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L’Istat ha pubblicato lo scorso 19 febbraio lo stato al 1 gennaio 2016 della popolazione in Italia. Diminuiscono le nascite, aumentano le morti ed in tutto il paese i residenti sono 139mila in meno, 1377 sono andati via solo nel Sannio. E’ Benevento che fa segnare il dato negativo in assoluto perdendo 422 abitanti passando così dai 60.802 dello scorso gennaio ai 60.504 di ottobre 2015. Un trend che nel Sannio non accenna a diminuire quello della desertificazione a cui inesorabilmente si aggiunge il tasso delle morti, in una popolazione che invecchia sempre di più, ed il flusso migratorio dei giovani che partono nella speranza di trovare un lavoro, per studio, o semplicemente per migliorare le condizioni di vita. Il Sannio è in deficit e lo dimostrano i dati paese per paese, oltre al capoluogo di provincia, chi perde di più è San Salvatore Telesino -52 seugito a ruota da San Marco dei Cavoti -45, Cerreto Sannita che fa registrate un -44, ed ancora Faicchio, Pago Veiano e Melizzano -42, Castelvetere in Val Fortore -41, Cusano Mutri e San Leucio del Sannio – 38, San Nazzaro -36, Montefalcone di Val Fortore -35, Circello -34, Guardia Sanframondi -30. I segni più però ci sono ed il podio è tutto di San Giorgio del Sannio +99, a poca distanza Telese Terme con un +90, Sant’Agata de’Goti +38, Dugenta +24, Airola e Paolisi +25. In pratica, gli uffici anagrafe dei comuni sanniti hanno cancellato 4848 residenti iscrivendone 4644 con un saldo negativo pari a 204 residenti in meno. Guardando i dati, le zone che soffrono di più sono certamente l’area Telesina e Titernina a cui si associa l’area del Fortore mentre va meglio nell’hinterland. Che spaventino o meno, il dato è negativo in tutto il territorio nazionale che ha fatto segnare un meno -139 mila unità, mentre gli stranieri sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l’8,3% della popolazione totale (+39 mila unità). La popolazione di cittadinanza italiana scende dunque a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179 mila residenti. I morti stando ai dati Istat, sono stati “653 mila nel 2015 (+54 mila). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L’aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Il picco è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza. Nel 2015 le nascite sono state 488 mila (-15 mila), nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna. L’età media delle madri al parto sale a 31,6 anni. Il saldo migratorio netto con l’estero è di 128 mila unità, corrispondenti a un tasso del 2,1 per mille. Tale risultato, frutto di 273 mila iscrizioni e 145 mila cancellazioni, rappresenta un quarto di quello conseguito nel 2007 nel momento di massimo storico per i flussi migratori internazionali. Le iscrizioni dall’estero di stranieri sono state 245 mila e 28 mila i rientri in patria degli italiani. Le cancellazioni per l’estero riguardano 45 mila stranieri e 100 mila italiani. Gli ultrasessantacinquenni sono 13,4 milioni, il 22% del totale. In diminuzione risultano sia la popolazione in età attiva di 15-64 anni (39 milioni, il 64,3% del totale) sia quella fino a 14 anni di età (8,3 milioni, il 13,7%). L’indice di dipendenza strutturale sale al 55,5%, quello di dipendenza degli anziani al 34,2%”. Diminuisce anche la speranza di vita alla nascita. Per gli uomini si attesta a 80,1 anni (da 80,3 del 2014), per le donne a 84,7 anni (da 85). L’età media della popolazione aumenta di due decimi e arriva a 44,6 anni.

fonte: ilquaderno.it