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Ginestra degli Schiavoni, Pietraroja, San Lupo? Cancellati. Stesso discorso per Buonalbergo, Calvi, Cauta­no. E non si salvano nemmeno Moiano, Ceppaloni, Faicchio, San Salvatore Telesino, e persino San Bartolomeo in Galdo e Morcone.

Tutti destinati a fondersi in aggregazioni con popolazione minima di 5.000 abitanti, con buona pace di secoli e secoli di storia e tradizioni sorte intorno a un campanile. E’ la prospettiva che potrebbe riguardare la gran parte dei comuni della provincia di Benevento qualora le prossime misure governative sul contenimento dei costi dovessero riprendere quanto prevedeva la «Spending review» dell’ex commissario Carlo Cottarelli il cui Piano (mai applicato) è stato reso pubblico nelle scorse ore. Una delle misure più rilevanti per il Sannio è proprio quella relativa alla unione forzata degli enti con abitato inferiore alle cinquemila anime. Condizione che riguarda ben 70 comuni su 78. Oltre la soglia si collocano soltanto il capoluogo Benevento e Montesarchio, Sant’Agata de’ Goti, San Giorgio del Sannio, Airola, Telese, Apice, Guardia Sanframondi. Per tutti gli altri, a partire da Morcone (4.998 abitanti secondo l’ultimo censimento) l’ipotesi fusione obbligatoria. Una evenienza chiaramente non immediata. Il benservito dato dal Governo Renzi al «mani di forbice» voluto da Letta ha lasciato nel cassetto il programma che avrebbe dovuto assicurare allo Stato risparmi per oltre dieci miliardi di euro. Ma le esigenze di cassa che avevano ispirato quelle misure non sono certamente variate. E dunque il lavoro lasciato in eredità da Cottarelli potrebbe tornare d’attualità incidendo profondamente nel tessuto geopolitico sannita, già provato dalla cancellazione differita della Provincia e di altre strutture territoriali come la Camera di Commercio. Una misura che penalizzerebbe la provincia beneventana più di altre realtà essendo caratterizzata dalla polverizzazione delle comunità locali. Al di sotto del limite dei 5.000 abitanti, come dicevamo, si collocano 70 centri. Interi comprensori, il Fortore in particolare ma anche il Tammaro e il Titerno, vedrebbero assottigliarsi notevolmente la pattuglia dei municipi non vantando alcun ente il requisito demografico minimo. Nel complesso il Sannio conserverebbe poco più della metà degli attuali comuni, una quarantina circa su 78. Proiezioni future che al momento, come dicevamo, non hanno ancora trovato accoglimento in provvedimenti normativi. Ma non è il caso di derubricarle a fantapolitica se una personalità come Carlo Cottarelli, alto funzionario del Fondo monetario internazionale, aveva considerato il taglio dei comuni una delle strade percorribili. Riusciranno le prevedibili e romantiche battaglie «salva campanili» a contrastare la insensibile logica delle calcolatrici?

fonte: Ottopagine