La Campania ha un nuovo piano ospedaliero. E’ stato approvato dal Mef al termine del tavolo di verifica che ha analizzato sia la situazione economica della sanità campana (i conti sono in ordine), sia i livelli essenziali di assistenza (in netto miglioramento). Inoltre a maggio partirà anche il piano di edilizia ospedaliera.

Buone notizie? Così sembra, dopo anni di emergenza assoluta e tagli. Ma cosa cambia in concreto e come sarà ridisegnata la geografia sanitaria della nostra regione. Vediamo nel dettaglio.

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Il nuovo piano ospedaliero campano prevede – come detto – il recupero dei presidi ospedalieri chiusi. Saranno annessi a un presidio principale con accorpamento di servizi strategici (Incurabili, Ascalesi, Loreto Mare). Saranno aperti nuovi pronto soccorso (Azienda dei Colli, Scafati, Agropoli, Reavello, Maddaloni, Gragnano, Boscotrecase, Roccadaspide). Con la riconversione di ospedali dismessi in ospedali di comunità (Bisaccia, Cerreto Sannita, San Bartolomeo in Galdo, Capua, Teano), o l’aggregazione di strutture attive nell’ambito di una azienda o un ospedale più grande per migliorare l’offerta specialistica (Rummo con Sant’Agata dei Goti e Pascale con Ascalesi, Eboli/Battipaglia/Roccadaspide, Vallo della Lucania/Agropoli, Torre del Greco/Boscotrecase).

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Ma cos’è un ospedale di ciomunità? Si tratta di strutture intermedie tra l’assistenza domiciliare e l’ospedale. In pratica si tratta di un ponte tra i servizi territoriali e l’ospedale, per tutte quelle persone che non hanno necessità di essere ricoverate in reparti specifici, ma hanno bisogno di un’assistenza sanitaria che non potrebbero ricevere a domicilio.

L’assistenza erogata negli ospedali di comunità prevede 15-20 posti-letto. La responsabilità del modulo è di un responsabile infermieristico, la responsabilità clinica è affidata a medici di famiglia, mentre l’assistenza è garantita da infermieri presenti continuativamente nelle 24 ore, coadiuvati da altro personale (operatori socio-sanitari) e altri professionisti quando necessario.
La durata media della degenza attesa ha una durata limitata, di norma non superiore alle 6 settimane, in relazione alle valutazioni e agli obiettivi definiti.