Alcuni avvenimenti dei più temuti briganti che calcarono la scena di San Bartolomeo intorno al 1860

27 febbraio 1863
Verso la mezzanotte dinnanzi alla masseria di don Lucio Colatruglio si fermarono dei briganti a cavallo. Caruso che comandava la combriccola, scese da cavallo e picchiò ripetutamente alla porta. Il guardiano Francesco Fiorillo, svegliatosi all’improvviso, incominciò con parolacce ad inveire contro il seccatore. “Apri altrimenti do fuoco alla masseria e ti arrostisco come un pulcino” disse il Caruso. Il Fiorillo che dalla voce aveva conosciuto il brigante corse ad aprire la porta e fece le scuse. “Per San Michele benedetto, per farti muovere ci voleva tanto e non vedi che con questo freddo si può prendere la bronchite? Porta questo biglietto al tuo padrone e noi mentre ti aspetteremo, mangeremo quei due montoni che stanno nella stalla. Scuoiarono i montoni i fratelli Santuccio e Angelo Polizzi. Cosimo Sciortino cocette l’arrosto. Il biglietto inviato al Colatruglio diceva:
‘Caro don Lucio mandate subito del pane, vino e salsiccia per 300 persone, 20 tomoli di biada, una scodella di peperoni sottaceto, 10 pacchetti di sigari, 10 bottiglie di rosolio e 10 foglietti ci carta colorata, altrimenti brucerà tutto. Il colonnello Michele Caruso’.

12 giugno 1863
Una soffiata persuade Caruso ad inviare alcuni uomini svelti ed efficienti ad impossessarsi dell’oro dell’orefice Vincenzo Capuano di San Bartolomeoin Galdo, da lui depositato presso i compaesani Nicolangelo De Falco e Pellegrino Gozzi. La sortita riesce anche perché effettuata alle due del pomeriggio, ora insolita per i furti. De Falco supplica i malandrini a non mandare in rovina l’amico, non ottiene altro che 30 legnate corrispondenti ad altrettante invocazioni.

11 luglio 1863 Caruso è atteso nei pressi di san Bartolomeo in Galdo dall’altro capo brigante Schiavone si contano 40 uomini di Caruso e 30 di Schiavone. Un nuovo affiliato Pasquale Silvestri da San Felice a Cancello di professione vetturale e disertore del II Reggimento Fanteria aspira ad assumere una funzione di spicco tra i componenti. È lui che sulla strada che da San Bartolomeo porta a Benevento uccide il 15 luglio due operai del telegrafo impegnati nella riparazione dei fili e alla fine del mese sequestra il corriere Silvestro Troise derubandolo della valigia postale.

9 settembe 1863 La banda Caruso aveva sterminato il 7 settembre in contrada Cancinuto ai confini tra San Bartolomeo in Galdo e Castelvetere Valfortore 18 tra uomini, donne, vecchi e bambini. In San Bartolomeo si viene a sapere della strage, si da l’allarme, si suonano le campane, si raccolgono volontari in appoggio alla Guardia Nazionale, Carabinieri Reali e alla Guardia di Pubblica Sicurezza. Caruso non vuole arretrare anzi cerca il combattimento. Muore un brigante Pasquale Ruggiero e il Pelosi luogotenente del pregiudicato, cadono anche diversi soldati della Guardia Nazionale, della Guardia di Pubblica Sicurezza e dei Carabinieri Reali. Il paese trema, il Caruso ordina ai suoi di arretrare e va a sequestrare don Giuseppe Iafaioli, don Angelo Gisoldi, Domenico Del Prete e Domenico De Mora. Vengono tutti uccisi crudelmente, anche i due nobili nonostante le famiglie Gisoldi e Iafaioli avevano pagato 1400 ducati. Nel corso dei sequestri i briganti feriscono 4 individui tra cui Michele Cerignola che morirà poi per la gravità delle ferite. Davanti al tribunale di guerra il brigante Nicola Tocci negherà di aver partecipato alla strage.

22 ottobre 1863
Michele Caruso capo dei briganti toglie al corriere tutta la corrispondenza e lo sequestra.

29 ottobre 1863
La banda Caruso mentre stava riposando nella masseria di Domenico Ianni in tenimento di San Bartolomeo in Galdo fu messa in fuga dalla guardia Nazionale.

11 novembre 1863 I manutengoli di San Bartolomeo non vengono persi di vista nemmeno per un istante, e Giovani Zolla esce allo scoperto e lo mettono in carcere, battendo la via che era solito percorrere tre giorni dopo arrestano anche il brigante Nicola Tocci che a seguito di un contrasto a colpi di fucile viene ferito al ginocchio sinistro.