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Panorama di San Bartolomeo in GaldoDon Franco Iampietro, parroco della comunità “San Bartolomeo Apostolo” in San Bartolomeo in Galdo, ha inviato a tutta la stampa locale e provinciale una lettera aperta per denunciare i gravi problemi che affliggono la nostra cittadina. Noi la sposiamo pienamente e ci uniamo con forza alla sua indignazione. 

“Egregio Direttore,

ho da poco accompagnato al cimitero una mamma di tre figli morta per problemi cardiaci e, forse, perché figlia di questa terra. La signora, accusato un grave malore, è stata portata dai figli all’ospedale civile di Campobasso. Prima triste sorpresa: ai ragazzi preoccupati e angosciati è stato chiesto conto del perché non avessero accompagnato la mamma in una struttura della loro provincia. Seconda triste sorpresa: la povera donna è stata “parcheggiata” per alcune ore in un reparto. Conclusione: dopo alcune ore di agonia e estremi inutili tentativi, la poverina è morta.

Forse un triste episodio come tanti?
No, è uno dei tanti episodi figli di una situazione ormai ingiustificabile e insostenibile.
Perché il ricovero in altra provincia? Si sono chiesti quei medici. Quei medici non sanno che noi della Valfortore siamo figli di una provincia disgraziata e matrigna. Non sanno che per un malato grave raggiungere Benevento significa rischiare seriamente la vita. E non è solo un problema di distanze: da più di un anno sono in corso dei lavori sulla strada che collega San Bartolomeo in Galdo a Benevento; la strada è ridotta ad una mulattiera, pericolosa e squallida.

I lavori procedono con una lentezza esasperante (non più di quattro o cinque operai al giorno!); il vecchio manto di asfalto è stato distrutto, del nuovo non c’è traccia; ci sono tre semafori in sei chilometri, si viaggia in una nuvola di polvere e detriti. Tutti hanno avuto pazienza in vista del meglio, ma la pazienza si sta esaurendo dinanzi ad una situazione vergognosa che si trascina nell’indifferenza dei responsabili. Quei medici non sanno che in paese abbiamo un ospedale in costruzione dal 1958 (!) e gia ristrutturato due volte ma mai aperto: un vuoto monumento alla disonestà e all’incapacità di chi ne è stato e ne è l’artefice.
Mi chiedo e vi chiedo: cosa deve fare questa gente per farsi ascoltare?
Non può bloccare grandi strade, non ce ne sono.
Non può occupare la ferrovia, non c’è. Cosa deve fare?
C’è un’autorità (un Prefetto, un Giudice, un Amministratore, …) che possa raccogliere l’indignazione e la rabbia frustrante di queste popolazioni?
Sembra di no. Qui anche un infarto leggero è sinonimo di morte.
Ma a chi interessa? E intanto ci tocca assistere alle diatribe infinite per la spartizione delle “poltrone” della “nostra” provincia.

È questa la risposta alla fiducia accordata dalla nostra gente ai neo eletti?
No, caro Direttore, così non va bene: la pazienza e la capacità di sopportazione hanno un limite! Mentre si discute tanto di immigrazione, ci si dimentica che qui c’è ancora l’emigrazione.
Vengano i politici a spiegarci le fondamentali ragioni delle loro contese infinite; vengano a vedere le nostre strade, gli mettiamo a disposizione un pullman per un “viaggio di istruzione” ; vengano a parlare con i figli di quella mamma e gli spieghino perché hanno dovuto mendicare altrove un’assistenza che gli è dovuta dalle proprie istituzioni; vengano se il timore e la vergogna glielo consentono.

Rivolgo un appello alla stampa locale: propinateci meno resoconti di feste patronali e di gite scolastiche; venite in queste zone e fatevi testimoni dello sfacelo; venite e aiutateci a gridare in faccia ai “potenti” la nostra indignazione. La nostra gente è dignitosa e laboriosa, ma non ha voce, prestategli la vostra voce. Aiutateci a rivendicare quanto ci è dovuto: attenzione e rispetto!

Grazie per l’ospitalità”.

Don Franco Iampietro
Parroco in San Bartolomeo in Galdo