Un’altra antica figura dell’economia del paese di mezzo secolo fa

I tratturi rappresentano le vie d’erba che animarono nel corso dei secoli la civiltà della transumanza, che richiama alla mente un fenomeno vecchio di secoli. Conobbe l’affermazione più originale in Abruzzo, Molise, Puglia, Campania e Basilicata. In queste cinque regioni dell’Italia meridionale alle prime nevi di settembre, quando la montagna diventava inospitale con i primi freddi autunnali i pastori lasciavano l’Appennino centro-meridionale e si dirigevano verso il Tavoliere, dove rimanevano fino a maggio, quando la bella stagione permetteva loro di ritornare verso i vasti altopiani della montagna allorché era la pianura a farsi inospitale. Così, ogni anno, per secoli.
Ricchi di pascoli e di acqua i tratturi divennero vie di comunicazione, ma anche pascoli per i greggi e le mandrie, erano dotati di servizi e attrezzature per pastori e bestiame. Lungo le vie di un verde manto d’erba e dalle fitte siepi ai margini, sorsero chiese, taverne e fiorenti centri abitati. A San Bartolomeo sono ancora presenti stralci di tratturi della transumanza. Fino a 30 o 40 anni fa si muovevano non pochi greggi nella campagna. Alle prime incerte luci dell’alba, il pecoraro doveva mungere le pecore. Poi, dopo una colazione con pane, formaggio e lardo, iniziava la lunga giornata dietro al gregge, con il tovagliolo del pane alla cintura annodato alle quattro punte, e in mano un bastone di legno per guidare il gregge. Così il pecoraro dalla mattina all’imbrunire in compagnia dei suoi cani pascolava le pecore. La sera ritornava alla masseria e doveva mungere, bollire il latte nel ‘caccavo’ e così via… Poi il sonno, alla bell’ e meglio, e la mattina dopo di nuovo tutto dall’inizio. I greggi che si vedevano in paese erano solitamente di razza Laticauda, ovini di taglia grande con testa a profilo montonino. La Laticauda era la pecora allevata principalmente nel Beneventano, dava una discreta produzione di latte e di lana e una buona produzione di agnelli da carne. C’è chi impegnato nella ricerca è intento a conservare e valorizzare la Laticauda. Ancora oggi è possibile vedere da queste parti qualche vecchio pecoraro che pascola il suo piccolo gregge, godendo dell’aria pulita, dei profumi dei fiori silvestri e delle dolci melodie degli usignoli.