Si avvia, finalmente, alla conclusione la vicenda del nosocomio cittadino Ma per l’apertura al pubblico della struttura si dovrà attendere ancora: mancano attrezzature e personale.

Abbiamo scritto un’infinità di volte sul costruendo nosocomio Padre Pio di San Bartolomeo in Galdo, riportando puntualmente le diverse fasi dei lavori di ristrutturazione. Ora possiamo dire che l’ospedale è quasi pronto e la sua consegna da parte della ditta, che ha eseguito gli ultimi lavori, sarà imminente. Per la sua apertura, però, i tempi saranno ancora lunghi, perché bisognerà provvedere alle sue attrezzature ed alla nomina del personale sanitario mediante concorsi. Per fare ciò necessitano i finanziamenti regionali. Nella struttura, intanto, sono attualmente funzionanti i servizi di laboratorio analisi e di radiologia. Quest’ultimo sembra abbia sofferto di carenze nell’organico soprattutto per ciò che riguarda la dirigenza medica. L’Asl BN1, pertanto, per far fronte a tale carenza, ha attivato convenzioni sia con l’Asl di Foggia che con quella di Campobasso, per complessive 20 ore settimanali di consulenza di specialisti radiologi. Durante l’ultima campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio provinciale di Benevento, si è parlato ancora d’impegni e promesse da parte di qualche rappresentante regionale per l’apertura della struttura sanitaria. Ma la gente, ormai, è sfiduciata. È da oltre un quarantennio che aspetta che il nosocomio apra i battenti e consenta a chi ne ha bisogno di evitare di recarsi nei lontani ospedali di Campobasso, Benevento, Lucera, Foggia e San Giovanni Rotondo. Con il passare degli anni, la popolazione fortorina essendo diminuita, perché tanta gente si è trasferita altrove in cerca di lavoro, non avrà più un Pronto Soccorso Attivo, così come era stato preventivato a suo tempo, ma una specie di day hospital. Si tratterebbe di avere un SAUT potenziato con una settantina di posti letto per la lunga degenza e pochissimi per degenti normali. Il P.S.A. avrebbe assicurato tante funzioni, come: rianimazione, riabilitazione, cardiologia, medicina generale ed altre branche. L’ospedale, comunque, dovrebbe avere sei posti per emodialisi. Gli emodializzati fortorini hanno costituito un movimento titolato ‘Aiutateci a vivere’; spesso hanno protestato per le loro sofferenze e disagi della malattia che li costringe in giorni alterni a recarsi nei nosocomi vicini, che sono sempre tanto lontani, per sottoporsi alle cure. Costoro vorrebbero che nell’ospedale Padre Pio funzionasse da subito il centro emodialitico. Con una lettera i dializzati, qualche tempo addietro, chiesero a Bassolino, presidente della Giunta regionale della Campania, di interessarsi al loro problema. Si richiede anche all’Asl BN1 l’avvicinamento a San Bartolomeo del SAUT, ora ubicato a Ginestra degli Schiavoni. Abbiamo già riportato in precedenti servizi che quando una persona è colpita da infarto o ictus a San Bartolomeo in Galdo, Baselice e Castelvetere Valfortore, anche se l’ambulanza interviene, bisogna attendere che arrivi il sanitario di turno da Ginestra degli Schiavoni per condurre in ospedale l’ammalato. Succede che per il ritardo, a volte, il malato rende l’anima a Dio durante il trasporto o quando ha raggiunto il nosocomio. È da auspicare che in periodi non tanto lunghi qualcosa cambi per i cittadini fortorini. Le autorità preposte dovranno impegnarsi seriamente.

di Benedetto Canfora da “Il Sannio quotidiano”