Rivive il centro storico. Amen!

Abbiamo pubblicato una mezza dozzina di programmi per i festeggiamenti estivi nei paesi del circondario. Chi più ricco, chi meno ricco, ma accomunati da un solo fine, rendere i paesi più attraenti e luminosi nel periodo dell’anno con maggiore affluenza di popolazione.

Trasformare i paesi in lunapark estivi ci lascia un po’ perplessi, sarebbe bello una destagionalizzazione degli eventi, ma capiamo che è poco gratificante organizzare qualcosa nei mesi invernali e vedervi partecipare poche decine di persone, tuttavia, ben vengano i “programmi estivi” e tutto ciò che può dare un po’ di respiro alle attività che resistono sul territorio ed un po’ di spensieratezza e leggerezza agli abitanti.

Ci ha colpiti però, una serie di manifestazioni che si svolgono nei vari paesi, non solo meridionali, ma anche del Centro Italia e del Nord, accomunati tutti da un unico problema: lo spopolamento e in particolare, l’abbandono dei centri storici.

I titoli degli eventi contengono tutti un solo verbo: RIVIVERE.

Ed allora leggiamo: 1. Volturino “Les Rues Lumieres. Facciamo rivivere luoghi meravigliosi”; 2. Bussoleno “Arte e Arti. Il centro storico rivive”; 3. Rossano “Estate Ragazzi. Rivive il centro storico”; 4. Decollatura “Passaggio in Festa. Il centro storico rivive”; 5. Silvi Paese “Boom di turisti. Il sindaco: “Il centro storico rivive, ripartiamo da qui”.

Ma quando sono morti i centri storici? Questa morte poteva evitarsi? E questo processo lazzariano che ogni estate viene tentato di ridar vita a centri storici definiti “morti” quanto bene fa a zone ormai fragili e pericolanti? Non sarebbe più dignitoso rispettarne la “morte” o a seconda del vocabolario la “lenta agonia”? Oppure non sarebbe meglio provare a far qualcosa per rianimarli tutti i giorni, tutto l’anno? Non sarebbe meglio provare ad evitare lo stillicidio lento ed inesorabile dei tetti che crollano, delle erbacce che crescono nei vicoli vuoti, della pavimentazione sconnessa? La “resistenza” è lasciata al buon cuore ed alla buona volontà degli ultimi abitanti che, come giapponesi dopo la resa del Sol Levante nel 1945, continuano a combattere una “guerra” che sanno di avere già perso.

Poi guardi gli ultimi interventi pubblici messi in opera a Badricc e ti dici: “Era meglio morire da piccoli”.

Ad Maiora Ariadeno

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