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Continua il viaggio nella storia ‘L’insediamento di San Bartolomeo nel Medioevo’con l’illustrazione degli statuti del 1360.

Come si può desumere dai capitoli 34,30,13,37 degli Statuti di San Bartolomeo in Galdo, l’intento dell’abate e di chi aveva collaborato con lui per la loro stesura, era quello di assicurare agli uomini del casale una vita tranquilla nel pieno rispetto delle regole, affinchè il nuovo borgo si accrescesse sempre più di boni homines . Tra questi capitoli, quello che assume particolare rilievo è quello relativo all’omicidio, se confrontato con le norme in vigore fino ad un secolo prima.
Negli anni precedenti, l’omicidio rappresentava il peccato più grave, soprattutto se si trattava di uxoricidio o parricidio. Il colpevole doveva ritirarsi in convento, rimettendosi all’autorità dell’abate oppure doveva rinunciare alle attività che gli assegnavano un ruolo nella società; doveva inoltre astenersi dalla carne, con la sola eccezione delle tre feste principali (Pasqua, Pentecoste, Natale), riducendosi a pane ed acqua; non doveva sposarsi, poteva ricevere la comunione solo in punto di morte . Gli Statuti sanbartolomeani invece prevedevano l’interdizione perpetua dello stato giuridico di cittadino per il colpevole (cap.30), senza la necessità di espiare pubblicamente la propria pena, ma vi era la possibilità di evitare il carcere per chi riusciva a pagare la cauzione; era prevista una punizione anche per chi dava rifugio a chi ha commesso il delitto (cap.34). Si cercava inoltre di proteggere la popolazione dalla presenza di forestieri che avrebbero potuto causare disagi all’intero borgo (cap.37). Gli Statuti non si fermarono ai 70 capitoli del 1360, ma ad essi furono aggiunti altri 9 capitoli ad opera dell’abate Alfonso Carafa durante il suo priorato, tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500. Dopo la concessione degli Statuti, l’abitato crebbe man mano ancor più, assorbendo completamente la popolazione dei borghi circostanti di S. Angelo, Castelmagno e Ripa . San Bartolomeo in Galdo così divenne ben presto il capoluogo della zona e “vi concorse ad abitare tanta gente che sebbene nell’anno1456 fosse stata desolata dal tremuoto, pure in poco tempo fu restaurata e fè mostra di una assai bella e popolosa terra” .