Qualche giorno fa sul Mattino di Napoli, il vice sindaco di Foiano Valfortore, nonché Consigliere Provinciale Ruggiero Giuseppe dichiarava: “Dall’eolico benefici per il Fortore, la Regione sbaglia”. Sorvolando per ora sugli “enormi benefici, ambientali, economici e occupazionali” che l’eolico ha portato nelle nostre zone, vediamo il perché Ruggiero è critico nei confronti del Presidente Regionale della Campania, Vincenzo De Luca, aderente al suo stesso partito e dal Ruggiero stesso definito qualche tempo fa, come un “nostro big”. La Campania, sotto la Presidenza De Luca sta provando a mettere un freno alla devastazione del territorio avvenuta nella nostra regione nel silenzio di tutti, con il Dgr 4 ottobre 2016, n. 533 e il Dgr 4 ottobre 2016, n. 532, con cui la Regione ha rispettivamente determinato i criteri per l’individuazione delle aree non idonee e ha dettato gli indirizzi per la valutazione degli impatti cumulativi degli impianti eolici con potenza superiore a 20 kW. Ovviamente le grosse società dell’eolico sono scese subito sul piede di guerra, con vari ricorsi al TAR.

Che le grosse società difendano i loro interessi è pacifico, che lo facciano i politici locali un po’ meno.

Al politico locale in questione, non vanno giù le norme emanate dal suo stesso partito ed afferma: “Così si preclude un settore che ha generato benefici in una delle aree a forte spopolamento della Campania, stiamo parlando delle “wind farm” presenti nei territori di Foiano, Baselice, Molinara, San Marco dei Cavoti, Ginestra degli Schiavoni, Montefalcone e Castelfranco…”.

Noi non vediamo tutti questi benefici per il territorio fortorino, i mezzi pesanti usati per installare le turbine hanno devastato le strade, le centinaia di turbine hanno fatto scempio dei nostri crinali, l’energia elettrica continuiamo a pagarla come, se non più dei nostri connazionali. Per quanto attiene allo spopolamento, fra poco più di un mese l’ISTAT renderà noti i dati del 2017 e possiamo già annunciare che sarà l’ennesimo bagno di sangue per le nostre zone, un nuovo anno d’agonia ed un’emorragia che la “grande occupazione” dovuta all’eolico non ha tamponato.

Tuttavia lo stesso politico dà i numeri occupazionali. Prendiamoli con beneficio d’inventario, gli ultimi numeri dati dallo stesso politico sui soldi per le nostre strade sono tutti ancora da verificare. Egli ci dice che nei paesi di Foiano, Baselice, Molinara, San Marco dei Cavoti, Ginestra degli Schiavoni, Montefalcone e Castelfranco, senza calcolare l’indotto (quale?) le società Erg, Edf, Enercon e Ivpc danno lavoro a 160 giovani e le royalties ammonterebbero a circa 2 mln di euro, a cui va ad aggiungersi 1 mln di euro quale fitto per i proprietari dei terreni ove sono installate le turbine.

Dando per veritieri questi numeri, ci sentiamo di affermare che alle nostre popolazioni è stato dato un obolo, a fronte di enormi guadagni per le società del vento a noi son rimaste le briciole e nemmeno tutte. Di chi è la colpa? Del politico locale, di tutti i nostri politici? Assolutamente no. Non hanno responsabilità nello svilimento di una risorsa che appartiene a tutti e anche nelle devastazioni in atto. Ciò che ci lascia con l’amaro in bocca è la dichiarazione che il politico locale rilascia al giornalista del Mattino: “Credo che De Luca non sia aggiornato sulla situazione locale e su un settore che ha contribuito alla crescita e valorizzazione del territorio fortorino”. Dov’è la crescita? Dov’è la valorizzazione?
Qualche anno fa ospitammo Antonello Caporale per presentare il suo libro “Controvento. Il tesoro che il Sud non sa di avere”.

Il libro è un’accorata disamina del perché l’eolico è andato a favorire solo i grandi gruppi energetici, lasciando alle popolazioni locali solo le briciole.

Poteva essere sfruttata diversamente la produzione di energia eolica nelle nostre zone? A sentire i politici locali, di più non si poteva fare, a sentire l’ing. Demurtas operante nel settore dell’eolico in Danimarca, l’Italia ed il Sud in particolare, stanno buttando letteralmente al vento una grossa occasione di sviluppo.

L’ing. Demurtas dà i numeri, questi sì, potrebbero interessarci. Una turbina eolica da 1 MW, 60 metri di diametro, del costo di 1,5 mln di euro, acquistata in cooperativa da 100 persone costerebbe a costoro 15000 euro a testa, e renderebbe a ciascuno ben 2500 € all’anno per 25 anni. Come è facile calcolare, l’investimento iniziale si ripagherebbe in soli 6 anni e si guadagnerebbe per i 19 anni restanti. In Italia le amministrazioni locali “svendono” il territorio a società straniere, in cambio di posti di lavoro poco qualificati e quindi mal retribuiti, senza nemmeno immaginare che si potrebbe ricavare molto di più sfruttando in proprio tale energia.

È possibile sfruttare in proprio tale energia? In Italia è quasi impossibile, perché come ci dice l’ing. Demurtas, sia se si voglia installare un solo palo eolico, quindi alla portata di un Comune come il nostro con la partecipazione di privati e dal costo di 1,5 mln di euro, sia se si voglia installare una multiturbina da 100 milioni di euro, l’iter burocratico è lo stesso, ma mentre nel primo caso, l’impresa medio piccola come un’associazione di 100 cittadini o lo stesso comune di San Bartolomeo potrebbero scoraggiarsi, sia per i costi che per la tortuosità della strada, una società come l’Enel o altre multinazionali del vento con la loro schiera di mega avvocati non si lascerebbero scoraggiare, con la conseguenza che il piccolo recede, i grandi sfruttano l’energia e ne ricevono i forti guadagni. La popolazione locale resta a guardare.

E se anche le autorizzazioni fossero più snelle per installare una pala eolica da 1 MW e noi non fossimo in grado di cooperativizzarci? Qui interviene lo Stato, o almeno dovrebbe, visto che in altri stati, come la Danimarca, la Germania, l’Inghilterra o la Spagna, lo Stato obbliga le società del vento a collocare il 20% dei propri impianti ai cittadini delle zone ove vengono installati.

Inoltre la Pubblica Amministrazione dovrebbe destinare all’eolico solo le zone particolarmente vocate al vento e non lasciare l’installazione delle pale alla libera fantasia dell’impresa installante.

Altro luogo comune da smontare è il lavoro che dà l’eolico, in pratica tendente a zero, poiché in loco occorre un tecnico diplomato ogni 4 turbine per gli interventi di manutenzione più semplici, mentre per l’installazione le società del vento inviano i loro tecnici che si fermano in loco il tempo strettamente necessario per montare una turbina, 4-5 giorni lavorativi.

Installate centinaia di turbine a noi non resta che guardarle girare e immaginare solamente come spenderanno i soldi i loro proprietari, alle Amministrazioni locali ed ai proprietari dei terreni, restano 160 posti di lavoro e 3 milioni di euro tra royalties e affitto dei terreni, insomma per usare una frase dello stesso Demurtas, ingegnere propenso all’eolico: È un po’ come aver regalato il pozzo petrolifero in cambio di venir pagati per fargli da guardiano mentre gli altri lo sfruttano e diventano ricchi.