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ImageL’ incarico, in precedenza svolto da responsabili del Comune, costerà la ‘modica’ cifra di 10.226,36 euro

Lettera alla Procura generale della Corte dei Conti, al presidente Carmine Nardone, al Presidente dei Revisori dei Conti, al Direttore de Il Sannio Quotidiano, ai Consiglieri comunali del Comune di San Bartolomeo in Galdo, alla Procura della Repubblica di Benevento

La Giunta del Comune di San Bartolomeo in Galdo ha conferito incarico con atto n.204 del 30/09/2005 al dottor Sergio Muollo – dirigente del Settore Finanze e Controllo dell’Amministrazione provinciale di Benevento, per temporanea consulenza contabile per il riequilibrio di Bilancio.
Il Comune di San Bartolomeo in Galdo dispone di un ufficio di Ragioneria adeguatamente strutturato e capace di curare, istruire e predisporre tutti gli adempimenti finanziario-contabili come ha sempre fin’ora fatto, senza supporti esterni e senza che siano mai venute meno le potenzialità e le risorse di cui disponeva.
Ciò nondimeno, la Giunta comunale sia per l’ansia di ovviare alla inesigibilità di circa 600 mila euro iscritti in Bilancio su ordine del Sindaco e contro il parere dell’ufficio di Ragioneria, sia per i rapporti che il sindaco, Donato Agostinelli, presidente del Consiglio della Provincia, intrattiene con il Ragioniere capo della stessa, ha attivato una consulenza esterna per mettere da parte la Ragioneria del Comune, scettica sulla legittimità di tali operazioni e sostituirlo con un soggetto più “collaborativo” come il dirigente della Provincia in tali veste e qualifica (vedi delibera n.204).
Tali veste e qualifica, però, scompaiono al momento della emissione di una “parcella” nella quale il dottor Muollo diventa “Revisore contabile” con sede non più nell’Amministrazione provinciale (dal Presidente della quale era stato autorizzato alla consulenza – nota n.8009 del 30/06/2005) ma in Via M. Rotili, n.54, Benevento, senza partita Iva o repertorio degli incarichi professionali, da neo libero professionista, autonomo e non dipendente, tant’è che richiede un corrispettivo da libero professionista iscritto all’Albo professionale ed organizzato in maniera autonoma ed indipendente.
Questo incarico, dato per adempimenti svolti e sempre senza particolari gratifiche da responsabili del Comune, viene così a costare la “modica” cifra di 10.226,36 euro (fortunatamente non gravata da Iva).
Evidentemente il Comune è in condizione di tale floridezza e paga tutto quanto deve a tutti i fornitori, alle piccole e grandi imprese locali e non locali, a tutti gli artigiani, a tutti i commercianti, a tutti i dipendenti del Comune ai quali dipendenti nessun sacrificio viene richiesto: è giusto allora festeggiare lautamente compensando amici beneventani che occupano posti di responsabilità alla Provincia e “collaborano” più volentieri e senza porsi problemi come i dipendenti comunali.
Per questo incarico il neo dirigente comunale Sangregorio, con firma ed avallo del sindaco Agostinelli, liquida un acconto del 70% all’incaricato per un compenso determinato con i criteri di libero professionista, mentre ribadisce che trattasi di incarico a dirigente dell’Amministrazione della Provincia di Benevento, autorizzato da relativo presidente Carmine Nardone, ma senza considerare che i dirigenti degli enti locali non possono percepire compensi per qualunque incarico ricevuto in tale veste, così come prescrive il comma 3 dell’articolo 24 del Decreto Legislativo 165/2001.
Il Presidente della Provincia Nardone, pur sapendo che a fronte dell’autorizzata consulenza, alla Provincia spetta un compenso che il Dirigente non ha titolo a percepire, nulla eccepisce.
Tale compenso, inoltre, non può essere parametrato a quello spettante al libero professionista che sopporta in proprio i costi dell’attività, della preparazione, dell’aggiornamento e quant’altro connesso, perché l’ente pubblico Provincia che li sopporta e al quale il Dirigente per dovere di esclusività è tenuto a dare tutto quanto la sua professionalità gli consente.
Viceversa nella determina di liquidazione n.181 del 21/06/2006, si invoca la qualità di dirigente pubblico del dottor Muollo, solo per eludere l’obbligo di informare la Corte dei Conti del conferimento dell’incarico esterno, salvo accettare poi una quantificazione del compenso basata su tariffe per liberi professionisti, falsando i dati reali e creando maggiore utilità per il percettore.
Anche l’incomprensibile, altissimo ammontare della ritenuta Irpef in acconto richiesto dal consulente (45% circa invece che il 20% prescritto per legge), riducendo drasticamente il netto, avalla un’ipotesi di ripartizione dello stesso tra chi è beneficiario (ufficialmente unico) e chi questa operazione l’ha ideata, promossa, caldeggiata ed imposta anche a costo di dover inventare un nuovo dirigente del Comune di San Bartolomeo in Galdo pur di raggiungere lo scopo.
Il nuovo Dirigente comunale, incaricato proprio di risolvere queste situazioni, liquida e paga l’acconto, non cura se la spesa sia stata formalmente impegnata come pure prescrive l’articolo 191 del T.U. n.267 del 18/08/2000, o se questa debba in assenza di impegno o di sua comunicazione da parte del responsabile della Ragioneria su chi ha ordinato o reso possibile una consulenza così cara.
Forse, quando paga il Comune, è tutto più facile e ogni accordo può, in barba ai contribuenti che pagano o ai creditori che aspettano, essere attuato per arricchire i pochi che osano di più e che non temono la legge.

I consiglieri comunali
Antonio Boffa
Francesco Di Ionno
Marcello Longo

 

Da "IL SANNIO QUOTIDIANO"           27/11/06