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“Sembrano formiche, tornano alla Terra in lunga fila, umili e muti, i volti bruni e le mani incretate; i piccoli non hanno scarpe, le donne non hanno età, gli uomini hanno la stanchezza.

Rientrano da Porta San Vito, ma non suona l’Ave Maria, che per le donne la via crucis ricomincia. Attraversano ancora la Porta con conche e “c’cin” di terracotta per empire un po’ d’acqua alle fonti viciniori al paese: fontana Pocchiazza, fontana Fojanese, fontana Pisciarelli. Poco distante dall’abitato vi sono anche pozzi con copiose sorgenti: un pozzo a due bocche chiamato Sansotto ed un altro ad una bocca sola chiamato Ove de Masce.

Tornano curve, fiaccate dalla straccaggine e dal peso dell’acqua. Se c’è una popolazione che come il Redentore triboli su questa terra, quelli sono i cafoni di San Bartolomeo.

Figli miei! Prego ogni giorno per voi, ma la preghiera non allevia la vostra fatica umana e non vi dona un po’ di ristoro.

Cristo sulla croce dice: “Ho sete”. Lui acqua di vita per tutti, nel momento estremo chiede acqua per sé.

Buona gente! Vi disseterò spiritualmente, ma anche nel corpo.

Dal poggiolo osservo questa piana, fumante di stabbio e circondata di giunchi.

L’acqua c’è, ed è anche copiosa; farò costruire una fontana bellissima e una piazza altrettanto bella”.

Chi ha voluto bene al nostro borgo, non era nato nel nostro borgo. E venendo da lontano è riuscito a vedere quella bellezza che a noi sfugge.

L’abate commendatario don Antonio Gurtler, Arcivescovo di Thiene e confessore della Regina Carolina, poteva proseguire sulla stessa scia degli Arrigoni, dei Carafa, dei Caracciolo, percepire la commenda e non sapere nemmeno dove fosse San Bartolomeo.

Ma don Antonio era un uomo pio e volle conoscere il suo gregge. Venne in questi luoghi nel 1782 e se ne innamorò.

Il suo primo atto fu far da scudo ad una richiesta esosa dell’abate precedente che richiedeva il pagamento di tasse non evase. Fin quando fu tra noi l’abate Gurtler, i Caracciolo non videro un ducato.

Don Antonio costruì un importante seminario, nel luogo ove adesso sono ubicate le scuole elementari in via Costa. Costituì un fondo che si occupava di elemosine mensili ai più bisognosi (una Caritas ante litteram). Costituì un altro fondo che si occupava di fornire una dote alle zitelle che non potevano formarla per l’indigenza della famiglia.

Operò anche per fornire la chiesa di arredi e opere cultuali di un certo pregio: donò una sfera del sacramento del valore di seimila ducati, un calice interamente d’oro, una coppa d’oro e un piede d’argento di Francia, un paramento pontificale in lamadoro su fondo rosso con camici forniti di merletti finissimi d’Inghilterra.

Ed infine ultimo, il bellissimo Largo del Giglio, che prende il nome da una monumentale fontana contraddistinta da cinque getti d’acqua, uno per ogni punto cardinale e il più grande al centro che fuoriusciva dal giglio, tutti chiusi da una possente vasca di travertino usata come abbeveratoio. L’acqua zampillante nella fontana arrivava da una polla d’acqua incanalata a Taglianaso e fatta affluire alla fontana da un acquedotto di circa cinque chilometri.

Le spese per erigere la fontana e l’acquedotto ammontarono a 18000 ducati e furono sostenute interamente da don Antonio.

Per circa 60 anni la fontana funzionò ed alleviò la sorte delle donne del borgo abbellendo lo splendido largo. Frane, smottamenti, incrostazioni calcaree dei tubi ridussero moltissimo la portata dell’acqua. Nel 1853 l’Amministrazione comunale, provvide ad un grande restauro.

La fontana superò indenne la furia risorgimentale, benché la Mario affermasse il contrario, noi l’acqua l’avevamo.

Largo del Giglio fu rinominata Piazza Garibaldi, ed il colpo di grazia avvenne nel ventennio fascista. La fontana fu smontata e come per magia scomparve.

Sarebbe bellissimo se la piazza potesse abbandonare il nome Garibaldi, ci sono tante piazzette a Ianziti per l’eroe dei due mondi e chiamarsi Piazza Antonio Gurtler

Si conserva una piccola vestigia, il giglio centrale, ubicato in via Pasquale Circelli all’altezza della villa comunale.

Foto: per ammirare la fontana del Giglio com’era, visitate la sezione storica del sito:

www.fotovinciguerra.com

La foto odierna di ciò che rimane della fontana è di Giannina Sangregorio.

Ad entrambi i nostri ringraziamenti.