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Sei mesi fa scrissi questo articolo, la chiusa fu: “Per ora resta un sogno, domani chissà…”. Il domani è oggi, la soluzione a prezzi contenuti è stata trovata ed è arrivata direttamente dagli Stati Uniti. Il dott. Bovino, genealogista, tornando dagli States ha portato con se uno scanner semiprofessionale, che non necessita di contatto con i fogli già usurati dei registri, evitando così uno stress alla carta. Lo scanner, compreso le spese di spedizione, costa 800 euro. Non è una cifra esorbitante, 10 euro a testa e bastano 80 persone. Per quanto riguarda l’archiviazione, mi avvarrò dell’aiuto di Antonio Guerra, se poi riuscissimo a raccogliere 3000 euro, potremmo comprare il software professionale: Arianna, usato dalle grandi società d’archiviazione.

Ma il problema dell’archiviazione professionale ce lo porremo una volta acquisite le immagini digitali, mettendo in sicurezza i fragili registri. Per contribuire potete usare paypal, oppure brevi manu se ci incontriamo per il borgo. Infine, quando compreremo lo scanner, mi occuperò personalmente della digitalizzazione. Se qualcuno/a di buona volontà volesse darmi una mano può contattarmi qui sopra, oppure in giro per il borgo.  SBiG è una piccola comunità, ormai ci avviciniamo con enorme velocità verso i 4000 abitanti. Non è stato sempre così. Fin dalla sua fondazione, datata 1331 grazie all’abate di Santa Maria in Gualdo Mazzocca DOM Nicola da Ferrazzano che permise di concedere a coloro i quali fossero venuti ad abitare apud casale sancti Bartholomei de Gualdo Mazzocca, immunitates, franchicias et libertates (immunità, franchigie e libertà), un regime fiscale particolarmente favorevole per gli abitanti del nuovo borgo. Si ha notizia delle prime tasse pagate dai sanbartolomeani nel 1339, ma furono gli stessi cittadini di San Bartolomeo che chiesero di essere tassati per alleviare la tassazione di Foiano e di Ripa de Altino. L’Universitas di San Bartolomeo salvo brevi e circoscritti periodi, ha conosciuto una costante e a volte tumultuosa crescita demografica. Negli ultimi 15 censimenti realizzati con cadenza decennale dal 1861 ad oggi, ci appare con chiarezza uno spaccato demografico che ci lascia senza parole. La popolazione di SBiG toccò il suo zenith nel censimento del 1936 con 10434 abitanti, colpisce la cifra se si pensa che erano già 50 anni che la gente di SBiG era costretta per miseria a partire per le Americhe. Dal 1936 in poi il nostro borgo ha conosciuto un flusso emorragico in uscita che l’ha portato ai 5090 abitanti dell’ultimo censimento nel 2011 e ai 4987 del 1 gennaio 2013.  Siamo vicini ad un ritorno al 1795 quando l’Abate Sacco nel suo “Dizionario geografico istorico fisico del Regno di Napoli scriveva che “La sua (di San Bartolomeo) popolazione ascende a 4618, sotto la cura di due parrochi”. Questo breve excursus demografico non è un saggio di demografia, quella scienza che studia quantitativamente le popolazioni, ma è necessario per ben comprendere l’importanza di quello che a ragione è la memoria storica del borgo: l’Archivio parrocchiale della Chiesa Arcipretale di San Bartolomeo Apostolo. Uno dei più grandi genealogisti italiani il dott. Alessandro Bovino che molte ricerche ha ottemperato nel nostro Archivio, l’ha definito di gran lunga l’Archivio più completo e importante che abbia visto nella provincia di Benevento e Benevento città. Ne ha certificato il buono stato di conservazione, ma ha anche notato che necessiterebbe per essere fruibile a studiosi e ricercatori di una indifferibile digitalizzazione. Approfitto di queste pagine per ringraziare chi ha conservato in maniera egregia negli ultimi anni la nostra memoria storica: Mons. Franco Iampietro, Arciprete della Chiesa parrocchiale di SBiG. Che lo si voglia o no, la totalità della popolazione di SBiG è sempre stata cattolica, dunque gli archivi parrocchiali hanno registrato tutta la popolazione dal 1591 anno di inizio delle prime registrazioni ad oggi. Un archivio parrocchiale conserva registri di battesimo, matrimoni, morti e i libri degli stati delle anime. La redazione dello Stato delle anime e dei registri parrocchiali fu sancita durante il Concilio di Trento (1545 – 1563), ma fu resa obbligatoria e imposta ai parroci solo nel 1614 dalla Costituzione Apostolicae Sedis. Il libro degli stati delle anime registrava i nuclei familiari con dati anagrafici e condizione economica. Di solito il parroco lo redigeva durante le benedizioni pasquali annuali. Perché l’archivio parrocchiale è importante? Perché in Italia i registri dello stato civile, furono istituiti soltanto durante il periodo napoleonico, dunque se vogliamo avere una registrazione continuata dei nati, non possiamo non affidarci ai registri parrocchiali. A SBiG l’archivio è doppiamente importante, in primis perché registra senza soluzione di continuità i nati nel borgo dal 1591; in secundis perché i registri dello stato civile hanno subito durante il periodo unitario ben due incendi, e presentano gravi lacune, che solo i registri parrocchiali possono colmare. Non posso e non sono in grado di scrivere un saggio demografico su SBiG, ma nemmeno voglio, la demografia mi è di supporto nella mia vera passione: la storiografia, l’arte di descrivere gli eventi e le vicende incastonate nel passato, la funzione della storiografia è di interpretare i dati demografici che altrimenti sarebbero muti, asettici, una mera carrellata di numeri, in questo caso: morti, battesimi e matrimoni. Interpretare quei numeri sotto il profilo storiografico genera pathos, ti porta ad immedesimarti nelle persone e nelle res gestae ormai archiviate. Ti porta ad immaginare situazioni ormai passate, svoltesi in epoche lontane e che quei numeri, quei nomi, lasciano solo intuire. Prendiamo l’atto di matrimonio dei miei nonni paterni: Antonio Truglio (Tonn Scaliot) e Maria Giovanna Passaro (Giuvannin a Marcellin). Ad uno statistico non dirà nulla, ad una lettura superficiale idem. Una coppia di sposi, simile alle altre coppie che si sposarono quell’anno. Poi lo leggi con gli occhi dello storiografo e immagini che nel 1930 a SBiG c’erano già stati 79 matrimoni il quintuplo dei matrimoni celebrati quest’anno. Ti accorgi che era il 13 dicembre alle ore 12:30 del 1930 dell’era volgare secondo il calendario gregoriano, ma come ben annotava l’arciprete Saccone, era l’anno IX dell’E.F. (Era Fascista). L’obbligatorietà di aggiungere l’anno dell’Era Fascista al calendario gregoriano fu sancita con una circolare del Capo del Governo S.E. Benito Mussolini il 25 dicembre del 1926. Ed immagini il borgo popolato da piccoli balilla e il podestà Don Donato Monaco che fa abbattere tutti i jafii di vico Fiorilli per dar visibilità alla sua farmacia. Prendi il primo tomo del 1591 e leggi, ci sono già centinaia di persone nel borgo, ma dove abitavano? L’unico palazzo datato 1503 è quello dove abitavano i Cassitto e le signorine Campisi, gli altri abitanti dovevano essere arroccati vicino alle due chiese, la Madre e l’Annunziata. Piccole case scavate nel tufo, conservate ancora oggi. Leggi quei nomi e molti ti sono familiari: Mucciacito, Ricci, Colella, Iannelli, Catullo. Altri sono scomparsi: Ciolla, Marzetta. Altri seppur scomparsi si conservano in toponimi del borgo: Muccillo, come l’omonimo e bellissimo vallone. Sfogliandoli ti capita tra le mani di leggere il registro dei morti del 1897 e inizi a realizzare che quando dicevano che a SBiG le famiglie erano numerose nonostante “le aiutasse la morte”, capisci che non era un modo di dire. Dal 5 all’11 marzo 1897 nel borgo son morti ben 7 bambini, la più grande aveva 9 anni, il più piccolo aveva raggiunto il primo anno d’età. Senti nella mente le campane che suonano a morto, piccole vite sottratte alla miseria che li attendeva. Apri il registro dei battesimi del 1803 e trovi la marca da bollo di due grani raffigurante la corona e i gigli borbonici. La restaurazione sanfedista dopo la breve esperienza della Repubblica Napoletana del 1799 era arrivata anche da noi. Apri il registro del 1839 e leggi che siamo già al tomo 112. La nostra storia, la piccola storia della nostra comunità che si intreccia con la Grande Storia racchiusa in soli 112 libri che contengono 250 anni di vita. Leggi i dati ISTAT del 2013 e ti rendi conto che a SBiG son nati solamente 34 bambini durante l’anno. Sorridi ricordando il registro dei battesimi del 1843 dove le nascite ammontavano a ben 226, equamente divisi tra maschi 112 e femmine 114. Dieci anni dopo nel 1853 le nascite erano aumentate di oltre 50 bambini, ben 279. Cresceva SBiG, cresceva senza sosta e continuava a crescere e a guardare con indifferenza i cambiamenti del 1860. L’Italia era unita, ma a noi non poteva importare di meno. Sfogli i registri e ti imbatti nel battesimo di Francesco Maria Leonardo Catalano figlio di Costantino che sarebbe diventato sacerdote. Ricordato per aver costruito la chiesa del Carmine detta ancora oggi la chiesa di “Don Cicc”. Personaggio mitologico don Francesco, nell’Archivio diocesano di Lucera il suo fascicolo alto un palmo, è l’unico carteggio di un sacerdote che si conservi. Canonico della cattedrale, son memorabili le sue battaglie contro l’arciprete don Ernesto Saccone, che l’hanno portato insieme al fratello don Matteo a costruire la chiesa. Voci incontrollate raccolte in curia a Lucera ove si denunciava la sua vita boccacesca. Che siano vere, che siano false non importa, resta l’importanza che ha avuto per SBiG la figura di Don Ciccio Catalano. Ho riportato solo alcuni esempi di ciò che sarebbe possibile trovare nel nostro Archivio. Ho potuto partecipare ad una ricerca genealogica commissionata da un nostro emigrante al dott. Bovino. Costui ha scavato nei registri parrocchiali ed ha ricostruito l’albero genealogico dell’emigrante partendo dal 1700. Questo emigrante ha fortificato così le sue radici con San Bartolomeo, sarebbe bello se si potesse farlo per ognuno delle nostre migliaia di emigranti sparsi per il globo, ma ovviamente non è possibile data la delicatezza della carta e della pergamena, almeno fin quando non procederemo ad una digitalizzazione dell’Archivio. Se tutta la comunità di SBiG, coloro che abitano ancora nel borgo e coloro che sono emigrati destinassero un euro per digitalizzarlo potremmo digitalizzarne decine di archivi.

Per ora resta un sogno, domani chissà…

Ad Maiora, Ariadeno (Sergio Truglio).

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Bibliografia:

Benedetto Croce, La riconquista del regno di Napoli nel 1799, Laterza, 1943, p.227.

Fiorangelo Morrone, S. Bartolomeo in Galdo Immunità Franchigie Libertà Statuti, Arte Tipografica – Napoli, 1994, pp. 24-27.

Abate Sacco, Dizionario geografico istorico fisico del Regno di Napoli, Napoli 1795, p. 245.

 

Negli scatti sopra: Sergio Truglio in compagnia dell’equipe del dott.Bovino, genelogista beneventano, all’interno della sacrestia della Chiesa Madre in San Bartolomeo in Galdo (Giugno 2014)