Nel 2000 fu istituito, il Giorno della Memoria, o della Shoah, scegliendo il 27 gennaio, data in cui le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi dopo aver varcato quel cancello e quella scritta Arbeit macht frei, Il lavoro rende liberi, teatro della pagina più orribile della storia dell’umanità.

Dai racconti dei nonni si può avere una piccola idea di ciò che si è vissuto durante la guerra e delle tante famiglie deportate e sterminate, ma c’è anche chi ha voluto contribuire a costruire una verità storica condivisa, per restituire giustizia, dignità e onore a chi ha vissuto la strategia del terrore e della violenza. Titti Pacifico, giovane donna, una moglie e una mamma, che tra vecchi documenti appartenuti a suo nonno ha trovato qualcosa che ha suscitato in lei il desiderio di onorarne la memoria. Il nonno di Titti, Giovanni Pescatore, in qualità di reduce ed ex combattente è stato per tanti anni il presidente dell’Associazione Combattenti e Reduci di San Bartolomeo in Galdo. Da quei documenti affiora il suo impegno a favore del riconoscimento dei diritti dei combattenti, la difesa di quelli da essi acquisiti, l’assistenza ai propri associati, il superamento delle difficoltà della vita, il reinserimento nella vita sociale degli ex combattenti e la garanzia del risarcimento a chi ha patito danni fisici durante gli scontri, ma anche per coloro che, come le vedove e gli orfani di guerra, durante la guerra hanno perso i propri cari. “Ho voluto ripercorrere le tappe del lavoro di mio nonno ha detto Titti, per rendergli omaggio e, dopo aver esaminato tutta la documentazione che mio nonno ha custodito, ho fatto richiesta per riaprire la sede a San Bartolomeo dell’Associazione, ottenendo l’autorizzazione. Oggi si celebra la giornata della Memoria, ebbene nell’archivio di mio nonno ho scoperto che ben 97 soldati di San Bartolomeo in Galdo sono stati prigionieri nei lager nazisti, e con l’apertura della sede intendo onorare anche la memoria di questi soldati, uomini perduti nel tempo di ieri ma vivi nel ricordo immortale di ciò che hanno dato per una causa comune. Sono passati ventitrè anni dalla scomparsa di mio nonno e attraverso questi documenti che rappresentano un lascito per tante famiglie, intendo ricordare il suo lavoro da uomo semplice ed onesto che amava il suo paese, lavorando in modo riservato con poche persone cercando nel suo piccolo di fare del bene, senza tollerare arroganza, menzogne e persecuzioni sociali dell’epoca ad opera di fanatici che si identificavano in un finto perbenismo”.

fonte: Samnium.info