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A parte una marcia per la pace organizzata dalla Parrocchia di San Bartolomeo Apostolo alla quale ha aderito pochissima gente e a parte le diverse ore di preghiera per la pace promosse dalla Chiesa Madre e dalla Chiesa Santa Maria degli Angeli (Convento), solo una decina di case espongono ai balconi e alle finestre la bandiera della pace.

I mass media dall’11 settembre 2001 ci tempestano con il tormentone guerra-sì/guerra-no. Dopo che Bush ha dichiarato guerra a mezzo mondo arabo, soffermandosi in particolare su Bin Laden e trovandolo un bersaglio troppo mobile, ha deciso che pagherà  per tutto Saddam Hussein. In fondo anche il padre aveva avuto uno screzio con lui e gli andò bene, perché non riprovarci? Così ci ritroviamo per l’ennesima volta alleati degli americani in una guerra, ad aspettare che altri decidano per noi italiani (intendo la popolazione), per gli americani, aspettando che i potenti decidano sul da farsi. Sta volta però visto che c’è dell’assurdo in questa guerra (per carità  non che le altre siano giustificate “nessuna guerra è indispensabile” e non c’è ideale che valga una guerra), ma in questo caso credo che non ci si possa aggrappare a niente, quindi via a manifestazioni e striscioni e quant’altro c’è di pacifista. Ma noi italiani, visto che siamo in un paese democratico, abbiamo voluto dare un suggerimento agli uomini che sono al vertice del potere dicendo la nostra: esponendo alle nostre finestre la bandiera della pace. Peccato che questo è successo solo nelle città , nei paesi non si sente questo problema, come se niente ci riguardasse . Nei nostri paesi siamo abituati a ragionare in piccolo, senza pensare che noi ogni giorno facciamo delle piccole guerre. La guerra sul lavoro a chi non ci riconosce i meriti, la guerra ai genitori che non ci concedono le nostre libertà e potrei andare avanti con altri svariati esempi.Avete mai pensato cosa ci spinge a portare avanti queste guerre-in-miniatura ? L’orgoglio è come l’orgoglio americano… e tutto torna. Quante volte per orgoglio non dimentichiamo un torto, una brutta figura, un permesso non concesso. Io per prima faccio il mea culpa. “Ho fatto tanti Kosovo (come mi dice un mio caro amico) per far valere la mia ragione, per dimostrare che era giusto come pensavo… ma poi non so a cosa mi è servito… solo a farmi avvelenare. E chissà  che anche tutta sta questione americana alla fine non risolverà  niente, e magari ce ne accorgeremo purtroppo solo dopo milioni di morti. L’orgoglio ci copre gli occhi, diventiamo dei muli con i paraocchi, non sentiamo altre ragioni fuorché le nostre. Orgogliosi sì, ma non incoscienti, non chiudere la porta al buon senso. E’ vero che bisogna ricordare quel giorno di dolore, la caduta delle torri gemelle, migliaia di morti, ma se si vive nel ricordo non si va avanti. Ricordare per crescere, per evitare altri errori, non per vivere nel passato, sia esso bello o brutto. Suppongo che la pace universale costituisca la condizione migliore per il raggiungimento della felicità  del genere umano. In quanto non credo che sia un caso che un “certo” Uomo salutava con “Pace a voi!”, e non ci promise ricchezze, né piaceri, né onori, né lunga vita, né forza, né bellezza, ma pace “Gloria a Dio nei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà ! … buona volontà è PACE!

Stefania Bianco