Puoi leggerlo in circa 2 minuti :::

Panorama di SBIGCon questo titolo mi rendo scientemente reo di plagio in riferimento ad un recente e provocatorio saggio edito nel 2007, di un noto pedagogista teutonico, di nome Bernhard Bueb, la cui lettura ha supportato e guidato una  personale riflessione critica in merito ad un argomento di non facile trattazione. La disciplina, come plausibile rimedio al desiderio di anarchia, all’alterigia, all’indolenza delle nuove generazioni nei confronti di qualsivoglia forma di autorità.

Quotidianamente ogni individuo pensante è portato a meditare sugli ordinari accadimenti caratterizzati da insubordinazione, maleducazione, ostentata opposizione versus i rappresentanti del potere, politico e non, e del decisionismo autoritario, inteso come vessatorio e non come garante dell’ordine necessario in una società civile, nella quale fermezza e vigore esercitati in un contesto democratico, rappresentano la conditio sine qua non  per il mantenimento della pax civica.

Solo l’autorità militare, il potere finanziario e quello malavitoso, si mostrano impavidi perché consapevoli della forza intrinseca nella organizzazione gerarchica accettata all’unisono dagli elementi costitutivi.

L’odierna débâcle della politica è spiegabile anche con l’endemica indisciplina, divenuta dominante con l’avvento della “seconda Repubblica”, che probabilmente determinerà una nuova implosione, del resto già preconizzata dai pochi politici avveduti rimasti in auge.

Evitando ulteriori divagazioni, mi preme sottolineare l’indisciplina vigente nell’Istituzione scolastica, causa-effetto del compromesso rapporto docente-discente, divenuta socialmente allarmante  e immagine speculare della crisi ingravescente in cui versa la tradizionale famiglia nucleare.

Occorre ritrovare il coraggio di educare, di imporre alla prole senza necessità di discutere forzatamente sulle futilità, prediligendo il dialogo su temi delicati di particolare gravità in prossimità dell’età della ragione. La libertà agognata in adolescenza dovrebbe essere una lenta conquista, derivata dall’acquisizione di una disciplina imposta dalle figure genitoriali o dagli educatori che ne vicariano il ruolo, la quale disciplina, interiorizzata, si trasforma nel tempo in autodisciplina e poi in modus vivendi irrefutabile nell’età adulta.

A tal fine, un mezzo educativo ausiliare di comprovata efficacia è dato dallo sport individuale o collettivo che sia. L’attività sportiva di lunga durata è un usuale esempio di acquisizione di autodisciplina, inizialmente indotta da altri, nella fattispecie dall’allenatore o dal docente di educazione fisica. O ancora l’inquadramento iniziale delle reclute militari, poco avvezze ad un atteggiamento marziale, al rispetto dei superiori, alla osservazione di regole condivise, che superato il difficile periodo di addestramento, modificano il giudizio prematuramente espresso sino a vivere con fierezza e con orgoglio lo spirito tipico del corpo di appartenenza.

La constatazione empirica del fallimento del modello educativo di tipo sessantottino, retaggio culturale e conseguenza di permissivismo abusato, derivato dalla reazione ai totalitarismi che hanno funestato il ventesimo secolo, mi porta a condividere gli insegnamenti della scuola di pensiero propugnatrice dell’ordine esteriore, finalizzato a conseguire l’ordine interiore, inteso come moralità. Un ritorno al pragmatismo educativo non potrebbe che affinare le virtù individuali e condurre alla realizzazione del talento inespresso, rispettando le attività ludiche, di grande rilevanza nella definizione della personalità, nel percorso di conoscenza che porta alla consapevolezza dei propri limiti e delle proprie potenzialità, nell’apprendimento della correttezza, nell’esercizio dello spirito di squadra e di una sana competizione. Tutto ciò, attribuendo una valenza positiva al sacrificio e alla rinuncia, mezzi necessari per il perseguimento di un fine prefissato.

Gli antichi dicevano: “ per aspera ad astra ”. La via verso le stelle è irta di difficoltà.

                                                                                                  Dott. Armando Orlacchio