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Sicuramente zio Carmine, 87 anni, era l’ultimo cittadino di S. BARTOLOMEO appartenente ad una categoria ormai estinta: quella degli uomini timorati di Dio, grandi lavoratori, dediti alla famiglia e che usavano il mulo per recarsi in campagna.

Ma ieri mattina la fatalità ha voluto che Carmine Mucciacito, nell’effettuare l’ennesimo movimento per salire in sella al suo fedele compagno di viaggio, cadesse rovinosamente a terra sbattendo la testa e morendo sul colpo. A nulla è valso l’allarme lanciato dai vicini che avevano assistito alla scena, e che avevano allertato il 118 e i carabinieri. Tutto vano, per il povero zio Carmine non c’era più nulla da fare. Un uomo, che dalla morte della moglie, avvenuta molti anni fa, ha sempre vissuto da solo, conosciuto e rispettato da tutti per la sua giovialità, bontà ed equilibrio. Lascia due figlie, Maria e Giuseppina, residenti in Toscana con le rispettive famiglie, che avevano sempre voluto il loro genitore su da loro ma che invece l’attaccamento alla sua terra ed al suo fondo agricolo non lo avevano mai convinto a trasferirsi. Zio Carmine ha finito la sua avventura accanto al suo fidato mulo. Non è riuscito a salirvi in groppa per l’ultimo viaggio verso la terra da coltivare. Gli sono mancate le forze. Mai avrebbe dato la colpa al suo più grande amico con il quale ha condiviso la fatica e la gioia di coltivare una terra così bella ma così sfortunata come il Fortore.

di C. A. da “Il Mattino”