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Valle del Fortore. Nuovo appello del movimento.
Costretti a trasferimenti difficili chiedono la creazione di un centro.

Nuovo appello del movimento dei dializzati del Fortore «Aiutateci a Vivere». Tanta rabbia e delusione per la mancata apertura del centro emodialitico di San Bartolomeo in Galdo. Questa volta il responsabile del comitato, Michele Franco Caserio, ha inviato una lettera aperta al governatore Bassolino.
La richiesta è sempre la stessa e riguarda proprio l’istituzione di un centro di emodialisi in uno dei comuni dell’area fortorina. Una richiesta sacrosanta e finalizzata a mettere fine al calvario dei cittadini, costretti a sobbarcarsi oltre 100 kilometri al giorno per raggiungere il più vicino centro attrezzato per la dialisi.
Dallo scorso agosto, il comitato di lotta, che rappresenta i dializzati di Baselice, San Bartolomeo in Galdo, Foiano, Castelvetere e Montefalcone , si è fatto promotore di una serie di iniziative ma, fino ad oggi, senza risultati apprezzabili. Tante promesse che non hanno avuto seguito e, nel frattempo, si continua a far la corsa verso gli ospedali di Benevento, Foggia e Campobasso. «Nei mesi invernali, a causa del ghiaccio, della nebbia e della neve – si legge nella nota – la già insostenibile situazione diviene drammatica, vista la particolare posizione geografica dell’area del Fortore, e quotidianemente si mette a repentaglio la vita dei dializzati e degli stessi accompagnatori. In più di una occasione la corsa verso gli ospedali è risultata inutile e questo non solo per i bisognosi di dialisi.
Ormai, non si contano più le promesse fatte dai vari esponenti politici e dagli stessi responsabili dell’ASL ma, intanto, l’ospedale di San Bartolomeo, in costruzione da quasi 40 anni, ancora non risulta attivato e nessuna certezza si intravede per l’apertura del centro emodialitico, previsto nello stesso comune e con una capienza di 3 o 5 posti letto.
Riteniamo che tutto questo sia gravissimo, anche perchè si creano illusioni in persone che ogni giorno rischiano la propria pelle e, come se non bastasse, da oltre 5 mesi non precepiscono nemmeno l’indennità di trasporto. Così, i dializzati, con pensioni al minimo, sono costretti a ricorrere a dei prestiti per sopravvivere». Il Comitato, al riguardo, rivendica una risposta chiarificatrice e risolutiva per porre fine a questa angosciosa situazione». Un problema molto serio e meritevole della necessaria attenzione, anche per evitare gli inconvenienti avvenuti negli anni scorsi, allorquando si è dovuto far ricorso anche al gatto delle nevi, in dotazione ai Carabinieri, per consentire ai dializzati di raggiungere Campobasso.

di Vincenzo Cocca da “il Mattino”