Un nuovo racconto inedito di Vincenzo Palazzo, un viaggio da sogno, una crociera elegantissima, una donna bellissima, una splendida bugia su carta.

 

BUGIE

 

Mi siedo, vorrei traslocare, solo allora ti accorgi di quanto sei ricco. Portare via tutte le tue cose, gli oggetti. Vorrei, non è traslocare, però, posso iniziare a mettere qualcosa a posto. Nel disordine c’è una logica, l’ordine non mi è mai piaciuto. Cambierei i colori delle pareti, ma non è il periodo; potrei appenderci qualcos’altro, per non lasciarle troppo anonime. No, resto seduto e non farò nulla. Voglio invece, iniziare un viaggio su un foglio bianco, sperando mi tenga compagnia nelle festività. La penna mi addolcirà, conducendomi in qualche posto, dove la realtà non può condurmi. Portami lontano, insegnami a volare. Traslocare, chissà un giorno forse lo farò.

IL VIAGGIO:

Ho a disposizione solo dei fogli per viaggiare, viaggerò con la fantasia, e con l’inchiostro. Non è un Natale come tanti, ho un po’ di grana che mi fa compagnia. Il momento buono per cambiare aria, di fare un giro, di viaggiare. Dai scegliti una meta che cosa aspetti? Ho deciso, voglio andare in crociera, magari nel Mediterraneo.

 

Per fare ciò devo prenotare un biglietto, recandomi in un’agenzia e fissando una data. Quella ideale sarebbe fra Natale e Capodanno. Mi reco in agenzia per definire il tutto. Faccio il biglietto, questione di giorni ed inizio a fare la valigia. Il mio primo viaggio, non nascondo che sono un po’ emozionato. È da tempo che non vado da nessuna parte, che non mi muovo, l’idea di uscire mi entusiasma, godermi la vacanza e magari ritornare più energico.  Guardo il depliant, niente è lasciato al caso, tutto curato nei minimi dettagli, devo solo fare il turista. Fra qualche giorno tutto ciò diverrà realtà. Sono felice, non vedo l’ora di salpare, un viaggio, che meraviglia. Nella valigia metto i vestiti migliori, qualche abito elegante, qualcosa di vissuto, via si parte. I giorni passano e la data si avvicina sempre di più. Sembro un bambino felice di andare in gita. La notte prima di partire è lunghissima, mi giro e mi rigiro nel letto, voglio andare via al più presto. L’alba, arriva il momento tanto atteso, la partenza. Mi allontano dalla collina sempre di più, l’asfalto scompare dietro di me, mi godo il paesaggio che cambia colore ad ogni stagione. Il porto si avvicina, non mi rimane che salire a bordo, in mezzo al mare, festeggiare un anno che se ne va, in un modo diverso dal solito. Salgo sulla nave sono un po’ spaesato, ma dopo aver disfatto le valigie mi sento come per incanto a mio agio. La nave è piena di gente, avrei avuto modo di visitarla, ma una volta in cabina, scelgo la giacca ed un jeans da indossare. Sono pronto per fare un giro, cammino, cammino senza una meta guardandomi intorno, la folla mi mette di buon umore. Finalmente via, in mezzo al mare.  Per assaporare un po’ l’atmosfera vacanziera, mi dirigo al bar. Voglio sorseggiare un drink, sicuro di fare amicizia con qualcuno quanto prima. La barista mi sorride:

“Prego signore”

“Un Martini bianco grazie”.

Ma no dai non puoi innamorarti al primo sorriso, è piena di donne la nave. Un sorriso fa sempre bene non credi? Si avvicina l’orario di cena e mi avvio per trovare un posto a sedere in un magnifico ristorante. È inutile descrivere la pietanze diventerebbe noioso. Mi siedo ad un tavolo solo soletto, ed inizio a guardarmi intorno, notando molte donne da sole. Non nascondo che a volte si incrociano gli sguardi, sorrido e non vado oltre. La serata è lunga, me la tiro un po’ come fanno loro, nel frattempo fantastico su chi possa essere la mia futura amica. Le donne! le donne! il motore del mondo. La cena è giunta al termine, decido di andare al piano bar ad ascoltare un po’ di musica. Le note si diffondono nell’aria creando una magica atmosfera. Sono in tante tutte intorno a me. Devo fare il primo passo, senza scoraggiarmi al primo no, la spontaneità viene premiata sempre se ti sai porre, anche un no ti viene detto in modo garbato. Stranamente mi sento a mio agio, come se in quel posto fossi un abitudinario. Cerco di scorgere qualche sguardo, ne incrocio uno, dopo un sorriso corrisposto, le chiedo, con la scusa più banale, di farmi accendere:

“Scusa ha d’accendere?”

“Si certo, tenga”

“Grazie molto gentile, la musica stasera è incantevole non crede?”.

Vi aspettereste una storia d’amore o qualcos’altro. No niente di tutto questo, una semplice conversazione che voglio troncare così. Continuo a girare libero, da solo con me stesso. Mi avvicino al casinò per giocare alla roulette, perdo e vado via di corsa. Il gioco non fa per me, mi fa star male. Ritorno al piano bar per bere qualche drink prima di andare a dormire. Mai sfiorare il cuore di una donna se non ne sei convinto, che senso ha l’avventura se non ne sei preso, inebriato. Illudere qualcuna per un secondo fine non mi è mai piaciuto. Il pianoforte suona note intonate, sarei rimasto ore ad ascoltarlo, ma la mattina seguente avrei fatto un’escursione in città, una gita organizzata. Finisco il mio drink e mi avvio verso la cabina, per oggi può bastare. Vi aspettavate che sarei andato a letto con qualcuna? No signori miei, niente di tutto questo. Vi toccherà arrivare alla fine per soddisfare la vostra curiosità. Prima di mettermi a dormire migliaia di pensieri si amplificano nella mia testa, ma devo concedermi il riposo, devo godermi la vacanza, facendo pace con il passato e godermi il presente anche perché la crociera non durerà in eterno. Vivere il viaggio tutto qua. Quella notte ho riposato sereno e felice. Finalmente non ero in quella piccola comunità ma in mezzo al mare. All’alba, la nave si ferma in un porto, fra un po’ scenderemo a visitare la città, una guida ci avrebbe fatto da cicerone. Avremmo passato una giornata a terra, visitando la città. Iniziammo a visitare chiese, cattedrali e durante il tragitto ci sono un sacco di negozietti, ne approfitto per comprare qualche souvenir da portare ai miei amici. Verso l’ora di pranzo andammo tutti al ristorante, il pomeriggio la guida ci lasciò liberi, la sera dovevamo rientrare sulla nave. Non aspettai l’orario stabilito ero stanco, presi un taxi e ritornai al porto. Salii sulla nave pronto per farmi una pennichella, ormai dopo capodanno dovevo tornare a casa. La mia crociera stava giungendo alla fine. Sembrerà strano, ma un po’ mi mancava casa mia, le mie abitudini, la vita di tutti i giorni, la mia terra. Non sei stato via neanche dieci giorni e già ti manca casa. Lo so, ma non sono abituato a stare tanto tempo lontano da casa, sono fatto così, che ci vuoi fare. Arrivato in cabina, cado in un lungo sonno, che mi avrebbe rigenerato per affrontare la serata con la carica giusta. Sognavo un viaggio e lo stavo facendo, come si dice “Viaggiare ti arricchisce sempre”. Altri due giorni e avrei festeggiato anche capodanno. Sono pronto per la serata, esco dalla cabina e mi avvio per prendere un bel caffè. La barista è sempre là al suo posto sorridente:

“Un caffè grazie”.

Il suo sorriso mi mette di buon umore, noto un quotidiano ed inizio a sfogliarlo, senza fretta, dovevo perdere un po’ di tempo, mancava ancora molto per la cena. Il primo giornale che abbia letto in tutti quei giorni, ad un certo punto alzo lo sguardo e noto una donna seduta che mi fissa. Le sorrido

“Ciao” le dissi mentre si avvicinava al mio tavolo,

“Io sono Erika piacere, ti va di cenare insieme a me stasera?”

“Volentieri”.

Rimango sorpreso, è lei che ci prova con me. Ordiniamo da bere, ed iniziano le prime frasi di rito aspettando la cena galante, la mia prima cena in dolce compagnia. Lo so siete curiosi ve la descrivo: Alta un metro e settanta all’incirca, capelli castani, occhi azzurri, una terza di seno e sui settanta chili. Minigonna, magliettina a v abbastanza scollata ed un paio di tacchi a spillo, accompagnate da un paio di calze nere a rete. Si lo so è una bella donna, non so ancora perché vuole cenare con me, forse gli piaccio. La sua presenza mi mette un po’ a disagio, la sua bellezza la trovo disarmante. Hai capito, dalla collina a latin lover. Il giorno seguente è l’ultimo dell’anno, magari avrei chiuso in bellezza. Dopo svariati drink aspettando l’orario di cena, parliamo del più e del meno, sorridendoci a vicenda ci avviamo verso il ristorante. Sono un po’ emozionato. Erika conduce il gioco ed io glielo lascio fare. Seduti a tavola, iniziamo ad ordinare del vino e alla fine le faccio la mia proposta indecente:

“Erika ti va di bere dello champagne in cabina?”

“Ma si perché no!”.

Non stavo nella pelle, io ed Erika in cabina. A questo punto vi aspetterete che vi racconti cosa succede quella notte in cabina, descrivendovi i dettagli nei minimi particolari. Vabbè! ma devo fare tutto io, immaginatela voi una notte d’amore. La mattina mi sveglio abbracciato a lei, non potevo credere ai miei occhi. Siamo quasi giunti al termine della crociera, dopo capodanno dovevo rientrare. Faccio una doccia, mi vesto e vado a prendere la colazione per Erika, voglio farle una sorpresa al suo risveglio. Appoggio dei croissant e del succo d’arancia sul comodino, sedendomi di fronte a lei per contemplare la sua bellezza.

“Buongiorno Erika ti ho portato la colazione”.

“Che carino che sei”

“Erika volevo dirti…”

“Non dire niente lascia che tutto accada”.

Rimanemmo in cabina a fare l’amore fino ad ora di cena, l’ultima serata insieme poi ci saremo dovuti salutare. Lei si avvia nella sua cabina, per prepararsi per la cena di San Silvestro.

“Vado a farmi bella per stasera”

“Ok a stasera”.

Inebriato di lei anch’io inizio a prepararmi per la lunga notte. Sono felice ho incontrato una sirena in mare, chiudo l’anno finalmente in compagnia di una donna. Mi preparo con tutta calma indossando un abito elegante, esco e mi avvio al bar ad aspettare Erika. La mia anima è in pace, gioisce e vola lontano, ma dovevo vivere solo il presente tutto qua. Finalmente dopo mille pensieri lei è davanti a me in un lungo abito da sera.

“Buonasera”

“Buonasera sei incantevole stasera, prendiamo un aperitivo?”

“Si volentieri”.

Aperitivo, cena, brindisi di fine anno, dopo cena e all’alba arrivano gli addii o arrivederci. Quella notte l’ho passata nella sua cabina, aspetto il momento giusto per andare via, non mi va di salutarla guardandola negli occhi, il mio cuore non avrebbe retto. Gli lascio una rosa e una lettera sul comodino.

“Cara Erika, è arrivato il momento di salutarci. Non me la sono sentita di guardarti negli occhi e dirti addio o arrivederci, ho preferito lasciarti così con una lettera. Cosa dirti, è stato bello, il mio cuore arido, dopo tanto tempo, ha provato emozioni che credevo non poter provare più. Chissà se questo sarà un addio, o un arrivederci, ti lascio il mio numero casomai sia un arrivederci. È arrivata l’ora di traslocare, solo allora ti accorgi di quanto sei ricco. Grazie Erika un bacio e un abbraccio”.

 

E già devo andare, la crociera è finita, la penna non vuol scorrere più. Chiudo il mio quadernone augurandomi un viaggio reale non solo bugie su dei fogli. Leggo e rileggo il tutto, sorridendo, anche stavolta la mia anima vola.