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ImageIeri la decisione del gup Pezza, che ha spedito a processo il responsabile della struttura consortile di San Bartolomeo in Galdo. L’accusa: la tracimazione del percolato ha inquinato le acque superficiali. A febbraio sequestrato l’impianto.

Discarica di San Bartolomeo in Galdo, rinviato a giudizio il responsabile. E’ la decisione del gup Sergio Pezza, così come chiesto dal pm Giovanni Tartaglia Polcini, nei confronti di Renato Cocca (avvocato Roberto Prozzo), di San Marco dei Cavoti, chiamato in causa, appunto, come gestore dell’impianto di Serra Pastore (nella foto). Nel mirino degli inquirenti, che fanno riferimento ad un periodo compreso tra il 2004 ed il 2005, la tracimazione di “rilevanti quantità di percolato” dai rifiuti destinati alla struttura consortile e, per le “lacerazioni del velo di impermeabilizzazione, lo sversamento del liquido anche al di fuori del perimetro della discarica, con invasione della viabilità circostante”. Attenzione puntata, inoltre, sulla scorta dei dati che sarebbero emersi dalle verifiche, sulla presenza di un solo punto acqua inadeguato per il lavaggio delle ruote dei mezzi in uscita, e sulla mancata – secondo l’accusa – esecuzione delle operazioni di abbattimento delle polveri e degli odori. La procura sostiene che, nonostante le reiterate segnalazioni a lui rivolte nel corso dei sopralluoghi, Cocca non avrebbe adottato alcun accorgimento. In questo modo, “per colpa consistita in imprudenza, negligenza ed imperizia”, avrebbe provocato, “mediante la tracimazione ed il ruscellamento del percolato dell’immondizia conferita, l’adulterazione ed il corrompimento di acque anche destinate all’alimentazione prima della loro distribuzione, inquinando, sostanzialmente e gravemente, le acque superficiali”. L’impianto accusatorio passa ora al vaglio del giudice Melito, dinanzi al quale è stato fissato il processo: prima udienza il sedici ottobre. Il Comune di San Bartolomeo in Galdo è rappresentato dall’avvocato Domenico Russo. Come è noto, la discarica di San Bartolomeo è stata sequestrata lo scorso undici febbraio dal Corpo Forestale dello Stato; un provvedimento giunto al termine di una serie di sopralluoghi condotti con l’Arpac – l’ultimo qualche giorno prima – che avevano rilevato una tracimazione di percolato. Lo stop dello sversatoio di fos e sovvalli provenienti dal Cdr di Casalduni, era stato salutato in modo positivo da cittadini, comitati, amministratori comunali ed esponenti politici regionali e locali.

da "Il Sannio Quotidiano"