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Esino Lario è un piccolo paesino affacciato sul lago di Como. Distante 54 chilometri da Lecco, vive la sua solitudine con dignità e forza. Nel censimento del 1861 Esino contava 831 abitanti, oggi a distanza di 158 anni ne conta 767. Resiste Esino, non muore, anzi è un esempio importante di resilienza. Ha alcuni vantaggi rispetto a noi: è situato in Lombardia, la regione più ricca d’Italia; può spendere il lago di Como per attrarre turisti; è vicino alla Svizzera.

Eppure non basta. Ed allora il Sindaco ha pensato bene di mettere in vendita l’intero borgo. Una boutade, niente di più. Prima di questa carnevalata il sindaco Pietro Pensa era però, riuscito a convincere Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, ad organizzare il raduno internazionale dei wikipedisti nel proprio borgo nell’anno 2016.

Un successo clamoroso, per una settimana sono stati ospitati ad Esino Lario oltre 1200 persone provenienti da tutto il mondo per discutere degli sviluppi dell’enciclopedia libera Wikipedia. Lo stesso Maroni, allora Presidente della Regione Lombardia, leghista meno barbaro sognante, capito l’importanza del raduno, finanziò il rifacimento dell’unica strada provinciale che porta ad Esino con euro 300.000.

Ci siam chiesti: perché non organizziamo anche noi un evento del genere? È bastato guardarci intorno per capire che a causa di ovvie deficienze logistiche: mancanza di strade decenti, mancanza di aeroporti nelle nostre prossimità, mancanza del lago di Como, insomma, non siamo attrattivi. Per assurdo, se anche dovessimo convincere il direttore di Repubblica Carlo Verdelli ad organizzare a SBiG invece che a Bologna la “Repubblica delle idee”, oppure Travaglio ad organizzare a SBiG invece che a Marina di Pietrasanta, la festa del Fatto Quotidiano, probabilmente verrebbero solo loro.

Siam sicuri però, che nel mondo, qualcuno che voglia venire a San Bartolomeo nonostante gli innumerevoli disagi ci dovrà essere.

Il pensiero va ai nostri emigranti, che avranno nostalgia del proprio paese e torneranno ad agosto per le feste patronali. Un plauso va a tutte le associazioni che in quel mese si danno da fare per rendere più divertente ed accogliente SBiG.

Un emigrante è legato al proprio borgo da un forte legame di sangue, che va al di là di ogni certificazione formale, eppure noi abbiamo pensato a qualcosa che gli faccia dire anche a distanza di 5, 6 generazioni: io sono di San Bartolomeo.

Cosa c’è di più sicuro nel certificare che si è di un luogo che non il cognome? L’obiezione è semplice: ci sono i Monaco di San Bartolomeo, ma esistono anche i Monaco di Caivano e Bagheria. Ci sono i Circelli di SBiG, ma anche i Circelli di Circello. Ci sono i Pacifico di SBiG, ma anche i Pacifico di Roma e Potenza.

Tutto vero, ed allora la soluzione è semplice, basta individuare un cognome autoctono, un cognome del quale si possa affermare: è solo di San Bartolomeo in Galdo. Un cognome che sia sinonimo di San Bartolomeo in Galdo.

Noi quel cognome lo abbiamo trovato, ed è Colatruglio. Possiamo affermare quasi con certezza, l’avverbio è cautelativo, che tutti i Colatruglio sparsi per il mondo hanno origine di San Bartolomeo in Galdo.

Affermiamo che Colatruglio sia un cognome autoctono dopo aver chiesto un parere al dott. Fabio Paolucci, storico e genealogista, autore del prezioso volume: Le famiglie campane Tra storia, genealogie e personaggi illustri, Kairòs Edizioni, Napoli 2012.

A San Bartolomeo in Galdo, sono attualmente presenti numerosissimi nuclei familiari con cognome Colatruglio e solamente 4 con cognome Truglio. La formazione del cognome Colatruglio è derivata sicuramente da un Nicola Truglio, la forma aferetica del patronimico Nicola e dunque: Cola e Truglio, derivato a sua volta dalla cognominizzazione di un nome corrotto (Tullio o Troilo/Trolio) o di un soprannome (il truglio era un antico istituto giuridico del Regno di Napoli).

La nostra supposizione nasce dalla visione di un registro parrocchiale del 1592, che riporta si, entrambi i cognomi, ma in misura eguale, e non con la sproporzione odierna. Inoltre in un antico ricorso ragionato presentato dall’Universitas di San Bartolomeo in Galdo al Re di Napoli Ferdinando II, si legge che nel 1672 un certo don Angelo Truglio, Sacrista Maggiore della Chiesa Badiale di San Bartolomeo Apostolo, e figlio di don Nicola Truglio, possidente locale, donò la maggior parte dei suoi beni al Monastero Agostiniano allora presente a San Bartolomeo. Inoltre, poiché fino alla grande emigrazione post-unitaria, nessuno lasciava i luoghi di nascita, sul sito dedicato all’emigrazione negli Stati Uniti e su alcuni dedicati all’emigrazione in America Latina, tutti, ma proprio tutti, senza nessuna eccezione, i Colatruglio partiti per le Americhe erano di San Bartolomeo in Galdo. Ad una ricerca superficiale in alcuni registri parrocchiali dei paesi confinanti, si evince che fino al 1900, non vi abitava nessun Colatruglio. Pertanto crediamo che la nostra ipotesi possa essere considerata veritiera e dunque, possiamo affermare con un certo grado di certezza che tutti i Colatruglio sparsi per il mondo hanno avi sanbartolomeani.

Ed ecco allora la nostra idea. Perché non organizzare un raduno a San Bartolomeo di tutti i Colatruglio viventi nel mondo?

Dedicare una giornata, una tantum, affinché si riuniscano nel borgo che ha dato i natali a loro, o ai loro avi, per conoscere il proprio borgo e magari conoscere i parenti alla lontana che sono sparsi nel globo o vivono ancora al paese.

Siamo consci che un lavoro del genere, richiederebbe un immane lavoro, uno sforzo collettivo da parte di cittadini, istituzioni e associazioni del territorio, ma perché non farlo?

I Colatruglio, non saranno wikipedisti sparsi per il mondo, ma sono molto di più sono parte della nostra piccola e grande storia comune.

Ad Maiora Ariadeno