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Interessante convegno su tracciabilità agroalimentare al liceo Medi.

Come annunciato, giovedì scorso nella Palestra coperta del liceo scientifico E.Medi di San Bartolomeo in Galdo, si è svolto l’interessante convegno su: “Qualità e tracciabilità agroalimentare”. Vi hanno partecipato gli studenti del Liceo, dell’Istituto Professionale per i Servizi Commerciali e Turistici di Baselice, dell’Istituto Professionale per l’Agricoltura di contrada Setteluci (sezione dipendente dal “M.Vetrone” di Piano Cappelle di Benevento) con i rispettivi docenti e dirigenti scolastici. Era presente anche il dirigente scolastico della scuola media “L. Bianchi”, Salvatore Zappile. Ha porto il saluto a tutti gli intervenuti il dirigente scolastico dell’Istituto Superiore “Medi”, Giuseppe Patrevita, annunciando anche i nomi dei vari relatori. Il prof. Francesco Cannata – che ha ideato e realizzato insieme con altri docenti il volume “Con i nostri occhi, lo spazio rurale visto dai giovani”, nell’ambito del progetto di ricerca dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Ministero del Lavoro -, ha trattato della qualità dei prodotti tipici rurali e della loro valorizzazione. Ha detto che bisogna creare stimoli negli studenti affinché occupino spazi di lavoro nel territorio. Antonio De Cristofaro, dirigente scolastico dell’Agrario “Vetrone”, ha relazionato su “L’impegno culturale e formativo degli Istituti”. “Questo seminario – ha detto – chiude il ciclo dei convegni (il primo si è tenuto a Cerreto Sannita ed il secondo a San Marco dei Cavoti, ndr). Ha messo in evidenza l’iniziativa nell’ambito della formazione territoriale. “Sono stati coinvolti gli studenti da immettere nel mondo del lavoro. Vi è il calo demografico, però, bisogna credere nelle istituzioni. I nostri Istituti preparano tecnici agricoli e commerciali. Donato Matassino, docente presso l’Università di Benevento, ha relazionato su “Biodiversità e specificità territoriale”. Ha parlato delle produzioni particolari del Fortore, del Centro d’Eccellenza istituito presso l’Agrario di Piano Cappelle voluto dalla Provincia di Benevento. “La Biodiversità – ha aggiunto -, è stata definita come la variabilità della vita; essa è la ricchezza del Fortore e comprende pure il paesaggio; trova la sua ragione, in quanto ognuno di noi è padrone di un dna diverso, che è unico e irripetibile”. Infine, si è soffermato sui tratturi, sulla sostenibilità produttiva, sulla globalizzazione, sulla sicurezza alimentare . Vera Agnese Lavelli (Distam), dell’Università di Milano, ha trattato “Marchi di qualità e certificazioni di prodotto”. Ha mostrato alcune figure riguardo la pigiatura dell’uva ed alcune anfore trovate in una tomba egiziana, per dire che già da allora c’era l’idea del marchio di qualità. Ha trattato della specificità del marchio, che deve effettivamente recare un beneficio, dello schema di garanzia, del prodotto che deve dare fiducia attraverso la certificazione. Rossetto, (Veneto Agricoltura di Padova) ha illustrato il tema su “Tracciabilità nel settore agroalimentare: obblighi ed opportunità”. Ha detto che dal 1° gennaio 05 è entrato in vigore il Regolamento CEE 178/2002, che prevede l’obbligatorietà della tracciabilità e della rintracciabilità degli alimenti e dei mangimi. “Il Regolamento garantisce la sicurezza alimentare e la salubrità degli alimenti. La tracciabilità è il processo informativo che segue il prodotto dal principio al termine del suo percorso; la rintracciabilità, invece, è il processo inverso che consente di raccogliere le informazioni precedentemente rilasciate. Nel primo caso, il compito principale è quello di stabilire quali agenti e quali informazioni debbano lasciare traccia; nel secondo, si tratta essenzialmente di evidenziare lo strumento tecnico più idoneo per rintracciare queste tracce. I due processi sono, perciò, fortemente interconnessi”. Aldo di Luccia, dell’Università di Bari, infine, ha relazionato su “Proteomica e rintracciabilità di alimenti di origine animale”. “La ricerca sulla tracciabilità e rintracciabilità – ha detto -, deve dare un nome ai componenti che si trovano negli alimenti. Bisogna tutelare i prodotti tradizionali” Ha accennato, poi, agli alimenti di origine animale e detto che la Proteomica offre un potente sistema analitico in grado di individuare i meccanismi biochimici che riguardano l’informazione e o conservazione della materia prima. Nelle foto, il dirigente scolastico del Liceo Patrevita mentre saluta gli intervenuti, e la sala del convegno.

di B.C. da “Il Sannio Quotidiano”