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Forse tutti, qui in paese, si saranno fermati, durante queste feste, qualche minuto davanti al Presepe della Chiesa Madre, addobbato per l’occasione del Santo Natale; o quanto meno ne hanno sentito parlare. Eh si! Perché, a dire della gente, è un vero capolavoro, un gioiellino di fantasia, mano d’opera e decorazioni.

Non tutti, però, sanno quanta fatica esso è costato. Per realizzarlo, infatti, ci è voluto circa un mese di lavoro, tutte le sere da dopo la Messa fino a notte inoltrata. Durante questi giorni, si sono alternati una ventina di volontari, sotto la guida del “progettista e direttore dei lavori”, Monsignor Franco Iampietro, di cui la metà sempre presenti. Sono state inchiodate centinaia di tavole per reggere e dar forma alla struttura in carta; sono stati passati decine di fili elettrici; è stata selezionata, tagliata e poi rimessa insieme moltissima carta. La vasca al centro, interamente costruita sul posto, contiene circa 1500 litri di acqua. Ci sono due pompe sommerse che riportano su l’acqua, una per la cascata e l’altra per il vino che scorre in continuazione. Sono stati scaricati due camion di sabbia e uno di pietre. È stato reperito tantissimo muschio. Inoltre si è dovuto pitturare dovunque servisse; trovare e adattare i vestiti per le statue, scovare nelle case diversi attrezzi dei nostri nonni. Ci sono due effetti “fuoco”; il giorno è la notte che si alternano sullo sfondo. Insomma, un vero cantiere, come testimoniano anche le foto scattate durante i lavori e esposte nei pressi del presepe. Un’altra cosa che non tutti sanno, è il significato che si è voluto dare al presepe di quest’anno. per farlo facciamo riferimento ad uno dei quattro Vangeli, quello di Matteo. Questo Vangelo (che, lo ricordiamo, significa “bella notizia”, la notizia di un Dio che viene in mezzo a noi, si fa carne per vincere il peccato, attraverso la sua morte e resurrezione, e ristabilire con noi un rapporto di amore) inizia appunto con il racconto della nascita di Gesù e termina con queste parole pronunciate da Gesù ai discepoli dopo la Resurrezione: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. I cari lettori forse a questo punto si chiederanno cosa c’entra tutto ciò con il presepe? Appaghiamo subito la loro curiosità. Quest’anno la Chiesa celebra in maniera particolare l’Eucaristia: ebbene, quel pezzo di pane e quel poco di vino che il sacerdote consacra durante la S. Messa sono il corpo e il sangue di Gesù; quello stesso Gesù di cui ricordiamo in questi giorni la nascita. Nell’Eucarestia Gesù ha realizzato la sua promessa: restare con noi tutti giorni. Nel presepe di quest’anno questo parallelismo è molto forte, molto stringente: mentre la scena principale è, naturalmente, occupata dalla Santa famiglia di Nazareth, con al centro il bambino Gesù, “IL PANE VIVO DISCESO DAL CIELO”, ai due lati sono raffigurate due scene di vita contadina: la cottura del pane, e il vino che viene fuori dalla botte. D’altronde – anche questo è scritto nei vangeli – Gesù, come era stato predetto dai profeti, è nato in un piccolo centro di nome Betlemme, che significa “Casa del Pane”. Come spiega la didascalia accanto al presepe, anche noi siamo chiamati a compiere questo viaggio verso Betlemme. Per comprendere il mistero dell’Eucarestia possiamo e dobbiamo soffermarci a contemplare il Presepe: da un lato la nascita del figlio di Dio fatto uomo, l’Emmanuele (“Dio con noi”), mentre dall’altro quel piccolo chicco di grano che morendo ha portato, e continua a portare, all’umanità molti frutti. Questa è la “bella notizia” che il presepe ci offre: “non temete, ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo (anche per te che leggi): oggi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore”. Altro elemento di richiamo molto forte presente nel presepe da cui far scaturire spunti di riflessione è costituito dall’enorme cascata che si trova dietro Gesù Bambino. Essa rappresenta “la sorgente di acqua viva che zampilla per la vita eterna” (Gv 4). Immaginate per un attimo cosa succederebbe a questa cascata se smettesse di buttar giù acqua, oppure se smettesse di rimandare su l’acqua: cioè, per funzionare, la cascata deve ricevere acqua e donare acqua. È questa la metafora della sorgente (la metafora della nostra vita): da una parte riceviamo acqua dai ghiacciai, cioè da Dio stesso mentre dall’altra la doniamo (leggi “acqua” con “amore/vita”). Se la sorgente, che riceve tanta acqua da questo gigantesco ghiacciaio, non alimenta un fiume d’amore prima o poi straripa. Se ci rifugiamo a monte, rischiamo di inaridirci; se, rimaniamo a valle anneghiamo; se invece lasciamo che l’acqua che riceviamo segua liberamente il suo corso d’amore, vivremo nella gioia. E mentre doniamo acqua, ne riceviamo in abbondanza, “cento volte tanto”. Gesù è la vera sorgente: l’itinerario della nostra vita, il viaggio di cui parlavamo prima, ci porta ad imitarlo, ad essere anche noi sorgente.

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di Gianpaolo Fiorilli