Lunedì mattina, il popolo del Fortore è sceso in piazza caricando su di sé tutta la rabbia di una terra che da quarant’anni è considerata solo una riserva per i piazzisti del voto e per gli installatori di pale eoliche.
Gente dura e ostinata nel difendere l’identità e la dignità di un territorio ridotto all’isolamento e in progressivo spopolamento. La protesta contro il dissesto della rete stradale, è soltanto l’evidenza fisica di una furia repressa da parte di una popolazione che più di altre, sta pagando il prezzo del clientelismo volgare e dello spreco di risorse nel Sannio. È una rivolta giustificata contro quel bivacco di egoisti accampanti nella Rocca dei Rettori, capeggiati da un presidente che il poeta Luigi Pulci nel XV secolo avrebbe definito “Poltron gaglioffo, poltoniere e vile”.

La collera dei fortorini si è avvertita per le strade di Benevento, come a ridestare una città sonnacchiosa e una società civile piena di dottorissimi e professoruncoli, troppo affaccendati a ubriacarsi di elettoralismo e a fare la questua nelle segreterie politiche per qualche incarico pubblico. Non provate a girarvi dall’altra parte e a biascicare in tono sommesso “non sono affari miei”.

Invece sono affari nostri, state camminando sopra una polveriera sul punto di esplodere ma non sembrate preoccupati. Abbiamo visto una comunità non rassegnata, risoluta, con un obiettivo preciso e che detesta di essere stordita e illusa per l’ennesima volta.

Un popolo che esige una nuova politica, uno sforzo di elevazione morale e materiale del singolo e del collettivo. Vogliono vivere, non vegetare sulla loro terra. Sono un esempio per tutti noi.

John Wilkes

Fonte: sannioreport.com