Percolato a Serra PastoreInquinamento delle matrici ambientali ingenerato dalla discarica, così un medico.
Ecco i risultati emersi da tre studi epidemiologici che interessano la Regione Campania. 

La mia formazione ha avuto come fondamento l’educazione alla convivenza civile. Ho appreso che il rispetto per l’ambiente e gli esseri viventi è una pietra miliare nel percorso formativo di un uomo in una Società democratica, fondata sul riconoscimento di diritti inviolabili e sull’adempimento di doveri inderogabili.
La quotidiana constatazione della violazione dei principi fondanti del nostro ordinamento giuridico, la consapevolezza della degradazione morale collettiva e individuale, la presa di coscienza dell’individualismo e del materialismo imperanti, mi inducono ad esternare un grido di dolore.
Il nostro Paese appare alla deriva. La fiducia nelle Istituzioni e negli uomini che amministrano la “res publica” è ormai ai minimi storici. La meritocrazia è osteggiata da una vetusta e imperitura politica clientelare. Il conflitto generazionale è imminente. Viviamo in una società malata, che non rispetta bambini e anziani, dove la tutela dell’ambiente rimane un’attività onirica.
Tali problematiche si riproducono in piccola scala nel nostro amato, quanto dimenticato territorio. Ai grandi temi affrontati in un recente passato e rimasti irrisolti sino ai giorni nostri, come la disastrosa viabilità, l’annosa mancata apertura del nosocomio di San Bartolomeo in Galdo, la diaspora dei giovani con il conseguente impoverimento culturale dell’area, si è aggiunto l’imponderabile rischio sanitario correlato al plausibile inquinamento delle matrici ambientali, ingenerato dalla discarica di Serra Pastore.
È giunto il momento di modificare lo “status quo”, di uscire dall’immobilismo, di effettuare adeguate campagne informative al fine di sensibilizzare la popolazione autoctona. È una battaglia (in senso figurato naturalmente!) giusta, che non possiamo delegare ad altri, che comporta la presa di coscienza del problema rifiuti e l’assunzione di responsabilità consequenziale.
In questo contesto desidero sottolineare l’importanza dei diritti e dei doveri del cittadino.
Come cittadino e come medico, desidero che venga rispettato il diritto alla salute dell’individuo (nell’interesse della collettività) sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana, e che venga correttamente applicato il Decreto legislativo n.36/03 (attuazione della Direttiva 1999/31/CE) relativamente alle discariche di rifiuti, avente la finalità di operare una corretta gestione degli stessi e di minimizzare i rischi per l’ambiente e per gli esseri viventi.
Per quanto concerne i doveri, la mia coscienza e la inquietudine destata dalle preoccupanti condizioni in cui versa il sito della suddetta discarica, mi inducono a divulgare i risultati di alcuni studi epidemiologici effettuati su larga scala negli ultimi anni, in merito alla correlazione tra rifiuti e rischi sanitari nelle popolazioni residenti in prossimità delle discariche.
Ritengo rilevanti i risultati emersi da tre studi epidemiologici, a carattere descrittivo, aventi come obiettivo la valutazione del rischio sanitario e ambientale nello smaltimento dei rifiuti, interessanti la regione Campania e nella fattispecie i territori comunali delle province di Napoli e Caserta.
Il primo è uno studio pilota, commissionato dal Dipartimento della protezione civile e coordinato dall’O.M.S., dal C.N.R. (Pisa) e dall’I.S.S. (Roma) in collaborazione con l’Osservatorio epidemiologico regionale, l’A.R.P.A. Campania e l’E.S.A. (Epidemiologia Sviluppo Ambiente). In esso è stato osservato, nel periodo 1994-2001 (Cancer Registry), un eccesso significativo della mortalità per tutte le cause per gli uomini, nel 19% dei comuni della provincia di Caserta e nel 43% dei comuni della provincia di Napoli; per le donne nel 23% dei comuni della provincia di Caserta e nel 47% dei comuni della provincia di Napoli. Numerosi comuni della medesima area si caratterizzano per eccessi di mortalità per varie sedi tumorali (stomaco, colon-retto, fegato, reni, vescica, trachea, bronchi, polmoni, pleura, leucemie, linfomi). È stata altresì verificata la distribuzione delle malformazioni congenite, nel periodo 1996-2002 (Registro campano dei difetti congeniti), nei comuni delle province di Caserta e Napoli con segnalazione di un eccesso di malformazioni totali, cardiovascolari, degli arti e di anomalie urogenitali, in determinate zone individuate come a maggior rischio.
Nel secondo studio, un monito è stato lanciato a livello internazionale nel 2004 sulla rivista “The Lancet Oncology”, che ha osservato un aumento preoccupante dei decessi per cancro del fegato, leucemie e linfomi, nel cosiddetto triangolo della morte Nola-Marigliano-Acerra, ipotizzando un aumento dei rischi per la salute pubblica ed estendendo tale responsabilità alle discariche. In ultimo un rapporto ISTISAN, pubblicato nel 2004, ha osservato un aumento del rischio di malformazioni congenite, maggiore di quello atteso, un aumento delle malformazioni congenite cromosomiche, cardiovascolari e urogenitali, un aumento del rischio di abortività spontanea.
È doveroso precisare che si tratta di dati preliminari, che necessitano di approfondimento mediante studi analitici. Va inoltre ricordato che l’eziologia di queste patologie è composita, riconducibile anche allo stile di vita (alimentazione, tabagismo, infezioni) e ad esposizioni professionali. Le osservazioni epidemiologiche non permettono ad oggi di stabilire con certezza un nesso di causalità tra esposizione ambientale, vicinanza residenziale e incremento di decessi per patologie tumorali e/o di malformazioni congenite. Rimane tuttavia la sovrapposizione tra zone a maggior rischio e quelle caratterizzate dalla presenza di discariche, meritevole di attenzione da parte della comunità scientifica e dell’opinione pubblica.

Armando Orlacchio
medico-chirurgo,
specialista in geriatria

da "il Sannio Quotidiano" del 15/02/2007