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L’emergenza estate coincide, nei centri della Valle del Fortore, con quella sanitaria. Un settore che, qui, è sempre più nell’occhio del ciclone.

Tagli e disservizi sono all’ordine del giorno. Tra le carenze anche quella relativa alla mancanza di un servizio radiologico. Momenti di panico per un infartuato di San Bartolomeo in Galdo, costretto ad una snervante attesa prima di poter raggiungere un centro ospedaliero. I dializzati, costretti a un lungo viaggio verso Benevento per sottoporsi a dialisi, mettono, col caldo d questi giorni, a repentaglio la loro vita. L’associazione che li raccoglie, è tornata all’attacco. Chiede l’istituzione di un centro dialisi nel Fortore, considerato l’alto numero di ammalati nella zona. Anche in questo caso le promesse si sprecano. Ma il problema è che mancano strutture e mezzi. A San Bartolomeo, l’ospedale, avviato da oltre 40 anni, assomiglia alla famosa tela di Penelope, un cantiere sempre aperto con lavori mai ultimati. Sempre più a rischio gli interventi di soccorso da parte del 118, in quanto le ambulanze dislocate presso il Saut di Ginestra degli Schiavoni impiegano troppo tempo per raggiungere i comuni situati nell’altro versante fortorino. Nonostante le sollecitazioni e le continue proteste i vertici dell’Asl non sono riusciti a far partire l’altro Saut di Foiano. Nel frattempo, come un fulmine a ciel sereno, presso il distretto sanitario di San Bartolomeo l’indispensabile servizio di radiologia è stato chiuso. Un nuovo calvario per i cittadini dei comuni di San Bartolomeo, Baselice, Foiano, Montefalcone e Castelvetere i quali per usufruire di un servizio diagnostico di base dovranno recarsi nel capoluogo di provincia. Ormai, in questa zona chi ha bisogno di soccorso deve solo affidarsi alla buona sorte. Quella buona sorte che nella scorsa settimana ha seguito il cinquantaduenne di San Bartolomeo in Galdo, il quale prima di essere ricoverato nell’ospedale di San Severo, perchè colpito da un infarto, ha dovuto aspettare l’arrivo dell’ambulanza, sobbarcarsi il non facile trasferimento all’ospedale di Lucera ed infine a San Severo per avere finalmente le indispensabili cure. Ma non ci si può sempre affidare al fato, ormai è ora di voltare pagina per recuperare parte del tempo perduto. Fino ad oggi, nella zona del Fortore, i servizi forniti dal comparto sanitario hanno evidanziato grosse carenze, e quasi mai si è tenuto conto delle particolari esigenze di questa popolazione, costretta a vivere in un area interna e svantaggiata sotto tutti i punti di vista. Intanto, sulla questione è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale, Bruno Casamassa, ben consapevole della pericolosa situazione in cui versa la sanità locale. Al riguardo, l’esponente politico dell’Udeur ha sollecitato i responsabili dell’ Asl per un immediato ripristino del servizio di radiologia.

da “Il Mattino”