Puoi leggerlo in circa 3 minuti :::

C’è un suggestivo progetto, visionabile in rete, del nostro compaesano Salvatore Picciuto, residente a Paduli. Il titolo è “Crepa interna” e può senza tema riferirsi all’anima ed al corpo di un individuo e di un luogo. Il vocabolario Treccani del lemma: crepa, dà una duplice definizione: 1. Fenditura prodottasi in una superficie, per es. nello spessore di un terreno arido, secco, o che si presenta in murature o pavimenti, dovuta a cattive condizioni di stabilità dell’organismo strutturale o a insufficiente resistenza della muratura stessa. 2. fig. Qualsiasi cosa che, intervenendo in un’istituzione, in una relazione, in un fatto anche di natura spirituale, ne interrompa la continuità e la compattezza e ne minacci la solidità.

Il progetto di Salvatore abbraccia entrambi gli aspetti, osserva la crepa materiale, che lesiona le strade e le case e pone in luce anche la crepa morale, che si apre, a volte inconsciamente, in coloro che partono. Coloro che per realizzare i propri sogni vanno dall’altra parte della collina, lasciano la valle, i genitori, gli amici, il Luogo.

Le foto di Salvatore ritraggono case con l’ormai immancabile cartello “Vendesi”. Case che invecchiano, deperiscono, non hanno alcun valore economico, anzi sono un peso enorme per chi le eredita, perché l’eredità resta ormai l’unico mezzo attraverso cui queste case cambiano proprietario. Muore l’ultimo abitante e la casa verrà chiusa, inizia la corsa ad interrompere le utenze (acqua, gas, elettricità, telefono) per evitare le tasse comunali. Ma una casa abbandonata rovina velocemente ed allora si aprono crepe nei tetti, nelle mura, si rompono i vetri delle finestre, si sgretolano i balconi. La casa una volta tempio famigliare di suoni, luci, colori, odori, ammutolisce, trasfigura, langue nella sua solitudine.

Insieme con le crepe apertesi nelle strade, le case deserte ingenerano negli abitanti della Valle un senso di abbandono, una resa incondizionata alle Istituzioni matrigne.

Ed allora si parte.

L’obiettivo della macchina fotografica di Salvatore si focalizza sui volti di coloro che son partiti per realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni. Incontri il manager che vive a Chicago e quello che vive a Monaco di Baviera, il giornalista che vive a Rieti e la giornalista che vive a Trieste, la Data Analyst di Roma e il giudice della Corte dei Conti di Civitavecchia.

La testimonianza della giornalista Francesca Iannelli che vive a Trieste è paradigmatica di coloro che sono partiti.

Francesca Iannelli

Francesca si chiede come sarebbe stata la sua vita se fosse rimasta in “zona” e la sua risposta è “fortemente influenzata da sfiducia e scetticismo. Una sfiducia generalizzata e consolidata, espressione di tempi incerti e di prolungate e scarse attenzioni nei confronti di alcune zone del nostro paese – in particolare del Sud – troppo spesso dimenticate e isolate”.

Il Sud è letteralmente scomparso dall’Agenda politica degli ultimi 30 anni, sostituita da una fantomatica questione settentrionale. Ma se il Sud affonda, affonda l’Italia intera e l’emigrazione giovanile, seppur drammatica dal Tronto in giù, colpisce anche le floride regioni settentrionali.

Francesca punta il dito contro la mancanza cronica di infrastrutture e si domanda ancora: “Come si vive in un paese senza un ospedale, senza una libreria, senza una piscina, senza un cinema?

La risposta, incerta nel dubbio che esprime, in realtà pesa come un macigno: “La verità è che non lo so come si vive, oggi, in una zona così, in cui il calo demografico è pari solo al numero di case abbandonate”.

Se Francesca non fosse partita, non avrebbe avuto la possibilità di realizzare il suo sogno, non avrebbe “vissuto esperienze e avuto opportunità”, che ha trovato altrove.

Francesca è dovuta partire “per avere almeno la possibilità di scegliere. Una possibilità reale che dovrebbero avere tutti”.

Vorrei che un giorno i giovani come Francesca potessero avere davvero la libertà di scegliere. Vorrei che avessero la possibilità di realizzare i propri sogni anche nella nostra terra.

Vorrei che fossero liberi di viaggiare, formarsi, ma avere anche la possibilità di tornare.

Consiglio di andare sul sito di Salvatore Picciuto e visionare il suo eccezionale lavoro, inoltre per leggere le testimonianze di Francesca, Antonio e Antonio necessita una visita al blog del caro Antonio Bianco.

Ad Maiora Ariadeno

https://www.salvatorepicciuto.it/crepa_interna-r11900
http://antoniobianco.blogspot.com/2019/11/scelte.html