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Serra PastoreGiornata di sondaggi e verifiche tecniche, quella di ieri, a Serra Pastore, dopo il sequestro. Intanto la Provincia va a caccia di un sito.

Si valuta la possibilità di utilizzare una cava in località Brecciale, ma c’è una falda acquifera che lo escluderebbe. 

All’indomani del sequestro della discarica consortile, giornata di sondaggi tecnici, quella di ieri a Serra Pastore, per verificare la gravità e la portata delle infiltrazioni di percolato nei terreni circostanti l’area dell’invaso, circostanza che ha determinato, lunedì scorso, il sequestro della discarica da parte degli uomini del Corpo Forestale dello Stato. “Ad una prima ricognizione pare che la situazione sia meno drammatica di quanto si temesse – confidava ieri sera, al nostro giornale, Massimo Romito, coordinatore tecnico operativo della discarica di San Bartolomeo -. Dopo i primi sondaggi effettuati per tutta la giornata, la perdita appare abbastanza superficiale e con un opportuno drenaggio sull’intera area della discarica sarebbe possibile, a nostro parere, captare l’intero quantitativo di percolato disperso nei dintorni. Ciò non vuol dire che le infiltrazioni non ci siano e che la situazione non continui a rimanere seria. Al punto che – confida Romito – resto convinto che con il provvedimento di sequestro, la discarica di Serra Pastore sia da ritenersi definitivamente chiusa. Diventa perciò urgente, mi permetto di ribadirlo, individuare un sito alternativo per fronteggiare un’emergenza rifiuti che bussa di nuovo prepotentemente alle porte”. Ed infatti, in queste ultime ore, è nuovamente scattata, negli uffici tecnici della Provincia, la ‘caccia’ a un sito dismesso da destinare allo stoccaggio di fos e sovvalli (la parte organica dei rifiuti) in uscita dallo stabilimento di cdr di Casalduni. Che ieri ha funzionato regolarmente ma che già da stamani potrebbe far registrare i primi rallentamenti. Intanto, come accennato, la Provincia cerca un sito alternativo a Serra Pastore, ovviamente, a carattere temporaneo. Nelle ultime ore si è tornati a sondare la disponibilità della ex cava calcarea di località Brecciale nel territorio di San Giorgio la Molara. Ma su questa ipotesi ci sarebbe già il diniego convinto del sindaco che avrebbe ricordato anche all’autorità prefettizia, l’esistenza a livello di sottosuolo di una consistente falda acquifera che a tratti sarebbe, addirittura, affiorata in superficie. La falda alimenta due serbatoi , uno a servizio del centro abitato di San Giorgio, l’altro utilizzato per l’approvvigionamento idrico del territorio comunale di Molinara e di alcune contrade periferiche di San Giorgio. Peraltro, la massa calcarea emersa all’interno dell’alveo è stata, in passato, al centro di una lunga controversia tra il Comune e i vecchi proprietari del sito. Una cava chiusa nel 1999 dal Genio Civile che ne avrebbe addirittura inibito anche il ripristino vista la presenza della consistente vena d’acqua. Tutte circostanze, queste – non ultima l’esistenza di un progetto esecutivo di captazione della falda acquifera de quo approvata dal Comune fortorino – che rendono obiettivamente difficile far ritenere possibile l’utilizzazione del sito di località Brecciale come discarica di rifiuti, perdipiù in emergenza.

da "Il Sannio Quotidiano" del 15/02/2007