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Il Tesoro della Cattedrale di Volturara Appula e della sua ‘Chiesa Badiale’ di S.Bartolomeo in Galdo in esposizione dal 23 al 28 agosto 2002 nella Cripta della Chiesa Madre.
La mostra del Tesoro è il primo passo di un cammino che, per i prossimi anni, vedrà impegnato l’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici e il Museo Diocesano, in un progetto ambizioso: presentare il patrimonio artistico della Diocesi. A chi conosce almeno in parte il nostro patrimonio potrà sembrare un’idea ardita e di non facile realizzazione ma constatando la rinnovata sensibilità che si riscontra in tuti gli ambienti verso i Beni artistici c’è da ben sperare per il futuro in materia di valorizzazione, custodia e fruizione di questi Beni.
La mostra vuol essere uno spaccato di una realtà un pò dimenticata: la Diocesi di Volturara che cessò di esistere nel 1818. Per quasi 900 anni la sua giurisdizione inglobò diversi territori della Daunia e una parte della Valle del Fortore; ebbe il privilegio di conoscere e certamente di arricchirsi di una delle esperienze di vita monastica tra le più esaltanti della nostra zona, quella voluta e vissuta dal beato Giovanni da Tufara(1084-1170), le cui reliquie sono conservate nella Chiesa Madre di San Bartolomeo in Galdo.
Con molta semplicità vengono presentati diversi manufatti preziosi: argenteria sacra (calici, ostensori, pastorali), documenti (Pontificali, Messali, Volumi dell’Archivio Diocesano di Lucera e dell’Archivio Parrocchiale di San Bartolomeo), vesti liturgiche (pianete, piviali, dalmatiche e mitrie) appartenute ai Vescovi di Volturara come gli Abati Commendatari del Monastero di ‘Sancta Maria De Gualdo Mazoca’. I corredi liturgici conservati presso l’ex Cattedrale di Volturara e presso la Parrocchia di san Bartolomeo in Galdo sono un segno tangibile della munificienza e del gusto dei vari ecclesistici.
La Mostra allestita e lo studio che l’accompagna, sia quello sui manufatti tessili di Maria Pia Pettinau Vescina che quello di Giovanni Boraccesi sull’argenteria, sono un umile e doveroso omaggio nei confronti di chi questi doni ha commissionato, per noi segni concreti della loro sensibilità artistica, del loro gusto e della loro fede.