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Ancora un ritrovamento archeologico lungo gli scavi del Gasdotto della Snam che percorrerà l’Appennino centrale, interessando altre 9 regioni oltre l’Abruzzo.

Per una lunghezza di 687 km da Brindisi a Minerbio (Bologna) lungo territori di grandissimo valore naturalistico. Questa volta i ritrovamenti riguardano la località Taglianaso a San Bartolomeo in Galdo, e si tratterebbe di un insediamento di epoca Sannitica , come ci ha spiegato la dottoressa Luigina Tomay della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Salerno, che ha presieduto il sopralluogo a seguito della segnalazione degli archeologi che seguono il percorso degli scavi del gasdotto. “Se devo dirla tutta, ha dichiarato la Tomay, siamo ancora allo stato iniziale tanto che ancora non possiamo definire con estrema certezza le reali condizioni del sito, anche se vi sono dei chiari elementi che lasciano supporre la presenza di rovine risalenti ad Epoca Sannitica. Il nostro compito ora è quello di garantire la tutela ad ampio raggio della zona che potrebbe essere riconducibile ad un percorso tra il Tirreno e l’Adriatico lungo il quale si erano costituiti dei villaggi o opere a protezione. Ovviamente dobbiamo capire capire quali dispositivi di tutela dobbiamo adottare per la realizzazione degli scavi per contemperare anche alle esigenze dei lavori del gasdotto.” Già nei mesi scorsi avevamo segnalato altri ritrovamenti grazie alla segnalazione del Circolo Legambiente Valfortore che segue in modo scrupoloso gli scavi al fine di salvaguardare gli aspetti naturali e paesaggistici del territorio interessato. “Le nostre perplessità, ha dichiarato il presidente Barbato di Legambiente Valfortore, non riguardano solo pochi aspetti ambientali ma anche l’occupazione di superfici coperte da boschi e foreste, oasi faunistiche, aree sottoposte a vincolo idrogeologico o gravate da usi civici, ed il progetto del metanodotto prevede l’attraversamento di numerosi fossi, torrenti e fiumi. Ma vogliamo parlare dell’importanza ecologica dei corsi d’acqua, per il ruolo che essi svolgono nel mantenimento della connettività ecologica e quali siti di rifugio, migrazione, alimentazione e riproduzione quindi riteniamo che le modificazioni dell’alveo e delle sponde in seguito all’attraversamento risultano negative e permanenti.” Intanto gli archeologi Marinella Antolini, Tonia Bocola e Stefano Creatore, e gli assistenti Cristian e Ferdinando De Rosa sono al lavoro con la tecnica dello scotico ossia la pulizia del primo strato del sito.

fonte: Samnium.info