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All’incirca mezzo secolo fa la sveglia nel piccolo paesino addormentato suonava di buon mattino, con il tocco della campana che intonava l’Ave Maria.

I contadini si incamminavano per i campi e così il paesino ritornava nel silenzio. Rompevano la quiete i bambini che si recavano a scuola e poi solamente il martello del fabbro e la sega del falegname. Le ore con i quarti erano scandite dall’orologio posto sul campanile. Nelle case le mamme confezionavano il pane e preparavano cibi poveri ma genuini, mia nonna solitamente preparava la pignatella di fagioli posta sul focolare, squisitissima era la fetta di pane indurito inzuppato in quel brodo. Nelle campagne quando a mezzogiorno la campana intonava l’Angelus si consumava quel poco che ci si era portato da casa. A rianimare il paesino erano i bambini con i loro giochi, o il capraio che veniva con le caprette in paese e riempiva le ciotole di latte. La buonanotte veniva data dai lenti rintocchi della campana, ma prima di dormire una buona tisana di papavero e per impedire alle streghe di addentrarsi di notte nelle case, si sistemava dietro la porta una scopa di saggina o una falce rotta, un ferro d’asino o anche della crusca.

di Tiziano Del Buono