Corsi di formazione per dire addio a concimi e mangimi chimici.

Per gli operatori agricoli operanti all’interno della Comunità Montana del Fortore, nuove opportunità di formazione in due settori particolarmente «di tendenza» negli ultimi anni: l’agricoltura e la zootecnica biologica. A promuovere i percorsi formativi sarà l’assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, attraverso il suo ufficio provinciale, lo STAPA-CePICA. La decisione di concentrarsi proprio sui due settori sopra indicati è stata dovuta anche al fatto che molte aziende agricole del Fortore già adottano, per tradizione, tecniche di coltivazione e di allevamento che non prevedono l’impiego di mangimi industriali o di concimi e antiparassitari chimici. Buone pratiche che però non sono sufficienti perché i prodotti possano essere considerati biologici a tutti gli effetti. A gestire i corsi nel territorio della Valfortore è l’ufficio CESA di S.Marco dei Cavoti, coordinato da Carlo Coduti e Luigi Circelli, esperti conoscitori del mondo agricolo locale. I corsi, senza incentivi per i partecipanti, sono il frutto di una ricognizione effettuata tra le aziende, dalle varie organizzazioni agricole, ricognizione che si è poi tramutata in una vera e propria richiesta avanzata dagli agricoltori che intendono specializzarsi nel settore oppure puntano sulla riconversione o sull’ampliamento delle realtà agricole già esistenti. Ogni area è stata scelta per la particolare vocazione produttiva, facendo in modo che il corso fosse mirato a soddisfare le particolari esigenze scaturite. A S.Giorgio la Molara, ad esempio, si tiene il corso di specializzazione per l’allevamento del Vitellone Bianco; Montefalcone Valfortore ospita il corso per l’agricoltura biologica; S.Bartolomeo in Galdo quello per l’allevamento del bovino da carne, e così via. I corsi hanno la durata di 100 ore, ripartite in 20/22 appuntamenti. Alle docenze frontali, affidate ad esperti del mondo agrario e a docenti universitari, si alternerannoo visite guidate in aziende già specializzate sul territorio regionale e nazionale. Molti sono gli agricoltori che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, anche grazie all’opera di promozione attuata da Regione, Provincia e Comunità Montana, che non stanno risparmiando gli sforzi per contribuire a far decollare l’agricoltura e la zootecnia di un’area con grandi potenzialità ancora in parte inespresse. Molte aziende dell’area pagano inoltre lo scotto del caso ”mucca pazza”, dell’istituzione delle quote latte e della riduzione delle quote per la coltivazione del tabacco. La partecipazione ai corsi di formazione faciliterà l’accesso degli agricoltori alle certificazioni di qualità. I produttori di carni puntano in particolare alla certificazione IGP Vitellone Bianco dell’Appennino centrale, ma sono tanti i settori che, in prospettiva, potrebbero ottenere certificazioni atte a favorire la commercializzazione. Due esempi per tutti, il pomodorino prodotto in asciutto nelle zone collinari interne ed il caciocavallo di Castelfranco in Miscano, che si avvia verso l’assegnazione del marchio di qualità.