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Come presenterebbe brevemente il suo romanzo “Carbone”? Di cosa parla?

La storia della “signorina” Armida – un tempo concertista di successo in Venezuela tornata suo malgrado in età matura nel paesino del Sud Italia dal quale i genitori erano emigrati tempo addietro – si incrocia con quella della settantenne Vera, figlia di un lituano e di una napoletana. Il libro parla del segreto e dell’interrogativo sul sentimento umano, e lo fa usando il gioco claustrofobico di identificazione tra le due, nel chiuso dello spazio della casa. La narrazione ha come sfondo un teatro più grande di orrori e omertosi silenzi, la Seconda Guerra Mondiale, dove la vera domanda, quella intorno al silenzio di chi sa, resta insoluta.

Quale è l’esigenza che ha sentito come scrittore? Da cosa nasce o cosa vuole comunicare il libro che ha candidato al Premio Neri Pozza?

L’esigenza è quella di raccontare, attraverso una forma poetica e anche nella metafora musicale una storia difficile da dire, ovvero quella del sopruso, fisico o psicologico, grande e piccolo, che sia. E dire della violenza delle emozioni e delle azioni degli esseri umani.

La situazione attuale nel mondo e in Italia è complessa a livello economico e sociale; il Suo libro può dare spunti di riflessione per il presente e per il futuro? Quali?

“Carbone” attraversa uno dei momenti di un passato mai passato che più hanno segnato la nostra visione del mondo. Credo che il mio libro abbia l’urgenza di comunicare per traslato un grande desiderio di libertà, e di guardare ancora una volta e con attenzione al disegno della Storia.

AstraRicerche ha svolto un’ indagine per Neri Pozza e ha mostrato che i lettori possono cercare svago/evasione, emozione, confronto con idee e ‘mondi’ differenti, conoscenza (del passato, del presente, …); il suo libro risponde – in particolare – a una di queste “domande” dei lettori? O a una ulteriore? 

Credo che il mio libro possa avere una connessione con la dimensione dei sentimenti di ogni individuo, perché parla delle emozioni di tutti: speranza, rabbia, frustrazione, attese disattese. Amore, ovviamente. E che permetta anche di guardare a un quadro più complesso, quello della Storia e di ciò che nel tempo continua a ripetersi.

Sempre secondo l’indagine, per i lettori leggere è sia un piacere che un dovere (verso sé stessi, verso la comunità); cosa è, invece, scrivere per lei? In fondo, perché lei scrive? 

Scrivo nel tentativo di indagare il senso, nella speranza di incrociare un universale delle emozioni umane. Una chiave.

I libri finalisti non sono ancora pubblicati, lo sarà in seguito quello che vincerà il Premio Neri Pozza e forse gli altri.

Licia Pizzi è nata a Benevento nel 1974 ma vive a Napoli da più di vent’anni. Docente per il laboratorio di italiano scritto all’Università degli Studi di Napoli l’Orientale, ha pubblicato per OXP-Orientexpress i romanzi Scrivi per me (2006) e Del fare e del disfare(2017). Il suo romanzo Piena di Grazia (ad est dell’Equatore, 2018) è stato proposto per la LXXIII edizione del Premio Strega.