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Intorno all’anno 1000, quando ancora i Concili ecumenici si svolgevano nel sud della penisola italiana, il Concilio di Melfi istituì la diocesi di Montecorvino.

La vita della diocesi e del borgo di Montercorvino durò circa 400 anni, a seguito di un devastante terremoto nel 1456, la cittadina venne definitivamente abbandonata. Da circa tre lustri l’Università di Foggia sta conducendo una campagna di scavi sotto la direzione del prof. Pasquale Favia che sta portando alla luce i resti dell’antico borgo ed in particolar modo le vestigia della cattedrale.

Il terremoto del 1456 che distrusse il borgo di Montecorvino, faceva seguito al piccolo terremoto diocesano che di fatto trasferì la Cattedrale e la diocesi a Volturara nel 1433. Formalmente il trasferimento avvenne aeque principaliter, una formula latina usata dalla chiesa per non scontentare nessuno, veniva attribuita pari dignità alle due località, dal 1433 la diocesi dei Monti Corvini divenne diocesi di Volturara e dei Monti Corvini, che restò la nostra diocesi fino al 1818.

Nel 1431 era stato eletto vescovo di Montecorvino Antonio Elisario di San Bartolomeo in Galdo, che prese il nome di Antonio II. Costui fu l’ultimo vescovo della diocesi di Montecorvino ed il primo della nuova diocesi di Volturara e Monti Corvini. Antonio fu vescovo per ben 42 anni e morì nel 1473, fu seppellito a San Bartolomeo in Galdo e ciò la dice lunga sull’importanza di San Bartolomeo. Benché Antonio formalmente fosse vescovo di Volturara, decise di essere seppellito nella ricca cittadina vicino a Volturara.

Nel 1473 fu eletto vescovo da Sisto IV, Papa ricordato per le crociate contro i turchi, ma soprattutto per aver dato il suo placet alla formazione della terribile inquisizione spagnola, Giacomo II di Foggia. Importante la figura di Giacomo perché con il permesso dell’Abate Commendatario di Santa Maria in Mazzocca, unì a San Bartolomeo le terre e le chiese di Santa Maria di Castelmagno, Santa Maria Ripa e Sant’Angelo in Vico.

Nel 1496 gli successe un’altra figura importantissima che ha attraversato la nostra diocesi, Alessandro Geraldini. Nel 1516, lasciò la carica di vescovo della nostra diocesi per accettare la guida della nascente diocesi, prima nel Nuovo Mondo, di Santo Domingo. Il primo vescovo cattolico delle Americhe, scoperte poco più di un ventennio prima da Colombo, fu il nostro Geraldini.

Altro vescovo che ha lasciato un segno tuttora tangibile fu Simone Majolo di Asti, eletto vescovo della nostra diocesi nel 1572 ed ebbe da Papa Gregorio XIII il permesso di acquistare a San Bartolomeo in Galdo il palazzo Vescovile, che, seppur malridotto, è arrivato fino ai nostri giorni.

Nel 1606 fu eletto vescovo Giulio Lana di Brescia, morì tre anni dopo e fu seppellito sotto il pulpito della chiesa Madre di San Bartolomeo in Galdo.

Nel 1613 fu eletto Paolo Pico, domenicano, morì l’anno successivo e fu sepolto a San Bartolomeo.

Nel 1623 fu eletto vescovo il domenicano Francesco Maria Buratto che morì lo stesso anno e fu sepolto nella cripta della chiesa matrice di San Bartolomeo in Galdo.

Nel 1639 fu eletto il beneventano Bartolomeo Gipsio che morì nel 1642 e fu sepolto in San Bartolomeo in Galdo.

Nel 1710 fu eletto Amministratore della diocesi di Volturara e dei Monti Corvini il domenicano Vincenzo Maria Orsini, vi rimase fino al 1718. Nel 1724 fu eletto al soglio pontifico con il nome di Benedetto XIII.

Nel 1760 fu eletto Giovanni Coccoli di Arpino, anche costui ha lasciato qualcosa che è giunto fino ai nostri giorni, la bellissima balaustra in marmo policromo che separa l’altare maggiore della chiesa Matrice dai fedeli. Il Coccoli morì dopo 35 anni, e fu seppellito dal lato del Vangelo nella chiesa Madre.

Nel 1798, dopo ben tre secoli dal primo sanbartolomeano, fu eletto vescovo della diocesi Nicola Martini di San Bartolomeo in Galdo. Il caso ha voluto che Antonio Elisario di San Bartolomeo in Galdo fosse il primo vescovo della nuova diocesi, e che un altro sanbartolomeano Nicola Martini fosse l’ultimo.

Alla morte di Nicola Martini, la diocesi di Volturara e dei Monti Corvini fu soppressa con la bolla De Utiliori di Papa Pio VII e la diocesi traslata in quel di Lucera per mezzo del Vescovo Andrea Portanova.