celestino Agostinelli, nel quale l’accordo raggiunto ieri viene salutato con parole entusiastiche. Del resto anche nell’incontro di sabato scorso buona parte del tempo si è discusso sull’opportunità o meno di rimuovere con un atto di forza i blocchi che impedivano il passaggio. Ma la vera questione è un’altra. L’ho detto in quell’occasione e lo ribadisco adesso. I cittadini del Fortore hanno diritto ad una viabilità decente! Non ci si può accontentare di un piccolo contributo, che servirà a ben poco date le condizioni disastrose di quella strada, e delle solite promesse. La questione viabilità non può essere risolta con un semplice protocollo di intesa fra i Sindaci! Deve chiamare in causa le autorità politiche regionali e quelle dello Stato centrale! Ed è per questo che i cittadini devono lottare. Ne va della sopravvivenza economica e culturale dei loro paesi. Il contributo misero e, mi sia permesso, ridicolo stanziato per la messa in sicurezza di una strada che, data la sua importanza, (tre km vitali per migliaia di cittadini!) andrebbe rifatta completamente e innanzitutto sottratta alla responsabilità di un singolo, piccolo Comune come Volturara rappresenta, a mio modesto giudizio, un insulto all’intelligenza di chi vive in quelle zone e che ogni giorno deve spostarsi per decine di chilometri per andare a cercarsi altrove servizi di cui dovrebbe godere sotto casa. I cittadini, ovviamente, patiscono con cristiana rassegnazione la condizione di perenne abbandono e isolamento in cui sono tenuti. Protestano sì, ma lo fanno comunque con molto rispetto e nel quadro di una sostanziale fiducia nelle Istituzioni. Ma l’esito del tavolo tecnico, assai deludente e scontato, sembra davvero essere l’ennesima pezza messa lì a coprire un problema che invece andrebbe risolto alla radice. Le Istituzioni dovrebbero rispondere alle legittime richieste dei cittadini con iniziative e provvedimenti di ben altro spessore e non abusare della pazienza di chi per andare a lavorare accetta di transitare su una strada che in qualsiasi momento potrebbe franare. Il Consigliere provinciale Ruggiero, assente alla riunione, sulla sua pagina facebook ha ribadito l’impegno assunto dalla Provincia (3000 euro di contributo!) ed ha giudicato la riapertura della strada come un gesto di solidarietà verso i cittadini di San Bartolomeo. Tuttavia non ha mancato di manifestare una certa contrarietà rispetto al fatto che siano i Comuni a doversi accollare spese per un territorio su cui non hanno competenza. Come dargli torto? Solo che, se siamo arrivati a questo, è grazie alle manchevolezze della Provincia, ovvero di un ente sottratto al controllo dei cittadini. Invece di impegnarsi a contribuire con una cifra ridicola alle spese di manutenzione di una strada che non è di sua competenza la Provincia dovrebbe impegnarsi a rifare il manto stradale della SP 135bis, in attesa che la questione Amborchia sia definitivamente risolta con un intervento strutturale serio finanziato dalle Regioni. E’ questo che i cittadini devono pretendere e non accontentarsi dei rattoppi o della piccola manutenzione. E’ necessario tenere alta l’attenzione su questo problema ed ecco perché definisco grave la decisione di rinviare a data destinarsi un incontro assolutamente necessario per decidere cosa fare. I cittadini non devono abbassare la guardia. Devono riunirsi in assemblea permanente e chiedere subito un incontro con i massimi vertici regionali.""

Emanuele Troisi
Professore di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico di San Bartolomeo

(NdR) Le associazioni operanti sul territorio di San Bartolomeo continueranno a vigilare sul rispetto dell'accordo programmatico emerso nel tavolo tecnico svoltosi ieri, 1 Marzo 2017, presso il comune di San Bartolomeo. L'incontro pubblico-informativo previsto per sabato prossimo, 4 Marzo, e poi rinviato sine die, verrà riconvocato entro la fine di aprile per verificare lo stato di avanzamento dei lavori sulla istituzione di una convenzione intercomunale che regoli la manutenzione ordinaria e straordinaria dell'Amborchia. Le associazioni religiose e laiche continueranno a rappresentare lo stato di grave disagio in cui versa la popolazione del Fortore a causa della viabilità disastrata, anche in occasione degli eventi della settimana evocativa del 60° anniversario della Marcia della Fame, nel corso del prossimo mese di Aprile, il cui coordinamento spetterà al prof Troisi ed ai ragazzi dell'Istituto Superiore "E.Medi" di San Bartolomeo in Galdo.

Leggi tutto...

Il grido di dolore del Fortore: l’accorato appello del parroco Don Franco Iampietro

Riceviamo dal presidente della Consulta “Fortore Vivo” e pubblichiamo, l’accorato appello alle popolazioni del Fortore firmato dal Mons. Franco Iampietro che invita a far sentire il proprio grido di protesta contro la negazione del diritto alla mobilità perpetratosi con la recente chiusura a tempo indefinito della strada Amborchia.

“”Quanto si temeva è accaduto. E non è, purtroppo, uno scherzo di carnevale. E’ triste realtà: la gente del Fortore ha perso anche l’ultimo pezzetto di strada che la collegava in maniera decente al mondo esterno. I miseri tre chilometri (detti Amborchia) che consentono il collegamento con la Puglia e il Molise sono stati chiusi a tempo indeterminato.  I fatti sono noti: la strada, essenziale per il Fortore, è collocata nel comune di Volturara Appula, provincia di Foggia, regione Puglia. La strada è da sempre disconnessa e pericolosa, continuamente soggetta a frane e smottamenti. Il piccolo comune di Volturara ha la responsabilità dell’arteria ma non ha i fondi per garantirne la messa in sicurezza. La situazione è oggettivamente complessa interessando e richiedendo l’agire coordinato di più enti (Regioni, province, comuni, ecc.). Ma può essere una soluzione la chiusura definitiva senza progetti e senza speranza? Può rassegnarsi ad una soluzione simile chi per lavoro, per studio, per commercio ecc. deve spostarsi ogni giorno? Questa era anche la strada più breve a disposizione delle ambulanze per raggiungere l’ospedale più vicino. La chiusura è una sciagura perché non vi è una vera alternativa.  A meno che non si consideri tale la serie infinita di tornanti sconnessi e disastrati dalle SP 135 bis. Chi la propone come alternativa, per coerenza e per sicurezza dovrebbe chiudere anche quella perché è letteralmente disastrata dopo anni di abbandono e incuria. Ma, ci si dice, c’è Benevento che in fin dei conti è il capoluogo mdi riferimento. Certo, peccato che le residue speranze della nostra gente siano sepolte alla rotonda di San Marco dei Cavoti dove finisce la Fortorina!

Sembra non vi siano soluzioni. Bisogna rassegnarsi ad una situazione di ulteriore isolamento che taglia le gambe alle poche aziende sopravvissute alla crisi, che rende faticoso e pericoloso raggiungere la scuola (si pensi solo ai bambini di Volturara che ogni giorno debbono raggiungere la scuola di San Bartolomeo, debbono svegliarsi all’alba, affrontare un viaggio lungo e scomodo per uscire dal pulmino come da un frullatore!); ci si po' rassegnare ad una soluzione che nega il diritto ad essere soccorsi in maniera rapida ed efficace in caso di malore? C’è stanchezza, sfiducia, rassegnazione e, soprattutto, rabbia.

Quando un popolo chiede ai parroci di “fare qualcosa” vuol dire che ha esaurito gli interlocutori. Le Istituzioni sono percepite come assenti, inconcludenti e ciniche.

E’ vero, la soluzione non è facile perché deve coinvolgere più enti. Ma l’impressione è che le difficoltà burocratiche siano utilizzate come alibi per giustificare l’inerzia. Possibile che in tempi di globalizzazione in cui si riuniscono leaders mondiali non si possa immaginare di far incontrare due assessori delle province di Foggia e Benevento o dei rappresentanti regionali per trovare un accordo al fine di aggiustare tre miserabili chilometri di strada? Si chiede troppo?

Stanchi di rivolgere appelli inascoltati, vorremmo rivolgere due inviti.
Uno alla popolazione del Fortore: il prossimo anno, se l’attuale situazione persiste, evitiamo di pagare la tassa di circolazione a quella regione che ci nega la possibilità di circolare. Non si paga un servizio non prestato, non è giusto pagare per un diritto negato. Certo, in tal caso, la macchina regionale mostrerà tutta la sua solerzia ed efficienze nel perseguire gli inadempienti, si tratterà di non lasciarsi intimorire e dimostrare che la gente del Fortore manca di tutto ma non del coraggio.

Il secondo invito è per tutte le autorità interessate (i prefetti di Benevento e Foggia, i presidenti delle tre regioni Campania e Puglia, i presidenti delle province) ed è suggerito dal sessantesimo anniversario, che cade fra circa un mese, di quella che fu battezzata “La marcia della fame”: un tentativo della gente del Fortore di rispondere alla frustrazione e alle ingiustizie non con l’atavica rassegnazione ma con la ribellione; finì a colpi di manganello a San Marco dei Cavoti (sempre lì muoiono le speranze!). Anche in ricordo di tale avvenimento si invitano le autorità ad una passeggiata, insieme al popolo, per le strade di cui si è parlato. Si potrebbe chiamare: “il trekking della vergogna”.””

Don Franco Iampietro
Parroco di San Bartolomeo in Galdo
Vicario foraneo nel Fortore 

P.S. La consulta popolare Fortore Vivo ricorda che il sessantesimo anniversario della “Marcia della Fame” si celebrerà la mattina del 14 Aprile 2017.
Saranno invitati a prendervi parte i Sindaci di tutti i Comuni della Valfortore, i rappresentanti provinciali delle maggiori Organizzazioni sindacali, i responsabili di tutte le Associazioni culturali e di volontariato sociale attive sul territorio. Partendo dal piazzale antistante il murale dedicato alla “Marcia della fame” (rifacimento dell’originale realizzato nel 1976), nei pressi del Convento di “Santa Maria degli Angeli”, il percorso si snoderà lungo le principali vie e piazze del paese (Via San Francesco d’Assisi, Piazza Umberto I, Piazza Garibaldi, Corso Roma, Via Leonardo Bianchi, Piazza del Carmine, Via Costa) con arrivo nella zona antistante l’Azienda Sanitaria Locale BN1, il famoso Ospedale san Pio, l’opera incompiuta più longeva d’Italia, la cui costruzione cominciò proprio in quel 1957.

Leggi tutto...

Viabilità a San Bartolomeo, automobilisti a rischio e l’Amborchia resta chiusa

Poteva essere una tragedia, ma per fortuna non lo è stata. L’incedente, che ha visto coinvolto un autotrenodi una nota azienda di San  Bartolomeo, è avvenuto nei giorni scorsi sul tratto di strada della ex strada statale 369 (territorio pugliese) lungo il percorso costellato da curve e tornanti che si immettono sulla Statale 17 che collega Foggia a Campobasso. Il veicolo sembra essersi ribaltato in uno dei tornanti. Il bilancio: la perdita del carico e danni al veicoli.
Leggi tutto...

Don Clemente Arricale, meridionalista! Conclusione


A tre anni dal terremoto del 1962, non era stata ricostruita una sola casa. Quelle dichiarate inabitabili dal Genio Civile erano state rioccupate dagli sfrattati. L’edilizia popolare, in auge negli anni ’60 in Italia, a San Bartolomeo contava un solo edificio con sei appartamenti. I lavori per la costruzione dell’ospedale, interrotti dopo il terremoto, non erano ancora ripresi, e noi sappiamo che a oggi continuano ancora, come una moderna tela di Penelope, drenando soldi pubblici e mortificando le popolazioni della Valfortore. La lucidità di analisi e la lungimiranza di don Clemente sono mirabili. È impietoso verso lo Stato, ma non è indulgente con il proprio borgo, scrive: “È tutto un paese da sanare subito per elevarlo dal suo secolare stato di miseria e di abbandono. Qui si è indietro forse di una generazione, in ordine al progresso, che è indice di civiltà”. È duro con la Cassa del Mezzogiorno perché “… almeno in questa zona, è risultata un fallimento, perché non ha accelerato l’esecuzione delle infrastrutture, premesse indispensabili per l’industrializzazione…”.

Non chiedeva la luna il rev. Arricale, ma solo strade che ci permettessero e ci permettano, di rompere quell’isolamento a cui sembra ci abbiano condannato. A distanza di 50 anni da questa lettera, sappiamo che la viabilità non è migliorata, nonostante i milioni di euro enumerati dai nostri rappresentanti sui social network.

Ma quale potrebbe essere la soluzione? Riporto fedelmente lo scritto del Reverendo. Dopo averlo letto, mi sono alzato in piedi e ho gridato, come faceva il pubblico dello United Center dopo aver visto giocare Sua Ariezza: MJ23: MVP! MVP! MVP! Anche voi al termine della lettura, non potrete trattenervi dal gridare: Don Clemente Presidente del Consiglio!

Ecco cosa scriveva: “Solo un intervento massiccio dello Stato può sbloccare uno stato di miseria e di abbandono secolare. Quello che più necessita a questa zona è la trasformazione agricola che solo il Governo può avviare e portare a soluzione. Non basta concedere contributi, che quasi sempre servono a tutt’altri scopi che quelli per i quali sono concessi. Occorre una maggiore serietà di controllo; occorre snellire le pratiche burocratiche per mutui a lunga scadenza (e per queste concessioni di mutui occorre rinunziare al criterio privatistico bancario, che arreca vantaggio a chi non né ha bisogno); occorre facilitare la nascita di cooperative. Spetta a funzionari governativi, competenti ed onesti, prendere iniziative, invitando e stimolando i contadini, spiegando loro i vantaggi, sbrigando per essi le pratiche necessarie, preventivando e coordinando tutta l’attività. Bisogna passare cioè dalla fase nebulosa del generico consiglio alla fase iniziale d’impianto e di concreta realizzazione. Costruire la casa colonica al contadino è umano, ma non è produttivo; metterlo in condizioni di costruirsela col proprio danaro, che gli viene da un razionale sfruttamento della sua terra, è non solo umano, ma anche produttivo. Solo se la massa della popolazione è avviata sulla strada della cooperazione, vi è speranza di una rinascita economica, poiché ad un’agricoltura razionale e meccanizzata, si possono affiancare industrie collaterali, che utilizzino i prodotti agricoli e dell’allevamento zootecnico, es. zuccherificio, caseificio, lanificio, ecc. Non basta la programmazione nazionale delle aree industriali, perché il problema locale sia risolto, come non è stata risolta la bonifica del Fortore programmata da decenni. Se dalla programmazione non si passa subito all’attuazione, il problema diventa sempre più grave e acuto. Stando a quanto mi risulta, in questa zona non è in atto alcuna programmazione industriale. Sarei ben lieto se il mio richiamo potesse essere smentito dai fatti, non dalle parole che lasciano il tempo che trovano, come le promesse elettorali. Per il progresso industriale della zona il Governo in collaborazione con la Provincia e il Comune potrebbe sollecitare e favorire mediante agevolazioni fiscali l’installazione di industrie italiane e straniere per risolvere il pauperismo locale. Basta pensare che per legge federale l’anno scorso in Svizzera tutti gli operatori economici sono stati obbligati a ridurre la mano d’opera straniera del 2% non per mancanza di capitali ma per arrestare la corsa sfrenata allo sviluppo industriale, condizionato soprattutto dalla mano d’opera italiana. Quanti imprenditori svizzeri troverebbero convenienza di venire nell’Italia meridionale…”.

San Bartolomeo è nato come zona no tax, la sua rinascita, come la rinascita di tutte le zone interne, non solo meridionali, potrebbe scaturire, come suggerisce il rev. Arricale, da una nuova zona a forte agevolazioni fiscali.

Don Clemente affronta anche il problema delle scuole. In quel periodo 1965, si era in attesa della nascita dell’Istituto Professionale per l’Agricoltura, nato, vissuto ed ora agonizzante. Il Comune in quel periodo chiese a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione l’emanazione del decreto di costituzione, con decorrenza 1° ottobre 1963, del Liceo Scientifico, ma al 1965 era ancora lettera morta. Sappiamo che il Liceo è nato ed attualmente gode di buona salute.

Il problema delle scuole era molto sentito dal rev. Arricale, ed in piccolo, ricalcava l’odierno problema che attanaglia tutto il Meridione. Non avere scuole superiori, era un doppio depauperamento per il paese, poiché gli studenti, circa un centinaio, erano costretti a studiare fuori paese: Napoli, Roma, Cerignola, Foggia, San Severo, Lucera, San Marco dei Cavoti, con la prospettiva di restarci a lavorare, non potendo tornare nel borgo. Fa un rapido calcolo don Clemente, 40000 lire mensili a studente, erano 4 milioni al mese che fuoriuscivano dall’esangue economia del borgo, ai quali si andava ad aggiungere il mancato ritorno dello studente, che apportava un danno maggiore alla possibilità di crescita del paese.

Ciò succede anche oggi con gli studenti universitari. Oltre ai soldi per la formazione, il danno maggiore è arrecato dal mancato ritorno di questi ultimi, che va ad impoverire ulteriormente il tessuto sociale e lavorativo del borgo.

San Bartolomeo è sempre stato maltrattato per quanto attiene ai collegamenti pubblici. Forse è a motivo del nostro essere “Margine”, in fondo, noi non siamo più Capitanata, ma non siamo mai stati e mai lo saremo perfettamente Campania. Siamo un luogo dall’identità incerta, ma condividendo il pensiero di un grande poeta, anch’io credo che le persone più interessanti vivano in questi luoghi, e la gente di San Bartolomeo ne è una dimostrazione. Oltre alla mancata costruzione della ferrovia, attesa da oltre un secolo, nel 1965 non avevamo un collegamento quotidiano con Napoli, mentre lo aveva Castelvetere, piccolo centro viciniore al nostro.

Chiedeva ancora il Reverendo, la posa di una cabina automatica del telefono, come erano posizionate nelle città e in alcuni paesi vicini.

Problema che si è riproposto anche oggi. Nelle città si viaggia con internet a velocità supersoniche, noi andiamo avanti a scartamento ridotto.

La luce elettrica era così a bassa tensione, che non riusciva ad illuminare decentemente le strade del borgo.

È indubbio che molto è stato fatto da allora, a volte male, a volte meglio, ma il “progresso” ha lambito anche le nostre zone.

Voglio chiudere facendo mio il saluto del Rev. Arricale ed i suoi auspici, anche se allora erano rivolti al penultimo Presidente del Consiglio Meridionale che abbiamo avuto, e gli auspici erano decisamente migliori, lo statista Aldo Moro, ed oggi abbiamo l'ex portavoce di Francesco Rutelli, Paolo Gentiloni:

Voglia gradire, signor Presidente, i miei ossequi ed i miei migliori auguri per la sua opera, nella speranza che il Governo, tramite Lei, ponga rimedio nei limiti del possibile a questa situazione di fatto abbastanza grave.

Con perfetta stima     sac. Clemente Arricale

 

Ad Maiora Ariadeno!

 

 

Foto: Silvestro Apicella

Leggi tutto...

Gennaio 2017: sul podio dei mesi invernali più freddi nell'ultimo ventennio

L’andamento meteo-climatologico di Gennaio 2017 ha mostrato una netta inversione di tendenza rispetto a quanto osservato nei mesi di Gennaio degli ultimi 10-15 anni, evidenziando un trend, persistente per tutto il mese, incline a condizioni di freddo persistente grazie alla reiterazione del blocco delle miti correnti atlantiche.

Leggi tutto...

Don Clemente Arricale, meridionalista!

Agli albori degli anni ’60 del secolo scorso, un giovane sacerdote, poco più che trentenne, fu inviato in Svizzera presso la Missione Cattolica di Bienne. In quei luoghi alpini, il sacerdote, animato da buoni propositi, si prodigò per mitigare i disagi dei nostri compaesani emigrati nel paese dei Cantoni. Quel sacerdote era don Clemente Arricale uno dei migliori figli di San Bartolomeo in Galdo. Tornato, nel 1965 nel paese natìo, lo osservò con altri occhi. Gli si manifestò in tutta la sua drammaticità, la miseria che colpiva i suoi compaesani, comprese il motivo che li stanò dalle proprie piccole abitazioni e li costrinse, a migliaia, ad emigrare: la fame.

Un sentimento di amarezza misto ad indignazione lo pervase. Non si pianse addosso il rev. Arricale, ma prese carta e penna e scrisse un’accorata lettera aperta al Presidente del Consiglio Italiano e la consegnò a mano all’on. Storchi, allora Sottosegretario per l’Emigrazione. La lettera fu pubblicata su “Voci di Casa Nostra” indimenticato mensile e davvero voce, purtroppo isolata, della Valfortore, ideato e diretto dal prof. Giuseppe Pizzi.

L’incipit della lettera, anticipava di un ventennio le dolorose parole di Mons. Minchiatti, Arcivescovo di Benevento negli anni ’80: “Il Fortore è la mezzanotte del Mezzogiorno”. Don Clemente scriveva parole simili: “Sebbene il problema della Valle Fortore sia da considerarsi nel quadro generale del Mezzogiorno d’Italia, esso però, rappresenta un caso particolare nella generale depressione meridionale”.  Il Fortore rappresentava e purtroppo rappresenta un caso particolare, perché allora come oggi, il reddito pro capite è uno dei più bassi d’Italia, nel suo centro maggiore San Bartolomeo in Galdo, i terreni sono scadenti e il territorio è “montagnoso e franoso… L’agricoltura è allo stato rudimentale”. Era trascorso un secolo dalla descrizione impietosa della White Mario, ma nulla sembrava esser cambiato.

Don Clemente osservava il suo popolo ed annotava: “La massa della popolazione è costretta a vivere una vita grama e meschina … Conosco molte famiglie costrette ad allevare nell’unica camera di abitazione il maiale o i conigli o le galline o le capre o l’asino … per pagare l’affitto di casa o per rimpolpare il magro bilancio familiare”.

Erano gli anni ’60, quelli dell’Italia del miracolo economico, che la povera gente della Valfortore ammirava tramite i mezzi di comunicazione, e strideva con la miseria e il disagio economico che la maggior parte di loro viveva. Più l’Italia cresceva e progrediva, più il villano della Valfortore prendeva contezza dello stato di miseria in cui la Nazione lo stava condannando. Cosa restava da fare all’abitante di San Bartolomeo o Baselice o Foiano? Ecco la soluzione espressa malinconicamente dal rev. Arricale: “L’unica vera fonte di guadagno di questa popolazione è l’emigrazione. Se non ci fosse, sarebbe la miseria più nera per tutti”. Negli anni del secondo dopoguerra da San Bartolomeo emigrò quasi un terzo della popolazione, un esodo di dimensioni bibliche, stimabile per difetto in quattro o cinquemila abitanti.

Don Clemente non è e non è mai stato un reazionario, a maggior ragione non è e non è mai stato un bolscevico, eppure pronunciò una frase forte, una denuncia da grande meridionalista: “L’emigrato, non avendo la possibilità di stabilirsi nel proprio ambiente, odia lo Stato che lo costringe per ragioni di lavoro, ad abbandonare la propria famiglia”. Le rimesse degli emigranti anche negli anni ’60, come ad inizio secolo, servivano allo Stato soltanto come voce attiva nella bilancia dei pagamenti, senza apportare granché miglioramenti nella nostra zona depressa.

Qualcosa è cambiato da allora, ma non sempre in meglio. L’onestà intellettuale e la schiena dritta dell’allora sindaco dott. Giovanni Bibbò, è antitetica con il panegirico elettorale di un vecchio parroco a distanza di trent’anni, per il fu Antonio Gava Ministro dell’Interno, in odore di camorra.

Nel 1959 il Sindaco alla presenza del Ministro dell’Agricoltura e Foreste on. Pastore, iniziò il suo discorso con questa affermazione: “Qualcosa nella Valle del Fortore è stato fatto, ma è troppo poco, e quel che è peggio è stato fatto male”.

Purtroppo si continuò a far poco e male “la sistemazione del terreno nelle contrade Montrone e altre zone, fu eseguita senza serietà. Gran parte dei canali, costruiti allora, non esistono più; briglie in cemento e gabbioni metallici, imbottiti di pietre, sono scomparsi. Nei rimboschimenti effettuati, le piantine messe a dimora e abbandonate a se stesse, in gran parte sono perite; rimpiazzate, sono perite ancora… La strada comunale Taglianaso, costruita nel 1959, è da tempo impraticabile al traffico di qualsiasi veicolo. La strada interpoderale Setteluci – Cerasiello, iniziata nel 1960, non è mai stata aperta al traffico, né collaudata; a causa del terreno franoso le frane si ripetono … Nell’estate 1964 fu iniziata la costruzione di due strade interpoderali: Santa Lucia e Sant’Angelo. Ma si fece appena in tempo a scavare le pietre che costituivano un rudimentale selciato e i lavori furono interrotti. Ora i contadini per transitare su quelle strade, sono costretti ad invadere le proprietà limitrofe, causandovi gravi danni”. Le strade che avrebbero dovuto portarci fuori dall'isolamento, quelle strade promesse da Cavour e magnificate sulla parola dal Can. Pietro Antonio Catalano, a distanza di un secolo ancora non erano state costruite, o meglio ci si provò, ma possiamo far nostre le parole del rev. Arricale: “(La ex SS. 369) è accidentata, stretta, con fossi frane e curve senza fine”. Speriamo nel nostro rappresentante alla Provincia Giuseppe Ruggiero di Foiano, gli auguriamo che i prossimi due anni di mandato siano più proficui degli ultimi due.

Se le strade interpoderali e le vie di collegamento al paese ci fanno versare lacrime amare, nel 1965 lo stato delle vie urbane non era migliore: “La strada di via S. Francesco è stata rifatta due volte dopo l’ultima guerra, ed ora è più indecorosa di prima. La maggior parte dei vicoli di via Valfortore, Leonardo Bianchi, Pasquale Circelli sono indecenti ed impraticabili: manca la pavimentazione e lo scolo delle acque piovane. Peggio delle strade campestri. Di più è aumentata la sporcizia in tutti i vicoli di recente pavimentazione, esempio: Supportico Chiesa, Vico Colagrossi, Via San Vito e traverse, trasformando lo scolo delle acque piovane in cloache aperte. Qui ci sarebbe da fare un romanzo”.

Chissà Reverendo, un giorno forse lo scriveremo davvero un romanzo, il tempo l’abbiamo in attesa del treno che passerà, d’altra parte la Ferrovia della Valfortore fu deliberata dal Consiglio Provinciale del 28 gennaio 1914 ed approvata con Decreto Reale il successivo 15 ottobre, la stiamo aspettando da poco più di un secolo, che non passi proprio mentre verghiamo il “Romanzo disastrato della Valfortore”?

Postremo, la nostra speranza è che il Consiglio Provinciale a Presidenza Ricci sia più celere di quello del 1914, non chiediamo più una ferrovia, abbiamo ridotto le pretese, vorremmo una strada, con mille curve, ma almeno senza fossi.

 

Ad Maiora Ariadeno

Leggi tutto...

Riportiamo i Vigili del Fuoco nel Fortore

La Consulta popolare permanente "Fortore Vivo" si fa promotrice di un'azione forte nella direzione di un ripristino della presenza del Corpo dei Vigili del Fuoco nell'area del Fortore.

Ricordiamo che con Delibera Comunale del 24 Marzo 2015  l’Amministrazione di San Bartolomeo in Galdo già fece richiesta al Ministero dell’Interno - Dipartimento Vigili del fuoco, attraverso il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Benevento, di ottenere, con un apposito Decreto, il trasferimento della sede distaccata dei Vigili del fuoco dal comune di San Marco dei Cavoti al comune di San Bartolomeo in Galdo, in considerazione del fatto che questa sede risulta istituzionalizzata con decreto ministeriale e mai revocata.

Ecco il testo del sondaggio:

  • Considerate le condizioni di collegamento a scorrimento veloce tra il capoluogo di provincia Benevento ed il comune di San Marco dei Cavoti, nel Tammaro, garantite in circa 10 minuti di percorrenza in auto della nuova strada "Fortorina";
  • Considerata la disastrosa condizione in cui versa la ex statale 369, che collega il capoluogo di provincia all'area del Fortore, priva di segnaletica orizzontale e verticale e di manutenzione ordinaria, e che consente tempi di percorrenza in auto oltremodo lunghi tra San Marco e San Bartolomeo in Galdo, quantizzabili in circa 45 minuti;
  • Visto che il territorio di San Bartolomeo in Galdo e del Fortore è costituito in gran parte da aree boscate, cespugliate ed erbose, e numerosi sono gli interventi, soprattutto estivi, a causa dell’insorgere di incendi boschivi che pregiudicano la sicurezza delle persone data l’esistenza di numerose contrade e case sparse su un esteso e scosceso territorio;
  • Alla luce della recente, lunga, emergenza neve che ha evidenziato le condizioni di isolamento dell'area del Fortore rispetto al resto della provincia di Benevento;

Nell'ottica di riorganizzare e di rivisitare sul territorio gli uffici periferici e i presìdi dello Stato in modo da servire realmente le zone periferiche della Provincia e non unicamente comuni come San Marco dei Cavoti, vicini al capoluogo, favorendo una loro dislocazione nel territorio del Fortore VERO.

Si chiede,

Di trasferire il distaccamento provinciale dei Vigili del Fuoco di San Marco dei Cavoti, comune che può essere agevolmente servito direttamente dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Benevento, in località posta dopo il Casone Cocca, presso uno dei comuni della Valfortore, area storicamente isolata dal resto della Provincia.

Qui trovi il sondaggio

 

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS
×

Resta connesso!

Ricevi per primo le notifiche dei nostri aggiornamenti.

Leggi le nostre Privacy Policy & Termini di Utilizzo
Puoi cancellarti in qualsiasi momento