Correre nel nulla per raggiungere il tutto

Lui è lì, quasi tutte le mattine, che ci sia il sole, che piova o che nevichi, con i suoi pantaloncini e la maglietta, che in inverno diventano calzamaglia e maglietta termica, è l’unica concessione alla modernità, l’unico accessorio che lo differenzia da Filippide.

Lui ha sempre corso in quel modo: libero, leggero e felice, come uno spensierato atleta africano.

Lui non ha la fascia cardio incorporata.

Lui corre ascoltando il suo corpo, ne percepisce i movimenti ed ascolta i cambiamenti.

Lui corre senza un traguardo da raggiungere, non parte per arrivare, Lui corre!

Lui sfida il tempo e la fisica, lo guardi arrampicarsi per la pendenza mortirolesca di Santu Marco e nella tua testa appaiono milioni di punti interrogativi.

Lui va più forte ora a cinquant’anni che non a trenta.

Lui è un virus contagioso. Correva da solo anni fa, ora invece le strade sono piene di runners.

Lui mi “costringe” ad infilar le scarpette ed iniziar le fatiche podistiche.

Lui non corre al campo sportivo, ma in simbiosi con la natura, il bosco Montauro è il suo regno.

Lui è un fauno che sguscia veloce tra boschi e asfalto.

Lui ti fa apparire la corsa come qualcosa di divertente azzerandone la fatica.

Lui sembra avere ai piedi non delle semplici scarpe da ginnastica, ma gli stivali dalle sette leghe.

Lui trasmette serenità e allegria durante la corsa.

Lui mentre corre è la cosa che più si avvicina al Nirvana.

Lui ha capito l’essenza della corsa: la positività e l’energia che essa trasmette, la voglia di vivere, la libertà.

Lui correndo non è narrativa, ma poesia.

Lui ti fa comprendere Edwin Moses, quando afferma che l’atleta che corre è una scultura in movimento.

Lui è Matteo “Brigante” Circelli, il più grande runner che SBiG abbia mai avuto.

 

Ariadeno (Matteo “Brigante” Circelli fan)