IL PERSONAGGIO DEL MESE: La guerra raccontata da nonno Pasquale –  L’ANGOLO DELLA POESIA: Sui campi delle Fiandre – La storia del logo Ferrari e la Prima guerra mondiale
La guerra raccontata da nonno Pasquale
Questa è la storia del mio bisnonno, Pasquale Pacifico, nato il 9 novembre del 1919 a San Bartolomeo in Galdo, provincia di Benevento, in Italia. È stato un onore intervistarlo e un’esperienza scoprire una parte della sua vita così difficile che resterà per sempre nella mia memoria.
Nonno, quanti anni avevi quando è iniziata la guerra?
Sono partito da casa per cominciare la mia vita da militare il 28 febbraio 1940, avevo 20 anni.
Dove vivevi?
I primi tempi mi hanno mandato ai confini con la Jugoslavia in montagna, con il 56mo Reggimento dell’Artiglieria.
Con chi vivevi?I primi mesi eravamo tutti insieme noi soldati dello stesso reggimento e tutto era tranquillo, eravamo circa 300 soldati, ma dopo il governo ha richiamato altre classi. Sono arrivati allora da tutte le parti. Il nostro gruppo era formato da 3 batterie, 7mo, 8vo e 9no, con i nuovi soldati eravamo 1200. Non c’era posto  nelle camere, dormivamo per terra.Cosa ti ha spaventato di più nonno?Una volta scoppiata la guerra il 10 giugno, nella caserma tutti dicevano che dovevamo andare a combattere in Russia, ero molto preoccupato. Un giorno incontrai il mio comandante, e gli chiesi se era vero. Il comandante mi disse che era vero, ma che eravamo destinati in Albania a combattere contro la Grecia. In quella stessa giornata siamo partiti per Bari, la nave era pronta, e una volta partiti, dopo 14 ore siamo arrivati a Durazzo in Albania.
Nonno, qual è la cosa che ti ricordi di più e perché?
Il giorno 8 settembre del 1943 sono arrivati i Tedeschi. I nostri ufficiali ci dicevano che aspettavano notizie da Roma per capire cosa fare. Ma intanto la situazione diventava complicata, Mussolini veniva ucciso, Vittorio Emanuele fu mandato in esilio, praticamente in Italia non si sapeva più chi fosse al comando.
Quali sono i ricordi più tristi e quelli più felici?
Una notte sono arrivati i soldati tedeschi armati ordinandoci di consegnare le nostre armi. “Siete nostri prigionieri ” ci hanno detto. Dopo averci messi tutti in riga ci hanno fatto andare su una strada ordinandoci di seguire il sentiero. Dopo 3 giorni di cammino tra i boschi e strade infangate siamo arrivati ad una stazione dove c’era un treno ad aspettarci. Ci hanno diviso in due gruppi, in un vagone i soldati feriti e malati, nell’altro quelli sani. Io sono salito sul vagone dei soldati malati, perché avevo preso una brutta malattia, la malaria.
Siamo partiti, abbiamo lasciato la Grecia e abbiamo attraversato la Macedonia. Quando siamo arrivati in Austria hanno staccato i due vagoni, tutti gli altri sono partiti per la Germania e non li abbiamo più visti. A noi ci hanno portato nel campo di concentramento di “Casis Steinbruch” in Austria e lì ho trascorso due anni di maltrattamenti senza avere mai notizie della mia famiglia in Italia.
Nonno, è stato difficile riprendere la vita normale dopo la guerra?
Molto difficile, ho ricominciato la mia vita normale dopo 6 anni . Il 21 aprile abbiamo vinto contro la Grecia, però il nostro gruppo è rimasto lì per altri 31 mesi a causa dei ribelli, abbiamo fatto un presidio, che serviva a mantenere l’ordine.
Nonno cosa facevi durante la guerra?
Io ero un trombettiere ma in guerra non si usava la tromba, ma solo i fucili. Io facevo il porta ordini, prendevo ordini dai superiori e li comunicavo alla batteria.
Nonno, hai combattuto in qualche battaglia?
Si, ho combattuto contro la Grecia e l’Albania.
Hai qualche cosa con te che ti ricorda la guerra?
Ho le mie medaglie, la Croce di guerra.
Nonno, cosa pensi della guerra?
Che non dovrebbe esistere più.

Tania Primiani 601

Fonte: corriereitaliano.com