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Inizio carriera da professionista

Era il 17 marzo 1947. Il suo primo avversario si chiamava Lee Epperson (un pugile molto esperto della nativa cittadina Brockton): l’irlandese-americano resistette solo tre riprese prima di cedere sotto i pugni devastanti di uno sconosciuto pugile italo-americano. Per l’anagrafe americana il nome di questo pugile era Rocco Francis Marchegiano. Ma lui, per evitare che la madre – come già riferito, contraria alla box – venisse a sapere di tale incontro, adottò  per l’occasione lo  pseudonimo di Rocky Marck. A dire di alcuni biografi questo primo incontro gli fruttò la bellezza di 30 dollari! In merito alla mamma, ecco il pensiero di due giornalisti Dario Torromeo (classe 1949, da quarant’anni al Corriere dello Sport, esperto di pugilato) e Gianni Ranieri della Stampa di Torino:

a) Dal libro I dodici giganti di Dario Torromeo (Bologna 2003): «Pasqualina Picciuto è una signora robusta, la vista le fa difetto e per correggerla usa un paio di grossi occhiali da miope, indossa vestiti color pastello e tiene su i capelli con un fermaglio. Ha la faccia piena, le guance rotonde come il resto del suo corpo in salute. Viene da Benevento. È arrivata all’America, come dicono gli emigranti di quella generazione, nel primo decennio del Novecento.

Ha conosciuto Pierino (sic) Marcheggiano (sic), l’ha sposato e dopo qualche anno è nato Francesco Rocco. Il papà di Pierino (sic) si chiama Luigi (sic), è un piccolo boss del quartiere italiano di Brockton. Gestisce una distilleria clandestina.

I Picciuto e i Marcheggiano (sic) vivono a meno di un miglio dal James Edgar Playground, dove i ragazzi vanno a giocare.

Da qualche tempo Francesco Rocco è diventato Rocky e non gioca più. Fa il pugile professionista. Ogni volta che combatte, Pasqualina sale sulla macchina del medico di famiglia, Rocco Del Colliano, e si fa portare in giro per il quartiere. Il dottore ha una fermata fissa davanti alla chiesa. Lei entra, prega, accende un paio di ceri.

“Pasqualina, non avete mai visto Rocky combattere?”.

“Mai, e mai  lo vedrò”.

“Rocky è forte, vince. Di che cosa avete paura?”.

“Che faccia male all’altro ragazzo, anche lui ha una mamma che prega”.

Torna a casa, la radio è spenta. Aspetta solo che il telefono suoni. “Mamma, sono Rocky. Ho vinto un’altra volta. Nessuno si è fatto male”.

Anche stanotte Pasqualina dormirà serena». N.B. Non me ne voglia Dario Borromeo per questo mio appunto, ma è soltanto una precisazione: in merito a Luigi – citato come il piccolo boss di quartiere –, trattasi del padre di mamma Maria Pasqualina (Luigi Picciuto) e non del padre di Quirino Marchegiano (e non Pierino Marcheggiano, ndr), che si chiamava Rocco Marchegiano.   

b) Il 10 agosto 2007, sulla Stampa di Torino, Gianni Ranieri scrive: «Truman radunò a Brockton ottomila persone. Ike ventimila, Rocky tutta la città. Questo vuol dire che siamo più importanti del presidente degli Stati Uniti». Per poi continuare: «La signora Pasqualina Picciuto, che l’8 agosto del 1921, aveva sposato nella chiesa di St. Patrick a Brockton l’emigrato abruzzese Peter (sic) Marchegiano, amava moltissimo il figlio che da quelle nozze era nato: il suo Rocco, che le necessità pubblicitarie e di lingua avrebbero trasformato in Rocky Marciano quando il pugilato divenne il suo destino. Lo stesso nome di Pasqualina Picciuto, arrivata in America da San Bartolomeo in Galdo, Campania, si mutò col trascorrere degli anni in Lena Picciuti. Ma se è facile cambiare un nome, non è facile cambiare un carattere. Rocky restava chiuso nel suo mondo di guerriero: viveva soprattutto con se stesso e per se stesso. Sapeva che anche un solo attimo di debolezza, di abbandono, l’avrebbe perduto. Sua mamma restava la sua mamma di San Bartolomeo in Galdo,

una mamma per la quale il figlio, sia un uomo qualsiasi, sia il campione del mondo dei pesi massimi, sia uno sconosciuto o sia più celebre d’un presidente degli Stati Uniti, è sempre sangue del suo sangue, carne della sua carne. Pasqualina Picciuto ha la forza e il coraggio dell’emigrante costretta a lasciare la sua terra, ma conserva la tenerezza, la dolcezza, i sentimenti, la passione e l’amore, d’una donna della vecchia Campania […]››. N.B. Peter dovrebbe essere Quirino Marchegiano il papà di Rocky!

Dopo questo doveroso omaggio alla madre del campione, proseguiamo nel nostro racconto. Eravamo rimasti al primo incontro della sua strepitosa carriera. Dopo il vittorioso esordio, dove dimostrò subito la sua grande dote  –  quella di saper incassare i pugni del suo avversario senza cedere di un passo – il 12 luglio 1948, sotto la  guida del leggendario allenatore Charlie Goldman, Rocky disputò il secondo incontro della sua carriera da professionista, combattendo a Providence  (capitale  dello Stato Rode Island) contro il temutissimo Harry Bilizarian (altri Bilazarian, altri ancora Bilzerian). Anche questi, suo malgrado, subì inevitabilmente il ko nel giro di tre minuti. Lo speaker dell’incontro, non riuscendo a pronunciare  bene il cognome, lo presentò come Marciano. Quella sera, grazie all’intuito del suo manager Al Veill, nacque Rocky Marciano un nome da leggenda,impressopersempre negli annali sportivi, un campione  che nessuno fermerà più durante la sua strepitosa carriera da professionista durata 9 anni fino al 27 aprile 1956, data in cui – come si suole dire nel gergo pugilistico – “appese i guantoni al chiodo”, annunciando in una conferenza stampa l’abbandono definitivo della boxe. Aveva 33 anni.

Archiviati i primi due incontri, ne seguirono altri 40 prima del titolo mondiale: un totale quindi di 42, che qui di seguito riporto.

I suoi strepitosi  match prima del mondiale       

01) 17.03.47 a Holyoche contro Lee Epperson vitt. ko alla 3ª ripresa;

02) 12.07.48 a Providence contro H. Bilzerian vitt. ko alla 1ª ripresa;

03) 19.07.48 a Providence contro J. Edwards vitt. per ko alla 1ª ripresa;

04) 09.08.48 a Providence contro B.Quinn vitt. per ko alla 3ª ripresa;

05) 23.08.48 a Providence contro Eddie Ross vitt. per ko alla 1ª ripresa;

06) 30.08.48 a Providence contro J. Settimane vitt.  per ko alla 1ª ripresa;

07) 13.09.48 a Providence contro H. Jackson vitt. per ko alla 1ª ripresa;

08) 20.09.48 a Providence contro B. Hardem.  vitt. per ko alla 1ª ripresa;

09) 30.09.48 a Washington contro G. Cardone vitt. per ko alla 1ª ripresa;

10) 04.10.48 a Providence contro B. Jefferson vitt. per ko alla 2ª ripresa;

11) 29.11.48 a Providence contro J. Connolly vitt. per ko alla 1ª ripresa;

12) 14.12.48 a Philadelphia contro G. Ferron vitt. per ko alla 2ª ripresa;

13) 21.03.49 a Providence contro J. Pretzie vitt.  per ko alla 5ª ripresa;

14) 28.03.49 a Providence contro A. Donato vitt. per ko alla 1ª ripresa:

15) 14.04.49 a Providence contro J. Mura vitt. per ko alla 3ª ripresa;

16) 02.05.49 a Providence contro J. Evans vitt. per ko alla 3ª ripresa;  

17) 23.05.49 a Providence contro D. Bogard   vitt.  ai punti in 10 riprese;

18) 18.07.49 a Providence contro H, Haft vittoria per ko  alla 3ª ripresa;     

19) 16.08.49 a New Bedford contro P. Louhtis vitt. per ko alla 3ª ripresa;

20) 26.09.49 a Providence contro T. Di Giorgio vitt. ko alla 4ª ripresa;

21) 10.10.49 a Providence contro T.T. Lowry vitt.  punti in 10 riprese;

22) 11.07.49 a Providence contro J. Domicis vitt. per ko alla 2ª ripresa;

23) 02.12.49 a N. York contro P.Richards vitt. per ko alla 2ª ripresa;

24) 19.12.49 a Providence contro P.Muscato vitt. per ko alla 5ª ripresa;

25) 30.12.49 a New York contro C. Vingo vitt. per ko alla 6ª ripresa;

Carmine Vingo vs Rocky Marciano

26) 24.03.50 a New York contro R.La Starza vitt. ai punti in 10 riprese;

27) 05.06.50 a Providence contro E. Eatman vitt. per ko alla 3ª ripresa;

28) 10.07.50 a Boston contro G. Buonvino vitt. per ko alla 10ª ripresa;

29) 18.09.50 a Providence contro J. Shkor vittoria per ko alla 6ª ripresa;

30) 13.11.50 a Providence contro T. T. Lowry vitt ai punti in 10 riprese;

31) 18.12.50 a Providence contro Bill Wilson vitt. per ko alla 1ª ripresa;

32) 29.01.51 a Providence contro K. Simmons vitt. per ko all’8ª ripresa;

33) 20.03.51 a Hartford contro H. Mitchell vitt. per ko alla 2ª ripresa;

34) 26.03.51 a Providence contro H. Art vitt. per ko alla 9ª ripresa;

35) 30.04.51 a Providence contro R. Applega. vitt. ai punti in 10 riprese;

36) 12.07.51 a New York contro Rex Laine vitt. per ko alla 6ª ripresa;

37) 27.08.51 a Boston contro F. Beshore vitt. per ko alla 4ª ripresa;

38) 26.10.51 a New York contro Joe Louis vitt. per ko all’8ª ripresa;

39) 13.02.52 a Philadelphia contro L.Savold vitt. per ko alla 6ª ripresa;

40) 21.04.52 a Providence contro G. Buonvino vitt. per ko alla 2ª ripresa;

41) 12.05.52 a Providence contro B.Reynolds vitt. per ko alla 3ª ripresa;

42) 28.07.52 a Bronx, contro H. Matthews vitt. per ko alla 2ª ripresa. 

Analizzando gli incontri disputati (11 nel 1948 e 13 nel 1949), è subito evidente come questi siano stati scelti con molta oculatezza. Questo, bisogna ora riconoscerlo, fu merito senza dubbio di Al Veill, (celebre organizzatore d’incontri del Madison Square Garden di New York e successivamente suo manager) e dell’allenatore Charley Goldman, di origine russa, un piccolo uomo occhialuto che in gioventù era stato un grande pugilatore. Hanno scritto che, per assistere Marciano, Al Veill rinunciò a un impiego che gli rendeva ventimila dollari l’anno: i fatti hanno poi dimostrato che non fu una scelta sbagliata e un cattivo affare.

A dire del già citato giornalista William Anderson, queste due esperte guide «lo pilotarono attraverso le acque infide dei primi esordi con infinita cautela, facendogli incontrare per due anni, con monotonia esasperante, solo delle mezze figure», sino a raggiungere un record strepitoso di sedici ko consecutivi, di cui nove alla prima ripresa – come si evince dall’elenco delle vittorie – nel giro di 2 anni. «Gli fu così evitato il fatale errore di Mitri, che si rovinò la carriera per bruciare le tappe. Il suo manager attese invece che il suo pupillo imparasse a fondo tutti i segreti del mestiere e solo quando poté vantare ventidue ko su ventiquattro vittorie consecutive, lo mise di fronte a La Starza››.

Questo, ora si può dire, fu forse il primo vero incontro della sua carriera: Roland La Starza (famiglia di origine ciociara), pugile giovane (classe 1927), intelligente, ancora imbattuto dopo 37 incontri, nativo di New York, quartiere del Bronx.  Marciano lo sfidò nella “sua tana”. La Starza era un eroe del Madison Square Garden e partiva favorito nelle quote delle scommesse. Come sappiamo, questa volta Marciano vinse soltanto ai punti dopo dieci belle riprese, ma il verdetto non fu unanime. La Starza fu atterrato una sola volta, ma riuscì a resistere contrattaccando brillantemente. La decisione dei giudici che lo diedero perdente fu da molti considerata un’ingiustizia. Questi i verdetti: arbitro Jack Atson 5-5; giudice Arthur Schwartx 5-4; giudice Artie Aidala 4-5. Dopo la vittoria (la ventiseiesima) su La Starza, ne seguirono altre sedici, per un totale  di 42 incontri tutti vinti di cui 37 per ko e cinque ai punti.

Fra tutte le  vittorie  menzionate,  a dire delle cronache sportive di quei tempi  quella con cui ottenne la propria consacrazione avvenne  il 26 ottobre del 1951 al Madison Square Garden di New York (il radiocronista per l’Italia era un certo  Mike Bongiorno…) contro  Joe Louis,  soprannominato  The  brown bomber, “Il bombardiere marrone”,  per il colore scuro  della pelle (avendo lui  come genitori un nero e un’indiana): un pugile – va detto in verità – al termine della sua gloriosa carriera, di 37 anni, con acciacchi vari, un po’ pelato e con un po’ di pancetta. Alla fine della prima ripresa Louis capì che non l’avrebbe spuntata: «Picchia come un fabbro e incassa come un’incudine», mormorò all’angolo nell’intervallo. Nelle successive riprese fece appello a tutte le risorse e alla sua classe per frenare l’aggressività e la violenza di Marciano, che lo sballottava da un lato all’altro del ring. Stordito dai colpi, incapace di reagire, con le gambe divenute di piombo, colui che in quindici anni era stato messo ko una sola volta da Max Schemeling crollò all’ottava ripresa colpito da una serie di sinistri e, dopo un secondo di attesa e agonia, da un destro che lo scaraventò tre le corde, fuori dal ring. Per Marciano la 38ª vittoria consecutiva e il più ambito dei suoi 33 ko. Per usare le parole di Bartolo Iossa riportate dalla rivista 60 anni di ring (2007), ‹‹agli occhi di Rocco Marchegiano, gran tifoso di Joe, il corpo di Louis al tappeto e rovesciato su un fianco sembrò il simbolo stesso della inesorabilità del declino di qualsiasi campione. Anche il più grande. Quell’immagine di gladiatore ferito accompagnerà spesso i momenti di solitudine di Marciano nel campo di Groosinger».

Louis era sempre stato l’idolo di Marciano e dopo questo incontro nascerà tra i due un’amicizia sincera, che porterà Rocky ad aiutare il vecchio campione caduto in disgrazia – sia di salute che di finanze – dopo il ritiro. Marciano è ormai pronto per una sfida mondiale.  Soprannominato il “maglio di Brockton”, il giovanotto italo-americano ha guadagnato un bel po’ di dollari, ha sistemato i genitori e ha sposato –  nel 1950, come già detto –  la sua dolce Barbara. Con questo strepitoso tabellino personale, Marciano, ancora imbattuto, ha le porte aperte per l’ultima grande sfida che lo avrebbe consacrato campione del mondo di pugilato dei pesi massimi.

Alla fine di questo lungo resoconto vittorioso prima del titolo mondiale, ritengo che meritino una citazione particolare quei cinque eroici  pugili che hanno sfidato Rocky riuscendo  a terminare gli incontri dopo tutte e dieci  le riprese. Sconfitti ai punti, in ordine cronologico: il 23 maggio 1949 Don Mogard; il 10 ottobre 1949 Ted  Lowry; il 24 marzo 1950 Roland La Starza; il 13 novembre 1950 Ted Lowry;  il 30 aprile 1951 Willis Applegate. (N.B. Da notare la doppia sconfitta ai punti del pugile Tiger Ted Lowry: veramente un tipo tosto per il grande Marciano).

Campione del mondo!

Siamo arrivati all’incontro della vita per Marciano, il 43º della sua carriera.  Chi scrive, aveva a quel tempo 15 anni. Per il campione l’ora della verità giunge il 23 settembre 1952, quando ha 29 anni, dopo cinque anni di strepitose vittorie (abbiamo detto 42 senza sconfitte, di cui ben 37 per ko!).  Davanti a lui ecco Jersey Joe Walcott, campione del mondo dei pesi massimi, pugile dotato di enorme esperienza e ottima tecnica: tre mesi prima ha strappato il titolo a Ezzard Charles, che a sua volta lo aveva conquistato a spese del vecchio Joe Louis. L’America di pelle bianca, in special modo quella più profondamente razzista, è stanca del lungo regno mondiale dei pugili “neri”, e si schiera apertamente dalla parte del “bianco” Marciano.  

Tredicesima ripresa sul ring del Municipal Stadium di Filadelfia. Le cronache ci raccontano di 50mila persone che stanno assistendo con il fiato in gola a un incontro di pugilato destinato a entrare di diritto nella storia dello sport. A dire dei giornali, tra le prime file del pubblico ci sono FrankSinatra, ClarkGable, DeanMartin, HumphreyBogarte tanti altri nomi noti dello spettacolo “a stelle e strisce”.

Marciano è in affanno, disperato. Per la prima volta nella sua vita da pugile è andato al tappeto addirittura alla prima ripresa. Ha una brutta ferita sull’arcata sopraccigliare sinistra. Walcott è in vantaggio, ha più classe. C’è aria di disfatta, Rocky è in netto svantaggio  al  punteggio. Ha un solo modo per vincere: attaccare ed evitare la prima sconfitta della sua carriera. Per 12 riprese le cariche da toro infuriato non portano risultati contro la classe del nemico. Anche se vincesse le ultime tre riprese, il match sarebbe stato di “pari a maggioranza” e di conseguenza il campione in carica avrebbe conservato il titolo. Alla tredicesima ripresa, l’epilogo inatteso: appena Walcott, per l’ennesima volta, indietreggia verso le corde, Rocky spolvera la sua famosa combinazione “Suzi Quick” e il suo micidiale destro si schianta sulla mandibola del povero Walcott, abbattendolo come un manzo al mattatoio. Cade quasi svenuto, con un braccio ancora sulle corde. La foto di quel cazzotto fece  il giro del mondo. Ancora oggi,  l viso di Walcott devastato dal guantone di Rocky rappresenta una tra le espressioni più terrificanti della violenza della box. Il drammatico incontro, che aveva polarizzato l’attesa del mondo sportivo più di qualsiasi altro avvenimento del genere, interrompe   l’incontrastato dominio che la razza di colore esercitava da 15 anni sul più lucrativo  dei titoli pugilistici. Il popolare radiocronista DonDunphy racconta così a venti milioni di americani il momento decisivo:  ‹‹Le gambe senza età di Walcott lo tengono lontano dai guai. Ma Walcott  adesso è alla corde. È colpito da un destro alla mascella. È a terra. Potrebbe essere ko, non credo che riuscirà ad alzarsi. Un diretto destro terribile alla mascella e Walcott è fuori combattimento. Abbiamo un nuovo campione del mondo. È Rocky Marciano, ancora imbattuto, da Brockton, Massachusetts››. Per Walcott è finita. Per Marciano comincia la favola più bella. Difenderà il titolo sei volte. «Sei forte come Carnera», si diceva negli anni Trenta. «Sei forte come Marciano», si comincia a dire dopo gli anni Cinquanta.

Walcott. vs Marciano

Incontri a difesa del titolo

Come abbiamo riferito, l’incontro che gli valse la corona dei pesi massimi  fu in ordine il 43º. Nel giro di tre anni seguirono a difesa del titolo mondiale altri sei incontri che qui riporto:

44) 15.05.53 a Chicago contro Joe Walcott  vitt.  per ko alla 1ª ripresa;

45) 24.09.53 a N. York contro R. La Starza  vitt. per ko all’11ª ripresa;

46) 17.06.54 a N. York contro E. Charles vitt. ai punti in 15 riprese;

47) 17.09.54 a N. York contro Ezzard Charles vitt. per ko alla 8ª ripresa;           

48) 16.05.55 a S. Francisco contro D. Cockell vitt. per ko alla 9ª ripresa;

49) 21.11.55 a N. York contro A. Moore vitt. per  ko alla 9ª ripresa.     

Come si può notare, nell’incontro di rivincita – come da prassi, obbligatorio – contro Jersey Joe Walcott (il 15 maggio 1953 a Chicago) il campione liquidò la pratica in meno di tre minuti: lo sfidante subì il ko nella prima  ripresa, esattamente dopo due  minuti e 25 secondi, tra la delusione del pubblico. Fu sfidato da Roland La Starza (già battuto precedentemente il 24 marzo del 1950, ai punti in dieci riprese, con molte polemiche). Questa volta, al Polo Grounds di New York il 24 settembre 1953, resistette una ripresa in più, ma fu battuto per ko tecnico all’undicesima ripresa (su 15). Forse sarebbe stato meglio che si fosse fermato prima, considerate le tante botte ricevute. Successivamente fu sfidato per due volte da Ezzard Charles. Furono due incontri memorabili: vinse il primo (nel giugno del 1954) dopo quindici riprese di incredibile violenza, mentre il secondo (nel 1954, a metà settembre, sfida che poi  gli valse il premio  “Ring Magazine Fight of the year”) finì per ko all’ottava ripresa. Infine (il 16 maggio 1955, a San Francisco) arriva l’inglese Don Cockell (sconfitto per ko alla nona ripresa) e, con l’ennesimo successo, la promessa fatta alla moglie Barbara: «Un altro match, poi chiudo».

Ultima difesa del titolo

L’ultimadifesa – la sesta – del titolo avvenne la notte del 21 settembre 1955 allo YankeeStadiumdi New York, gremito da oltre 60mila spettatori (per un incasso di circa un milione dollari, esattamente 948.117,95) tra cui tanti divi del tempo come Humphrey Bogart, Gregory Peck, Laureen Bacall, Eddie Fisher. Rocky incontrò il trentottenne campione del mondo dei pesi mediomassimi, Archie Moore, un mito da 206 combattimenti di cui 140 vinti per ko. E per la seconda volta nella sua carriera (la prima avvenne durante l’incontro mondiale contro Joe Walcott), Marciano finì al tappeto.  La svolta è alla seconda ripresa. Quando Marciano, nonostante il viso gonfio, il sangue che scivola da diversi tagli e l’occhio sinistro semichiuso, torna a essere «la macchina da guerra che supera ogni realtà distruttiva».

Moore vs Marciano

Diventa un rullo compressore. Le sue mazzate sono terribili per il vecchio Moore, che va giù per ben cinque volte durante le successive riprese per poi restarvi definitivamente alla nona, dopo una serie strepitosa di ‹‹64 pugni senza soluzione di continuità››, come raccontano le cronache sportive. Moore finisce al tappeto, tenta di rialzarsi, poggia le braccia sulle corde basse e poi si lascia andare, sfinito.  Rocky ha vinto ancora. Il pubblico divide gli applausi tra i due gladiatori che alla fine si abbracciano. Archie Moore fu l’ultimo uomo a incontrare sul ring la leggenda Marciano, e state pur certi che non dimenticò mai quel modo di combattere, che devastava gli avversari più di quanto loro devastavano Rocky. Ora la guerra è finita, proprio finita. Infatti, per Marciano, quello con Moore fu l’ultimo incontro della sua vita: sette mesi dopo (era il 27 aprile 1956), in una conferenza stampa tenutasi a New York, nel salone principale dello Shelton Hotel, davanti alle telecamere e ai giornalisti annunciò con il sorriso sulle labbra il suo ritiro dal pugilato, all’età di 33 anni. Non riprenderà a combattere neppure davanti all’offerta di un milione di dollari per sfidare Floyd Patterson e a quella – addirittura – di tre milioni per battersi con Sonny Liston.

La promessa fatta a Barbara era sacra, rimase imbattuto dopo 49 incontri da professionista.  Bisogna rendere atto al campione: ancora una volta dimostrò la forza del suo carattere. Intanto aveva raggiunto l’agiatezza economica e aveva investito i propri guadagni con oculatezza.

Dopo il ritiro

Appesi i guantoni al chiodo, iniziava per lui un’altra sfida: quella dell’imprenditore in cerca di successo. E anche qui la buona sorte gli arrise. Le cronache di allora ci raccontano che si stabilì a Ford  Lauderdale, in Florida, e lì intraprese un’attività di produzione e commercializzazione di prodotti agricoli che arrivavano dalle tenute di terra acquistate in Virginia e in Florida  con i soldi della boxe. La“Rocky Marciano Enterprises” (il nome della sua ditta, ndr) impacchettava e distribuiva patate, aglio, pomodori, i prodotti simbolo della comunità italiana, rendendo l’ex pugile ancora più felice di quanto aveva potuto raggiungere con il successo sportivo.

Nel frattempo i tempi erano ormai maturi per una visita in Italia. Accadde nell’agosto del 1964 ed il suo primo pensiero fu quello di recarsi per la prima volta a Ripa Teatina, il paese da dove nel lontano 1912 suo padre Quirino era emigrato. Lascio a voi immaginare quale fu l’accoglienza. Si racconta ancora che al suo passaggio a bordo di una decappottabile lungo le strade del paese, ali di folla impazzita lo acclamavano  a gran voce ed esultavano in preda a  un delirio collettivo. Le cronache locali ci dicono che una delle cose che gustò  maggiormente durante il suo soggiorno fu la porchetta preparata a puntino dall’allora “re della porchetta”, un certo Antonio Bucci. Da buona forchetta apprezzò anche i famosi “maccheroni alla chitarra”, nonché “i sagne e fagioli”, vere specialità locali. Si racconta infine che il momento dei saluti fu molto toccante; pare che il campione tradisse una evidente commozione. Promise di tornare e sembra che manifestò anche l’idea di visitare il nostro paese, da dove nel lontano 1916 la sua cara mamma Maria Pasqualina era partita per il lungo viaggio per gli States,senza mai farvi ritorno.

Purtroppo Rocky non fece mai un viaggio a San Bartolomeo.

La testimonianza di un caro amico

Se il grande Rocky non venne mai nel nostro paese, in sua vece, nel 1983, arrivò suo fratello Louis detto Sonny, con la moglie Monica.

Rocky e Sonny Marciano

A ricordo di tale visita esistono fotografie che lo ritraggono, insieme con Michele Scrocca, figlio di Raffaele Scrocca, fratello di Maria Concetta Scrocca (la mamma di Maria Pasqualina), davanti all’ingresso della propria abitazione in via Valfortore, 193. Le foto, unitamente a quella che ritrae la mamma di Rockyin occasione del suo settantacinquesimo compleanno, le ho potuto vedere il 31 agosto 2012, a San Bartolomeo in Galdo, nella casa in via Pasquale Circelli 74 di Fedele Scrocca (classe 1937), figlio di Michele, quindi cugino di secondo grado di Rocky. Quel giorno Fedele mi ha raccontato: ‹‹Purtroppo non ho conosciuto Louis in quanto, in occasione della sua venuta mi trovavo fuori paese; però ho avuto la fortuna di conoscere suo fratello, il grande Rocky Marciano. Questa unica occasione mi capitò nel lontano 1956 in Venezuela dove, dal 1955, mi ero trasferito per motivi di lavoro. Avevo 19 anni ed ero al corrente che mio padre era cugino di primo grado del grande campione, tanto è vero che avevo con me una foto di mamma Pasqualina con dedica ed una sua lettera indirizzata a mio padre, nella quale specificava bene il cognome di suo marito. Infatti a quei tempi in paese circolava la voce che il cognome del padre di Rocky era Marcasciano: tale voce successivamente si dimostrò infondata in quanto il vero cognome del padre corrispondeva ad una famiglia di origine abruzzese, appunto Marchegiano. Come detto, nel 1956, leggendo un giornale locale seppi che il campione sarebbe transitato dall’aeroporto La Maiquetia di Caracas per cui, unitamente a Ferdinando Lupo (anche lui cugino in quanto sua mamma era sorella di Maria Concetta Scrocca), mi feci trovare lì.  Ti lascio immaginare “il casino” di gente che si trovava quel giorno nell’aeroporto in attesa del campione. Marciano, atterrato, si recò dal parrucchiere per farsi la barba. Io   e Ferdinando ci trovavamo un po’ distanti e lo vedevamo con molta fatica. Riuscii con molta fortuna, a far recapitare la foto a un poliziotto che si trovava di guardia davanti all’ingresso del negozio, che a sua volta la fece pervenire al campione. Grande fu il suo stupore nel vederla e, con grande gioia da parte mia, fece cenno al poliziotto di farci passare. Solo io ci riuscii, cosicché quasi per miracolo gli strinsi la mano, spiegandogli a modo mio chi ero. Fece con la testa un cenno di assenso e mi fece mettere, insieme con la moglie Barbara, accanto a lui, così da esporci “al fuoco” incessante dei numerosi fotografi. Inutile nasconderti la mia immensa gioia nell’essere fotografato a fianco del grande campione. Purtroppo, però, di quel magnifico ricordo non sono in possesso di nessun riscontro».

Un ringraziamento di vero cuore

Sono grato all’amico Fedele che ha acconsentito, con questa sua testimonianza inedita, ad accrescere il valore e il significato di questa mia piccola ricerca sul grande Rocky Marciano.  

La scomparsa del grande campione

Simbolo degli emigrati che sono riusciti a realizzare il sogno americano, morì il 31 agosto 1969, in circostanze drammatiche precipitando, assieme al pilota del proprio aereo privato, durante un volo condotto – in condizioni atmosferiche definite proibitive dal pilota stesso – nei pressi dell’aeroporto di Newton nello Jowa. L’aereo partito da Des Moines era atterrato a Chicago per raccogliere Marciano che voleva essere a Fort Lauderdale in Florida (dove abitava) entro sera. Per il giorno successivo (primo settembre) aveva organizzato la festa dei compleanni (il suo e quello della moglie Barbara, nata il 30 agosto) con la presenza dei figli Rocco-Kevine Mary-Anne dei parenti più intimi. Avrebbero compiuto rispettivamente 46 e 41 anni.  

Ecco come lo scrittore Dario Torromeo ci racconta l’accaduto: «Vola su un Cessna 127 assieme a due amici. Uno è Frank Farrel, giovane assicuratore. L’altro, il pilota, è Glenn Bells, che di professione fa l’imprenditore edile. È miope e come autista ha rimediato quattordici multe per eccesso di velocità. Un violento temporale lo costringe a un atterraggio di fortuna a pochi chilometri dall’aeroporto di Newton nello Jowa. L’aereo da turismo va a schiantarsi sull’unica quercia della pista. Il pilota e i due passeggeri muoiono sul colpo. Barbara resta vedova, la piccola Mary-Ann non vedrà più il papà. La boxe perde l’unico campione del mondo dei massimi tosto al punto da ritirarsi imbattuto».

Alla cerimonia funebre il suo eroe ed ex avversario Joe Louis disse: «Qualcosa è andato via dalla mia vita. Non sono solo: qualcosa è andato via dalla vita di tutti».

Da quel giorno la leggenda di Rocky Marciano diventa mito.

Il suo corpo riposa in una cripta del Forest Lawn Memorial Cemetery Gardens Central, cimitero della cittadina di Fort  Lauderdale, capoluogo della Contea di Broward,  nello Stato della Florida. Sua moglie Barbara, deceduta cinque anni dopo (nel 1974), anche lei all’età di 46 anni, è sepolta accanto a lui.  Al centro della cripta, sul marmo bianco, si legge il nome “Marciano”; sotto, a sinistra il nome  “ROCKY” con le date 1923-1969, a destra “BARBARA” con le date 1928-1974.

Il padre Quirino Marchegiano morì nel marzo del 1972, all’età di 78 anni (era nato nel 1894);  la  mamma Maria Pasqualina Picciuto ai primi di gennaio del 1986 a 84 anni (era nata nel 1902).  

Un paio d’anni prima della sua morte, un calcolatore elettronico aveva elaborato i dati riguardanti i sedici migliori pesi massimi di ogni epoca, per una competizione ideale che aveva appassionato milioni di telespettatori americani. Nella finale del torneo virtuale, Marciano aveva sconfitto Jack Dempsey per ko alla tredicesima ripresa. ‹‹Anche se si tratta soltanto di un gioco – era stato il commento di Rocky – è straordinario pensare che avrei potuto battere tutti i più grandi campioni della storia››. È quanto ricorda Mario Gerarducci, il 23 settembre 2002, sul Corriere della Sera.

Infine il ricordo di un suo amico personale, il giornalista Lino Manocchia (classe 1921), che il 2 novembre 2009 scrive: ‹‹[…] Oggi Rocky, che abbiamo incontrato sempre sulle montagne del Katskill nello stato di New York, dove si allenava, registrando interessanti servizi radio, avrebbe compiuto 86 anni. Incredibile. Questo cronista si trovava in breve vacanza con la sua famiglia in una spiaggia del Connecticut, allorché giunse la notizia del decesso del campione dei pesi massimi. Di solito ci tocca accogliere queste notizie da un punto di vista strettamente giornalistico. Ma Rocky era un amico personale, abruzzese, come me. Così ci sedemmo di fronte alla vecchia macchinetta per scrivere con nel cuore l’amarezza di aver perduto un caro amico, una brava persona, un grande campione. Quanti anni sono passati da allora… Ma per alcuni di noi (lo ammettiamo senza vergogna) il ricordo del ʻpaesanoʼ di Ripa Teatina, è sempre vivo nella mente, mentre le lacrime coprono gli occhi con un misto di mestizia. Rocky aveva un’idea ʻfissaʼ: “Debbo andare in Italia a scovare il futuro campione del mondo dei massimi. Costi quel che costi”, mi diceva spesso durante le ore libere. Al Madison Square Garden, dove si recava sovente a doppiare la sua voce alla tv per gli incontri sostenuti, mi ripeteva: “Hai trovato il nome del mio ʻsosiaʼ? Dove vive? In Abruzzo? Perché, lo sai, io parlo soltanto un po’ di abruzzese. Ma prima di finire davanti al caminetto con la coperta sulle ginocchia, parlerò la lingua dei miei genitori, te lo prometto”. Ricordi, desideri, visione, passione per lo sport e la famiglia. Ecco Rocco Marchegiano, per i più Rocky Marciano››.

La morte fece crescere a dismisura il suo mito sportivo. Nel 1970 arrivò un successo postumo: in un incontro di simulazione al computer, organizzato per mettere a confronto i due più grandi pesi massimi della storia del pugilato, il nostro Rocky batté Cassius Clay, altro protagonista assoluto di questo sport. Per tutti i fan dell’italo-americano questo fu il 50º incontro vinto dal grande Rocky Marciano.

Pillole di frasi celebri

1) «La cosa a cui pensavo più spesso era la povertà che mia madre e mio padre avevano affrontato».

2) «Sul ring non ho mai conosciuto veramente la paura».

3) «Ne sono certo, sono in grado di batterli tutti».

4) «Ho deciso di scordarmi del baseball e ho sognato una nuova carriera nella boxe».

5) «Se non credi di vincere allora hai perso›.

6) «Quando gli sparring partners hanno cominciato a scarseggiare, ho capito che probabilmente c’era qualcosa che funzionava in quello che facevo».

7) «Perché danzare per 10 riprese con un avversario se lo si può mettere ko alla prima?». 

8) «Non avere pietà di chi ti ha fatto male… Perchè quando lui l’ha fatto non ne ha avuta per te!».

9) «Non è importante come colpisci, ma come reagisci ai pugni, e se vai al tappeto non hai la forza di rialzarti… Così sei un vincente!».

10) «I campioni non si fanno nelle palestre».

11) «Provo a colpirli proprio sulla punta del naso».

12) «Vincerò questo è tutto, il resto si vedrà».                                       

13) «I due più grandi successi del ′52 sono stati il knock out di Walcott ed essere riuscito a far smettere di lavorare mio padre».

14) «Ridurre al minimo i movimenti dell’avversario contrattaccando al primo accenno di una sua reazione».

15) «Sono felice che almeno per combattere non ho mai avuto testi da imparare».

16) «Io sarò il riscatto di mio padre».

17) «Io e Jake la Motta siamo cresciuti nello stesso quartiere. Volete sapere quanto fosse amato Jake? Quando giocava a nascondino, nessuno lo cercava».

I vari riconoscimenti

La rivista Ring Magazine lo nominò “Fighter of the year” (pugile dell’anno, ndr) negli anni 1952, 1954 e 1955.

Inoltre tre suoi incontri furono nominati “Ring Magazine Fight of the year”: nel 1952 contro Jersey Joe Walcott, vittoria per ko alla tredicesima ripresa; nel 1954 contro Roland La Starza vittoria per ko all’undicesima ripresa; nel 1955 contro Ezzard Charles vittoria per ko all’ottava ripresa. L’International Boxing Hall Of Fame lo ha riconosciuto come uno dei più grandi pugili di ogni tempo.

Concludo con alcune “chicche”

1) Pubblicato sul sito VisitAbruzzo.altervista.org, un post dal titolo “Rocky Marciano” del 14 giugno 2012a firma “Il guerriero” asseriva: «Rocky Marciano è l’orgoglio dei tanti abruzzesi. Nato Rocco Francis Marchegiano (1 settembre 1923 – 31 agosto 1969) negli Stati Uniti, da genitori originari di Ripa Teatina […]».   N.B. Ho scritto ‹‹asseriva›› perché in data 29 ottobre 2012, a seguito di una mia e-mail, hanno provveduto alla seguente rettifica: «…da padre originario di Ripa Teatina e madre di San Bartolomeo in Galdo…».

Tanto per la precisione!

2) Nella pagina “Italiani nel Massachusetts” di Massvacation.it, il sito dell’Ufficio per il turismo del Massachusetts promosso in Italia dalla società Thema Nuovi Mondi di Milano, si legge: […] ‹‹Un esempio fu l’impegno di Rocky Marciano nel campo della competizione sportiva. Rocco Marchigiano (sic) risiedeva a Brockton, Massachusetts e nel 1952 vinse il campionato di box dei pesi massimi e si ritirò mai sconfitto, nel 1956. Suo padre, Perrino Marchigiano (sic), era emigrato da Chieti – un villaggio da pesca negli Abruzzi – prima della Grande Guerra e si era stabilito a Brockton lavorando nell’industria calzaturiera, mentre la madre Pasqualina Pacchiuto  (sic) arrivò nel 1918 da San Bartolomeo in provincia di Napoli (sic) […]››. N.b. Non ho parole e quindi nessun commento da fare: mi auguro soltanto che quanto scritto sia opera di un americano, altrimenti c’è veramente da mettersi le mani nei capelli.  Complimenti alla Srl Nuovi Mondi di Milano: ci conceda la battuta, ma non merita neanche l’invio di una e-mail…

Gemellaggio con Ripa Teatina Nel nome di Rocky Marciano, il 22 agosto 2010 è stato suggellato il patto di gemellaggio tra il Comune di San Bartolomeo in Galdo (provincia di Benevento) e quello di Ripa Teatina (provincia di Chieti), i paesi che hanno dato i natali a Maria  Pasqualina Picciuto (la madre) e Quirino Marchegiano (il padre) del grande campione italo-americano di pugilato. La cerimonia è avvenuta in via Pasquale Circelli, con la consegna da parte del sindaco di San Bartolomeo, Vincenzo Sangregorio, al sindaco di Ripa Teatina, Mauro Petrucci, della targa, delle chiavi della cittadina e di una pergamena. Una manifestazione molto sentita. «Un legame di fratellanza che unisce le nostre comunità», hanno ribadito i sindaci sotto i gonfaloni dei propri Comuni. Una festa dello sport ma anche dell’unione dei paesi e delle loro popolazioni.

Nell’ambito di tale manifestazione si è svolta la prima edizione del “Premio Rocky Marciano all’Emigrante Fortorino”, istituito per l’occasione dal Comune di San Bartolomeo in Galdo.  Il premio Memorial (alla memoria di Maria Pasqualina Picciuto, madre del campione), è stato consegnato dal sindaco di Ripa Teatina Mauro Petrucci  al già citato sig. Fedele Scrocca, cugino di Marciano.

Progetto “Sanbartolomeani nel mondo”

L’amministrazione comunale, nell’ambito delle politiche rivolte alla cultura, al turismo e al sociale, ha inteso riallacciare in maniera decisa i rapporti con i sanbartolomeani residenti in Italia e nel resto del mondo.

Il progetto si divide in due fasi complementari fra di loro: «Una che vede un lavoro di ricerca e di assistenza agli emigrati; l’altro che prevede il riconoscimento, ogni anno, all’attività di persone, associazioni ed enti che si sono particolarmente distinti nei loro luoghi di residenza per l’attività svolte nel proprio settore di appartenenza››. A dire della Commissione Cultura del Comune di San Bartolomeo in Galdo, «lo scopo di premiare gli emigranti sanbartolomeani sparsi per il mondo è quello di riallacciare i rapporti con essi, per far sentire loro la vicinanza del loro Comune di origine, con la speranza, magari, che un giorno non lontano, si creino le condizioni per un loro definitivo ritorno all’amato paese». A differenza del Comune di Ripa Teatina (che premia annualmente soltanto “Il miglior sportivo abruzzese in attività”), il nostro Comune assegna il Premio Rocky Marciano, «alle figure di emigranti o discendenti di emigranti distintisi per meriti nel campo economico, culturale, scientifico, sportivo o dell’impegno sociale».

In merito, l’assessore alla Cultura (con delega ai sanbartolomeani nel mondo) Gianpaolo Fiorilli, precisa: «Questa manifestazione ha l’ambizioso obiettivo di diventare nel tempo la punta di diamante delle iniziative culturali della nostra comunità e il momento privilegiato di incontri tra tanti sanbartolomeani vicini e lontani. Un evento che ha l’ambizioso obiettivo di riunire intorno a un’unica madre – il proprio territorio e le proprie radici – i tanti sanbartolomeani sparsi per il mondo, che nel passato hanno dovuto, loro o i loro genitori, lasciare, non senza sofferenze, la propria terra in cerca di migliori occasioni per esprimere le proprie potenzialità; o per lasciarsi alle spalle povertà ed emarginazione. L’ambizioso obiettivo di riportare a San Bartolomeo, anche solo per un piccolo periodo, tanti sanbartolomeani che oggi si sentono lontani non solo fisicamente dal loro paese d’origine. L’ambizioso obiettivo di ottenere da un proficuo scambio culturale, un contributo in termini di idee per la crescita socio-economica di San Bartolomeo in Galdo. Siamo convinti che la rinascita di un territorio, il suo sviluppo e il suo progresso passi anche e soprattutto attraverso la cultura e la socializzazione; attraverso l’apertura, lo scambio culturale e il confronto; attraverso l’apporto di idee dei cittadini, ma anche di chi vive lontano e può guardare con uno sguardo distaccato il proprio paese di origine, forte anche delle esperienze maturate lontano da casa. Ci auguriamo dunque che queste esperienze possano essere messe a disposizione anche di San Bartolomeo».

I vincitori del “Premio Rocky Marciano”

La scorsa estate ho avuto la fortuna di assistere alla cerimonia della terza edizione del “Premio Rocky Marciano all’Emigrante Fortorino”. L’evento si è svolto la sera del 18 agosto 2012 in piazza Municipio alla presenza di Vincenzo Sangregorio e Ignazio Rucci, sindaci di San Bartolomeo in Galdo e Ripa Teatina, e con la partecipazione straordinaria del pugile Rocky Mattioli, ex campione del mondo dei pesi massimi. Il premio Actual è andato a Sergio Sgambato; il premio Memorial, a padre Egidio Circelli, è stato ritirato da Giovannina Circelli; il premio Sport è andato a Paolo Buccione quello per il Giornalismo a Guido Furbesco, mio figlio. A onor di cronaca riporto ora i nomi dei premiati delle precedenti edizioni.  

Edizione 2010 La cerimonia si è tenuta il giorno 22 del mese di agosto in via Pasquale Circelli. Per la sezione Memorial il premio è stato ritirato dal sig. Fedele Scrocca, parente di Maria Pasqualina (madre di Rocky Marciano); per la sezione Actual il premio è stato ritirato da Francesco Saverio Gallo; per la sezione Giornalismo il premio è stato ritirato da Francesco Del Vecchio.

Edizione 2011 La manifestazione si è tenuta il giorno 13 agosto in piazza Umberto 1º. Per la sezione Actual il premio è andato ad Aldo Curiale, imprenditore newyorchese, nato a San Bartolomeo;  alla famiglia del cardiologo Antonio Pacifico, scomparso pochi anni fa in un incidente aereo, è stato consegnato il premio per la sezione Memorial; il premio alla Cultura è  andato al maestro Raffaele Passaro, per la sua carriera musicale; a parenti del giornalista Anacleto  Lupo è stato consegnato il premio alla Carriera;  il premio allo Sport è  andato all’atleta sollevamento pesi, Gregorio Pacifico. La cerimonia si è arricchita di una presenza importante, vale a dire del giornalista e scrittore Pino Aprile, al quale è stato assegnato la cittadinanza onoraria.  

Gregorio Pacifico premio allo sport Rocky Marciano 2011

Auspico che in futuro i prossimi sindaci di San Bartolomeo in Galdo e Ripa Teatina non interrompano questa magnifica iniziativa che nel suo piccolo (ma neanche tanto “piccolo”…) dà lustro a entrambi i paesi. Per quanto mi riguarda, mi auguro di poter assistere nei prossimi anni ed altre numerose edizioni.

Inaugurazione della statua dedicata a Rocky Marciano a Brockton

Ottomila fan in delirio, tra cui molti ex campioni di pugilato (Thomas Haerns, Larry Holmes, Evander Holyfield, Michael Spinks, Mickey Ward,  John Ruiz) e numerosi parenti tra cui  Peter Marciano e Rocky  (Rocco-Kevin , ndr)  Marciano Jr,  fratello minore e figlio del grande campione;  Robert Langwai – figlio di Connie (Concetta) Marciano (sorella di Rocky Marciano) – ed altri ancora, hanno assistito, alle ore 13,15 del 23 settembre 2012 presso il Rocky  Stadium di Brockton all’inaugurazione di una statua raffigurante il pugile Rocky Marciano che ivi nacque il 1º settembre 1923.  Purtroppo non era presente la figlia Mary Anne in quanto deceduta il 3 giugno 2011 a Fort Lauderdale, in Florida, all’età di 58 anni. Alta 22 piedi (equivalenti a 6,7 metri, ndr) l’enorme statua – realizzata dai maestri scultori messicani Mario Rendon e Victor Gutierrez – è stata commissionata e finanziata dalla World  Boxing Council con 300mila  dollari per mezzo del suo presidente Jose Sulaiman. Secondo un portavoce del prestigioso organismo internazionale di pugilato tale opera “rappresenta un atto di giustizia e un atto di riconoscimento”. Come spiegano gli scultori, detto manufatto – realizzato in fibra di vetro e resina poliestere su una struttura in acciaio – raffigura il pugile Marciano mentre scaglia il suo micidiale destro contro la mascella di Walcott in occasione del vittorioso incontro che gli valse il titolo mondiale dei pesi massimi, svoltosi il 23 settembre 1952: esattamente 60 anni prima. Ecco il motivo per cui tale inaugurazione è avvenuta in questo giorno.

Alla maestosa cerimonia non poteva mancare l’Italia. Su espresso invito della WBC, erano presenti Ignazio Rucci e Vincenzo Sangregorio, sindaci di Ripa Teatina e San Bartolomeo in Galdo, paesi natali rispettivamente del padre e della madre del nostro campione. «Siamo lieti di aver partecipato alla cerimonia dell’inaugurazione», è il commento del sindaco Rucci, «in una città che dimostra di essere orgogliosa del pugile italo-americano al quale siamo così tanto legati. Non a caso la statua è stata posizionata a 22 metri di altezza, facendone in questo modo una delle più imponenti dell’America del Nord››. Da parte sua il sindaco Sangregorio, nel ringraziare gli organizzatori per l’invito ricevuto, e nel porgere il suo personale saluto e di tutti i cittadini di San Bartolomeo in Galdo alle autorità presenti e ai numerosi parenti delle famiglie Picciuto/Marchegiano, ha così concluso il suo intervento: ‹‹Credo che questo sia uno dei momenti più belli ed emozionanti di tutta la mia vita››. I menzionati sindaci, presenti all’evento con Roberto Luciani, vicesindaco della cittadina teatina, e Gianpaolo Fiorilli, assessore alla Cultura della cittadina campana (ai quali, dal presidente della WBC è stato elargito un contributo per le spese di viaggio), a cerimonia ultimata, hanno riproposto l’idea di un triplice gemellaggio che unisca le già gemellate tra loro Ripa Teatina e San Bartolomeo in Galdo a Brockton, una proposta che ha raccolto l’entusiasmo del sindaco della città americana Linda Balzotti. Nel più breve tempo possibile verranno espletate le relative pratiche per far sì che questa magnifica idea vada finalmente in porto.

Ultima curiosità

Per chi non ne fosse al corrente, nelle vene del nostro grande campione Rocky Marciano scorreva sangue Sannita Doc. Infatti il territorio dell’attuale Comune di Ripa Teatina (provincia di Chieti), paese natio del padre di Rocky (Quirino Marchegiano), anticamente era sotto la giurisdizione dei Sanniti dellatribù (touto, ndr) dei Marrucini, mentre quello dell’attuale Comune di San Bartolomeo in Galdo (provincia di Benevento), paese natio della madre di Rocky (Maria Pasqualina Picciuto), era territorio dei Sanniti della tribù (touto, ndr) dei Pentri. Scusate se è poco…

Ringraziamenti di rito

In ordine di citazione: all’assessore allo Sport del Comune di Ripa Teatina (provincia di Chieti) Gianluca Palladinetti; ai sigg. Sergio e Romano, impiegati presso l’anagrafe del Comune di Ripa Teatina (provincia di Chieti); alla sig.ra Sonia Tonin, impiegata presso l’anagrafe del Comune di Guardiagrele (provincia di Chieti); al sig. Michele Pizzi, responsabile dell’anagrafe del Comune di San Bartolomeo in Galdo (provincia di Benevento); al sig. Attilio, impiegato presso l’anagrafe del Comune di San Vito Chietino (provincia di Chieti); all’amico Fedele Scrocca di San Bartolomeo in Galdo (provincia di Benevento).

Ad meliora et maiora semper – Watanga –   

                                                                 Paolo – Angelo Furbesco

                                                                      Milano giugno 2013