I vescovi delle diocesi che comprendono i comuni delle province di Benevento e Avellino, aree emblematiche delle difficoltà e dei disagi storici del Sud Italia, hanno sottoscritto, in data 13 maggio 2019 ore 12,30, una lettera-documento intitolata “Mezzanotte del Mezzogiorno?” nella quale, sottolineando i gravi ritardi e gli squilibri nelle politiche economiche e sociali che si sono succedute in Campania, chiedono una svolta decisa e una più mirata politica di sviluppo integrato. Ecco il testo:

In un passo famoso del suo libro, Isaia avverte il popolo della prossima caduta di Gerusalemme. «Così – sentenzia il profeta – mi ha detto il Signore: “Va’, metti una sentinella che annunci quanto vede”. […] Mi gridano da Seir: “Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?”. La sentinella risponde: “Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite”» (Is 21, 6.11-12). Come vescovi, come coloro, cioè, che dal Signore sono stati posti a vegliare (episkopoi) sulle Chiese della metropolia beneventana per prevenire eventuali pericoli e dare il segnale del sorgere del sole, sentiamo nostro dovere dire una parola sul momento che stiamo vivendo e proporre una via di metodo per trovare congiuntamente un itinerario da percorrere tutti insieme affinché possa accorciarsi la notte.
Quello attuale – inutile negarlo – è un tempo difficile, che rischia di allargare ulteriormente la forbice Nord-Sud, e nel quale la Campania registra un ulteriore squilibrio tra la fascia costiera e le province dell’entroterra; nonostante le enormi risorse paesaggistiche, artistiche, culturali ed enogastronomiche di cui dispongono, queste ultime faticano infatti a intercettare i flussi turistici, così che il loro tasso di occupazione è inferiore a quello del Mezzogiorno e della Campania, oltre che nettamente al di sotto della media nazionale. La crisi delle aree interne è inoltre aggravata dalla contrazione della spesa pubblica: il taglio subito nei trasferimenti per funzioni istituzionali, strade ed edifici scolastici è pari al 50%.
Molti lasciano i propri paesi per cercare lavoro all’estero o nel Nord Italia, tanto che le nostre province perdono ogni anno un numero di abitanti equivalente a quello di un paese intero. Paradossalmente, esse producono il miglior risultato per quanto riguarda i laureati in età tra i 24 e i 39 anni, tuttavia sono proprio i laureati a lasciare la Campania più povera! Le infrastrutture stradali costituiscono il nodo più rilevante da sciogliere per una seria politica dello sviluppo, ma continuano a essere molto carenti; rispetto alla mobilità su gomma, l’alta velocità ferroviaria Napoli-Bari potrebbe invece offrire nuove possibilità anche per ripopolare aree depresse.
In definitiva, non c’è troppo da illudersi: restando invischiati in una visione politica di corto raggio, tesa alla salvaguardia d’interessi particolari, non potremo sperare in un’inversione di rotta; è necessario invece un progetto strategico di lunga gittata che miri a privilegiare l’interesse comune, il quale solo può consentire il benessere di tutti, singole persone come enti locali. È necessaria, infatti, una solida coesione istituzionale per dare forza alle istanze delle aree più deboli. Fare rete, quindi, gioco di squadra, programmando insieme una politica di sviluppo: se riuscissimo nell’intento, tutti ne trarremo vantaggio; in caso contrario, tutti saremo destinati a perdere.
Occorre ripartire da un dialogo sincero che apra a nuove progettualità, inaugurare una diversa concezione di sviluppo armonico. La questione delle aree interne – piccoli Comuni con in media 1500/2000 abitanti – non può essere più confinata ad appendice di svogliati dibattiti politici e culturali, perché la distanza dal resto della Campania e del Paese rischia di diventare incolmabile. Come vescovi che hanno a cuore il bene integrale della propria gente, riteniamo si debba lavorare a costruire una svolta nei rapporti e nelle relazioni istituzionali, avviando un confronto umile e sincero in grado di favorire una partecipazione che sia finalmente sottrazione di egoismi.
È per questo che v’invitiamo a condividere un momento di crescita comunitaria con il primo Forum degli Amministratori campani (24-25-26 giugno a Benevento), nella speranza di attivare sinergie capaci di promuovere l’interesse comune: un’opportunità per porsi tutti a “lezione del territorio”, anzi “dei territori”, al fine di gemellare le povertà e renderle occasione di riscatto nella dimensione unitaria di un rinnovato impegno sociale e spirituale. Potremo vivere e sperimentare una nuova cultura di pace, riconquistando il valore della “consapevolezza” intesa come “start up di comunità e di dialogo”; proveremo a ipotizzare cammini, individuare piccoli, ma concreti obiettivi da raggiungere a vantaggio delle realtà territoriali più emarginate di questa nostra parte di Paese.
Nel brano, enigmatico, del profeta Isaia che apre questa nostra riflessione sembra infatti che la lunghezza della notte dipenda anche dalla disponibilità del popolo a intraprendere un percorso di conversione. Sentiamo che la prima conversione da fare è una conversione mentale, è quella dell’incontro, che solo può portare soggetti diversi a confrontarsi per analizzare insieme, pensare insieme un progetto globale, realizzare insieme quanto insieme si è progettato. Qui, dove sembra esser scoccata la “mezzanotte del Mezzogiorno”, siamo tutti chiamati a cercare concordemente le soluzioni migliori per vedere sprazzi di maggior luce. Per questo il Forum beneventano, se non sarà certo la soluzione di tutti i mali, in ogni caso non potrà far altro che bene. Vi attendiamo!

FELICE ACCROCCA
arcivescovo metropolita di Benevento
ARTURO AIELLO
vescovo di Avellino
DOMENICO BATTAGLIA
vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata dei Goti
PASQUALE CASCIO
arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia
SERGIO MELILLO
vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia

fonte: Diocesi di Benevento