Cè ancora un mulo…

La domenica mattina al mercato un mulo richiama alla mente della gente il passato Il contrasto tra mondo antico e mondo moderno mi risalta agli occhi una domenica mattina. Un signore distinto dai vestiti eleganti scende da una lussuosa berlina dal colore blu notte, il viso ben curato, i capelli brizzolati in ordine, mi si avvicina e con cortesia mi chiede “gentilmente potreste dirmi dov’è la Chiesa di Santa Maria degli Angeli?”.
Poco distante dalla scena un odore di putrido mi travolge, li vicino un mulo è legato con una rozza corda ad un platino dalle foglie ingiallite. Un mulo dal colore baio bruciato, dal pelo lungo increspato con del fango secco a nodelli, gli zoccoli torti per le lunghe unghie appuntite, il muso bigio e due occhi spenti che lancia rauchi versi. Il mulo ha alla testa una briglia arrugginita e sulla groppa ‘na vardell’ in legno tarlata e con l’imbottitura in paglia. A pochi passi un vecchietto con delle ceste in vimini vende uova, fichi e broccoli. Il vecchietto ha la barba diradata e spinosa, i capelli irti e disordinati, un maglione verde di lana stropicciato, calzoni rattoppati e le scarpe ‘affamate’, mi si avvicina e in tutta la sua rozzità mi dice “piglt nu mazz d’ vroccl”…
Tra i due personaggi c’era un divario di tempo a dir poco di mezzo secolo eppure calcavano la stessa scena. Chi dei due era fuori tempo? Il primo troppo avanti o il secondo troppo indietro? Chi il più onesto? Chi il più brillante? Chi dei due era il più felice? …La felicità il più delle volte si cela nelle cose semplici.

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